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Vanni Santoni vs L. Moretti PDF Stampa E-mail
giovedì 17 luglio 2008

Iacopo, il Mella, il Paride, il Dimpe, il Malpa, Sandrone. Nel ’95 hanno sedici anni. Interessi in comune? Uno, senz’altro: il consumo regolare, diligente, quasi scientifico, di tutte le sostanze. Si guardano giusto dalla morte.

E così eccoli, in un triangolo di provincia toscana che si allarga talvolta ad abbracciare l’Europa, eccoli riempire le notti, dormire i giorni, convergere comunque e sempre attorno a un bar. Sono un gruppo.

Da poche settimane è in libreria il primo romanzo di Vanni Santoni “Gli interessi in comune” edito da Feltrinelli.

Il Moretti ha voluto intervistare l’autore.

 

Quali sono gli interessi in comune?  Gli “interessi in comune” cui fa riferimento il titolo sono una serie di agenti psicotropi, i quali danno il titolo ai vari capitoli. Ovviamente il titolo è giocato sulla connotazione positiva dell’espressione “avere molti interessi in comune” e gli interessi in comune effettivi dei personaggi. Nello specifico gli interessi in comune sono: LSD, nitrito d'ammile, fendimetrazina, noce moscata, MDMA, alcol, feniciclidina, tabacco, diazepam, eroina, sesso, anfetamina, ketamina, mescalina, amanita muscaria, DMT, psilocibina, cocaina, oppio, dolore, atropina, morfina, salvia divinorum e caffè.  

Perché dovremmo leggere il tuo libro “nel nostro interesse” come recita il banner di Feltrinelli?  Questa domanda dovresti farla all’ufficio stampa. Io posso dirti che è un libro divertente, senza moralismi né spettacolarizzazioni e quindi potresti volerlo leggere. 

 Cosa resta dei Personaggi Precari nel tuo romanzo?  C’è molto di “Personaggi precari” ne “Gli interessi in comune”: chi li ha letti entrambi lo ha colto subito, ritrovando un certo modo di descrivere le persone attraverso particolari, gesti, dialoghi, in modo che sia il lettore a completare il disegno, specie quando presento i molti personaggi secondari. Ci sono poi i “capitoletti,” i ventidue capitoli “individuali” dedicati ai protagonisti che intervallano i capitoli veri e propri: in quei brani, sempre brevi e quasi sempre introspettivi o dialogati, si ritrova molto della cifra stilistica di “Personaggi precari.”  

Che ne pensi dei manifesti generazionali?  Quello che penso lo dice il Mella, uno dei personaggi: “un foglio bianco basta e avanza.” Non è un caso che il libro cominci con un altro dei personaggi, Iacopo, che ha scritto un manifesto (o anti-manifesto, visto che è tutto declinato al negativo); Iacopo ne ha stampate mille copie e vorrebbe attaccarle in giro per la sua città. Dopo dieci si è già stufato, e tiene le rimanenti novecentonovanta per ricordo. Questa impossibilità di “scrivere manifesti,” o anche solo di raccontarsi, come singoli e ancora di più come generazione, è una delle chiavi di volta de “Gli interessi in comune”.   

Cosa ami e cosa detesti della letteratura italiana contemporanea?  Ho cominciato a scrivere solo nel 2004; dal 2006, in concomitanza con i primi risultati significativi, ho cominciato a leggere “letteratura italiana contemporanea”, essendomici trovato “dentro”. Fino a due anni fa, infatti, oltre ai classici italiani più "scolastici" (Calvino, Svevo, etc.), avevo letto quasi esclusivamente letteratura e poesia italiana medievale e rinascimentale, letteratura russa e francese del XIX secolo, poesia francese e inglese del medesimo secolo, letteratura americana e giapponese del XX secolo e testi sacri delle varie tradizioni. Non sono quindi ancora in grado di esprimere giudizi di amore o odio riguardo i miei contemporanei italiani: ne ho letti troppo pochi.   

Come si fa a pubblicare un libro con una major?  Probabilmente per ciascuno la storia è differente. Posso dirti come ho fatto io: dedicando tutto il mio tempo alla scrittura e al lavoro sui testi. Tra il 2004 e oggi ho scritto quattro romanzi, tremila personaggi precari, una settantina di racconti, un migliaio di articoli di cronaca e costume, svariate recensioni, reportage e pièces teatrali, senza contare il lavoro di editing e scrittura per la SIC (Scrittura Industriale Collettiva). E ho battuto dozzine di musate sulle porte dei vari editori. Alla fine, se insisti e continui a migliorarti, qualcosa finirà per andare per il verso giusto.   

 Scrittura Industriale Collettiva, di cosa si tratta?  Il progetto SIC nasce per iniziativa mia e di Gregorio Magini tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007, anche se la data ufficiale di nascita coincide con la presentazione alla Fiera del Libro di Torino, nel maggio 2007. Il progetto nasce dalla consapevolezza che, finora, tutte le opere cosiddette "collettive" sono state in realtà scritte con un metodo "a staffetta", che a nostro avviso non costituisce un vero e proprio atto collettivo. Da lì, e forti delle nostre esperienze nei giochi di ruolo e nel teatro (io) e nel software e nei wiki (greg), siamo partiti per creare un metodo di scrittura collettiva in cui tutti scrivano tutto, e non più "ognuno un pezzetto", e che fosse applicabile ad opere di qualunque genere e anche a gruppi di scrittori che non si conoscono tra loro.Il metodo SIC prevede la presenza di un gruppo di scrittori e un direttore artistico (un membro che non partecipa alla scrittura ma si occupa solo di coordinare: per capirci possiamo considerarlo simile ad un regista), e si fonda sulla scomposizione del testo in un soggetto e nei vari elementi narrativi (personaggi, luoghi, situazioni, livelli simbolici e tutto quello che può servire a seconda del tipo di testo che si vuole produrre).Ogni elemento (ad esempio, il personaggio "Enzo") viene scritto sotto forma di scheda da ciascuno degli autori, dopodiché il direttore artistico, selezionando le parti migliori o più utili dalle varie schede individuali, "monta" una scheda definitiva, che riconsegna agli scrittori. A quel punto si passa alla scheda successiva, con un nuovo bagaglio condiviso (la scheda definitiva) e così via. Una volta definiti tutti gli elementi della narrazione, si passa a lavorare sul testo vero e proprio: a partire dal soggetto si effettua la stesura, con lo stesso metodo e usando come "fonte" solo le schede definitive.Ad oggi la Scrittura Industriale Collettiva ha prodotto quattro racconti di media lunghezza e un romanzo breve (tutti scaricabili dal sito www.scritturacollettiva.org), alcuni dei quali senza la partecipazione di noi fondatori, quindi possiamo affermare che il metodo funziona. Al momento sono in corso di produzione altri quattro racconti e un romanzo, e nuovi bandi continuano a uscire. Per chi volesse informazioni più dettagliate, segnalo comunque la nostra pagina dedicata a materiali e informazioni, qui. 

Sembra molto interessante ci farò senza meno un giro. Ma tornando al tuo romanzo, ti va di aggiungere altri particolari, dove vivono, chi sono e oltre a consumare droghe, cosa fanno i protagonisti?  "Gli interessi in comune" si svolge nella provincia toscana, specificamente in Valdarno, tra il 1996 e il 2006. Ho scelto il Valdarno semplicemente perché lo conosco, ma leggendo il libro vedrai che è una provincia fortemente simbolizzata, che abbraccia tutta l'Italia. Dieci anni di vita, quindi, di un gruppo di giovani di paese. La compagnia, essendo uno di quei gruppi che si riuniscono nei locali di un bar, cambia di dimensione negli anni e a seconda dei casi, comunque è possibile isolare sette protagonisti: il Mella, Iacopo, Mimmo, Sandrone, il Malpa, il Paride e il Dimpe. Il libro è articolato su due livelli narrativi: quello dei ventitré capitoli, che costituiscono altrettanti singoli episodi, quasi una serie di racconti, e quello dei vissuti individuali dei protagonisti nell'arco di dieci anni di "adolescenza protratta". Amo definire - fatte le debite proporzioni - monicelliane la struttura e l'atmosfera de "Gli interessi in comune": come in Amici Miei e in Brancaleone, il libro ha una linea narrativa che sottostà ai vari episodi - o meglio, viene definita dal susseguirsi degli episodi - ed esiste un forte contrasto tra il carattere fondamentalmente comico dei singoli episodi e la malinconia - o, in alcuni casi, il dramma - della storia principale, tanto quella dei singoli quanto quella del gruppo. E così abbiamo il rapporto ossessivo di Iacopo con le donne, la "non appartenenza al mondo" del Mella, il confronto del Paride con l'età adulta e le aspirazioni familiari, il rapporto di Mimmo e Sandrone con i genitori, la love-story a rischio morte del Dimpe con Eleonora, le assunzioni di responsabilità del Malpa, che scorrono una di fianco all'altra, tante solitudini che si intrecciano nei momenti corali, momenti quelli quasi sempre a carattere avventuroso (Wu Ming 2 ha addirittura definito "gli interessi in comune" un libro di avventura, senza mezzi termini ). In Feltrinelli il libro è stato definito "un blues" e mi ritrovo abbastanza in questa definizione: certo, parlando di eventi così "contemporanei" c'è anche una vena sociologica, ed essendo un mio libro non mancano i riferimenti mistico-iniziatici, ma ho cercato di tenere sempre queste linee assolutamente subordinate alla narrazione, che credo sia il punto di forza del testo. Per questo vorrei chiudere la descrizione citando Allegranti del Corriere della Sera, che l'ha definito, semplicemente, "un libro divertentissimo." Ecco, quando chi lo ha letto mi dice che si è divertito, io sono più contento di quando mi dicono che "Gli interessi in comune" gli ha fatto capire questa o quella cosa.
 

 A proposito di WM, hai partecipato attivamente all’ampia discussione iniziata da un membro del collettivo (wm1) sulle nuove epiche italiane. Che idea ti sei fatto?
Per me, che sono da sempre un lettore di Carmilla, partecipare direttamente al dibattito è stato innanzitutto un onore. All'inizio ero piuttosto scettico, infatti la scelta degli autori mi era parsa pretestuosa, forse perché saltava all'occhio la presenza di autori tradizionalmente vicini a Wu Ming quali Genna o Evangelisti. Dal commento in cui esprimevo questa perplessità - in modo non troppo carino, tra l'altro - e dalla risposta di WM1 è partito un dibattito che si è rivelato invece estremamente fruttuoso. Un lettore ha pure detto che a suo avviso "Alba di piombo" (il romanzo breve SIC, N.d.A.) era nuova epica italiana! Così abbiamo cominciato analizzando gli elementi NIE presenti nei lavori SIC, e da lì ci è venuta l'idea di scrivere il saggio sul realismo liquido.
A conti fatti, e al di là dei singoli punti del saggio sulla NIE, credo che WM1 abbia gettato un sasso importante in uno stagno solo apparentemente fermo, come ha dimostrato il grosso dibattito che è venuto fuori. Il momento, per la narrativa italiana contemporanea, è senz'altro vitale, ci sono un sacco di realtà e autori interessanti e si sentiva il bisogno di categorizzare, ordinare, provare a fare un punto della situazione, o almeno di una parte di essa. Il fatto poi che la nostra narrativa ampli il proprio respiro e diventi meno leziosa e pop, impegnandosi piuttosto a raccontare una società, probabilmente deriva anche dalla latitanza del giornalismo italiano negli ultimi due decenni.

 

Sono d’accordo, anzi, come ho avuto modo di dire altrove, è quasi imbarazzante che sia proprio uno degli attori principali di una determinata temperie letteraria a doverne descrivere criticamente esiti e prospettive. I critici e i lettori sono sempre, stranamente, altrove; o forse semplicemente non hanno voglia di fare un cazzo. Tornando a noi, che progetti hai per il tuo futuro, stai già lavorando ad un altro romanzo? Ho appena finito la stesura di un romanzo a tema sportivo, scritto a quattro mani con il drammaturgo Matteo Salimbeni e sto lavorando a una versione ampliata e più ragionata di "Personaggi precari", che includerà le selezioni pubblicate su Nazione Indiana. Oltre a questo, nel 2009 partirà il Romanzo Aperto SIC, un libro a duecento mani sul tema della memoria che a noi fondatori prenderà sicuramente molto tempo. Ho anche un nuovo romanzo in cantiere, ma per ora non ho scritto più di una ventina di pagine decenti, quindi parlarne è prematuro.   

 
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