Mai Morti #11 - Andrea Bruni

I mai morti sono i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi.

Mai morti è una rubrica di TerraNullius. Mai morti è un libro pubblicato da Dissensi Edizioni nel 2012, a cura di Marco Lupo e Luca Moretti, prefazione di Giancarlo De Cataldo.
I coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia ritornano nella rete. Che il loro spirito possa strisciare nelle nostre carcasse biodinamiche.

I Mai morti sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa.

Oggi è la volta di Donald Cammel, Isadora Duncan e Friedrich Wilhelm Murnau riesumati da Andrea Bruni.

 

Donald Cammell - regista e pittore
Regista e pittore visionario, nato a Edimburgo nel 1934. Figlio dello scrittore Charles Richard Cammell, esegeta de “La Grande Bestia”, Aleister Crowley, che ebbe modo di tener sulle ginocchia il piccolo Donald, segnando così il suo destino. Protagonista allucinato ed entusiasta della “Swinging London”, Donald si diede al cinema con la complicità di Nicolas Roes e Mick Jagger (Performance- 1968). Da quel momento ebbe inizio il Calvario del povero Donald: ogni sua pellicola, scientemente eccentrica e personalissima, venne regolarmente massacrata dai produttori al punto che, nel 1995, dopo l’ennesima barbarie sul proprio Il tocco del Diavolo decise di darsi alla Performance Definitiva, sparandosi alla tempia. China Kong, la moglie, sentì il colpo di pistola e si precipitò in camera da letto, ove trovò il marito a terra, in una pozza di sangue, ma ancora vivo. Donald non chiese una ambulanza, no. Domandò, alla terrorizzata sposa, uno specchio. Col quale si guardò morire.


Isadora Duncan -
ballerina, icona
Ballerina ed Icona della danza, nata a Chicago nel 1877. Colei che uccise la tradizione dell’Etoile e le ballerine compunte ed aggraziate di Degas, con la grazia dionisiaca delle sue danze aeree e dei suoi veli da Parnaso. Si era ai tempi in cui echeggiavano ancora le parole di Baudelaire secondo cui “Ogni gesto, ogni giornata, nella vita di un’artista deve essere una opera d’arte” La Duncan non volle venir meno al Dogma del papà de I Fiori del Male, neppure in “articulo mortis” e lasciò che a portarla letteralmente nel Parnaso fosse la propria sciarpa di seta: la Duncan, infatti, morì strangolata per colpa di quel raffinatissimo capo, rimasto impigliato nei raggi di una delle ruote della sua fiammante Bugatti. La leggenda vuole che, prima di avviare il motore, la Duncan, in quel di Nizza, abbia trillato soave agli amici adoranti: “Addio, amici, vado verso la gloria!


Friedrich Wilhelm Murnau
- genio totale
Genio totale della più giovane delle Arti, nato a Bielefeld, cittadina della Renania, ai piedi dell’imponente foresta di Teutoburgo. In cinefili con una propensione alle extravaganze, ha sempre amato sognare che dietro alle mostruose fattezze del Conte Orlok nel suo Nosferatu (1922) vi fosse lo stesso Murnau. In effetti, Max Schreck, pare il nom de plum ideale, visto che significa “Massimo Panico”… Ogni genio ha il diritto alle proprie cavalcate nei campi irti d’ostacoli della Follia: anche quella di morire fra le lamiere contorte della sua Rolls, avvinghiato tra le braccia di Garcia Stevenson, il bellissimo autista filippino quattordicenne. Ai funerali del Sommo Murnau, fra tutte le Star di Hollywood, la Grande Babilonia, si presentò solo Greta Garbo.

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