 Il Palle del Bernieri teneva sempre una corda pronta in tasca, belle insaponata per l’uso. Passarono anni, lui la corda se la passò a cappio un bel giorno di primavera, al ciliegio del piazzale assolato, era domenica. La su’moglie tornava dalla messa. Lo vide di lontano ciondolare in mezzo al piazzale. Singhiozzò. Disse: “Di queste cose non me ne aveva mai fatte”.
Il Midolla c’aveva l’escavatore ed era in combutta con Fibrilla, il rabdomante più famoso del Mugello. Un giorno capitò che io ebbi bisogno di acqua, pioveva acqua nera da diverse settimane. Mi erano già morte parecchie bestie, soprattutto piccioni, che adoravo per via del loro squisito sapore all’arrosto, erano una colonia, finirono avvelenati per primi. Poi era toccato ai gatti, ai polli, ai maiali. L’acqua nera mi portò via 17 piccioni, 37 polli, 7 gatti e Setola il maiale con i suoi maialini.
Alle due di notte del 17 agosto chiamai il Fibrilla. Vivevamo a un tiro di schioppo, separati solo dalla strada provinciale, sicchè aprii la finestra e urlai Fibrilla. Dal casone di sopra alla strada arrivò un grugnito, il silenzio intorno era tale che udii anche come un tintinnìo. Era ancora sveglio, faceva grappa artigianale in quantità industriale. Però lui campava grazie all’acqua. Era un rabdomante. Tra Vicchio, Scarperia, Luco e Borgo era una celebrità. Raccontano che una volta un giovane mezzadro volle prendersi gioco di lui e che il Fibrilla si divertì un sacco e finì invece lui, col giocare con il giovane sfrontato. Andò in questo modo. Il ragazzino gli chiese di poter manovrare il legnetto e il Fibrilla acconsentì. A mo’ di scherno il giovanotto finse di esserne trascinato, si mise a correre, d’improvviso però si fermava, rideva, menava il legnetto per l’aria come se quello davvero lo possedesse e volesse condurlo su per il cielo, addirittura. E rideva ai vecchi. Finse di aver trovato l’acqua. Pare ci sia l’acqua a 3, 4 metri, e guardava intorno tutte quelle facce scompigliate di contadini sudici, la meraviglia inarcava le loro sopracciglia, lo stupore sbatteva loro le palpebre. Il ragazzino rideva a crepapelle.
Il Fibrilla era rimasto tranquillo tranquillo, ma ad un certo punto si piazzò dietro il suo culo e con la mano destra fece come per strappargli i testicoli e invece afferrò saldamente la sua mano destra con il legnetto incorporato e proprio in quell’istante il giovane sembrò come colpito da un fulmine. Spalancò gli occhi ed aprì stupidamente la bocca. Le sue pupille scomparvero. Il legnetto, per un oscuro motivo, aveva iniziato a vivere. Il corpo del mezzadro cominciò a tremare tutto, come pervaso da scariche elettriche. Pareva un quercio che vibrava sotto i colpi di un’ascia. Correva, ma era qualcun altro che muoveva le sue giovani leve. Si vedeva, che era molto spaventato. Pareva davvero posseduto. Il Fibrilla gli stava sempre attaccato al culo e oramai lo cingeva anche con la sinistra, non si capiva più chi guidava. Se il bastoncino che era davanti a tutti oppure il ragazzo. Ovvero il filiforme vecchietto che gli respirava sul collo. Fibrilla, era il Fibrilla che guidava. Grazie al miracoloso legnetto.
C’era acqua a 7 metri, basta scavare, disse.
L’escavatore del Midolla confermò e il giovane mezzadro riacquistò le pupille. |