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Quattro giovani, sul finire degli anni Settanta, compiono un percorso politico radicale che – all’indomani del sequestro di Aldo Moro – li porta a entrare nelle Brigate rosse. Animati più da un sentimento di giustizia e di ribellione che da una fede nella dottrina marxista-leninista, Ermes e compagni saranno coinvolti nella spirale di cieca violenza che coinvolge le organizzazioni armate. Impareranno a loro spese di non potersi fidare di nessuno, neanche dei loro stessi compagni, dormendo ogni sera in case diverse, la P38 sotto al cuscino.
"La compagna P38", romanzo di Dario Morgante, è da alcuni mesi in libreria con i tipi di Newton & Compton. Moretti intervista Roberto Mandracchia, uno dei lettori
L Tu che lettore sei? Cosa leggi di solito, quali sono i tuoi autori preferiti e a quali daresti un calcio al culo? C'è un genere letterario che preferisci rispetto ad un altro? R Sono ossessivo-compulsivo nei confronti della lettura. Leggo di tutto .Romanzi, saggi, biografie, fumetti,i libretti nei cd, le targhette dell'ascensore, persino i volantini che ti danno per strada: li accartoccio, ma se non riesco a buttarli rimedio al gesto impulsivo e leggo quello che vi sta scritto sopra. Di solito leggo Bianciardi, La Capria, Veronesi, Fante, Calvino, Pirandello, Lowry, Chabon, Richler, Andrea Pazienza, Pincio. Darei un sonoro calcio in culo a tutti i recenti casi editoriali, salverei giusto Saviano. Preferisco la narrativa non di genere, ma apprezzo qualsiasi genere purchè l'autore ne adotti la "grammatica" per parlare di altro, sconfinare. Non so, quello che faceva un tempo Stephen King con l'horror. Ma anche Morgante con la sua "Compagna P38": lì il discorso non si esaurisce nel noir. Lì si parla degli anni settanta. E dell'Italia. L Che senso ha secondo te, intervistare il lettore invece che l'autore di un romanzo? R Cambiare un po’ la prassi. Tutti si aspettano lo scrittore e invece...voilà, ecco il lettore. Quello che va in libreria e decide di spendere i suoi soldini cercando di lasciarsi ingannare da un'opera letteraria e dal suo autore. L Certo ma non solo. Secondo me nel meccanismo che s'innesca con questo gioco è insita una grande verità: le storie sono di tutti, dell'autore ma sopratutto dei lettori, che traducono, mescolano, interpretano e via dicendo. In questo senso può essere più interessante intervistare il lettore che l'autore di un romanzo: le letture di una storia potrebbero essere molteplici, la scrittura certamente univoca. In tal senso mi piacerebbe che raccontassi del romanzo di Morgante in poche righe. Di cosa narra? Dove vuole andare a parare? R Quando devi andare in un ristorante non chiedi mai un parere al proprietario. Ti affidi alle impressioni dei clienti, ne trai le tue provvisorie considerazioni e, se risultano nel complesso positive, vai a verificare direttamente sul campo. Il romanzo di Morgante parla di un manipolo di ragazzi di Primavalle, periferia romana: decidono che lo stato di cose (e lo Stato) non funziona ed entrano nelle Brigate Rosse. Un po’ come è avvenuto negli anni del secondo dopoguerra nella cosiddetta arte informale: gli artisti-intellettuali si rendono conto che la sola giustificazione dell'arte è l'intenzionalità operativa. E' l'informale non era da considerarsi una corrente e una moda, ma l'unica via praticabile per reagire ad una crisi. Dove vuole andare a parare? Dopo un momento in cui sembra che le Brigate Rosse riscuotano successo nei confronti della gente che soffre gli squilibri di quel nuovo tipo di società avviene qualcosa: le azioni diventano troppo spesso autoreferenziali (cercare di liberare i compagni nelle carceri speciali, ad esempio) e la gente sembra accorgersenene. Il resto lo fa lo Stato con i vari apparati e le diverse forme di anestesia mediatica come la televisione che proprio in quegli anni entrerà in modo massiccio nelle case degli Italiani. L Era questa la storia che ti aspettavi quando hai acquistato il libro, o, più semplicemente ti piaceva la 38 sulla copertina? R ...no, non ho acquistato la copertina per via della pistola perchè la considero un potente simbolo fallico e per questo,sulle copertine, mi attirano di più le donne nude. L Tu sei molto giovane,che idea ti sei fatto di quegli anni? R Guarda, a chi mi conosce dico sempre che avrei tanto voluto vivere negli anni '60 e '70 perchè, piombo o meno, li ho sempre trovati meno tristi dei successivi decenni hollywoodiani fatti di yuppies e sorridenti cosce in tv. In più, in quegli anni, era ancora forte la speranza di cambiare il mondo. Di assaltare il cielo. L Hai parlato di Saviano, che differenza c'è secondo te tra “Gomorra” e "La Compagna"? R Lo stile di Saviano a volte è quasi barocco, basti pensare a certe sue ardite (e riuscite) metafore. In Morgante le metafore contano poco: la narrazione è azione pura e come tale secca e lapidaria. L Secondo me c'è anche la questione del "romanzo" in senso classico al cospetto del nuovo filone della “non fiction”. In ogni caso conoscevi già Dario Morgante? E che idea ti sei fatto di lui ora che hai letto "La Compagna"? R Sì, è vero. In Morgante è ancora fiction, in Saviano c'è già qualcos'altro. Non conoscevo Dario Morgante prima di leggere La compagna P38. Che idea mi sono fatto di lui? E' un brigatista, per forza. L Mi consiglieresti di comprare il libro? Perché? R Sì. Non ha una donna nuda in copertina,ma riesce ad unire il semplice intrattenimento (sesso,sparatorie,inseguimenti) a spunti di riflessione su quello che l'Italia, in quegli anni che il romanzo descrive persino attraverso i cartelloni pubblicitari, ha vissuto sulla pelle di molti giovani. Le cicatrici sono ancora evidenti. L Per concludere cosa vorresti dire al Morgante? R Come stava scritto sui muri: COVIAMO LA PRIMAVERA! Dario Morgante "La compagna P38" ISBN: 978-88-541-0914-8 | | Newton & Compton | | pp. 240 | |