• Talvolta sogno Vittorio - Pier Paolo Di Mino

    Talvolta sogno Vittorio - Pier Paolo Di Mino

    Talvolta sogno Vittorio. Non spesso. È sempre lo stesso sogno. Nel sogno è dato per scontato che in realtà sto rivivendo qualcosa che è davvero successo, o che un tempo, quando Vittorio era vivo, succedeva spesso. Io e Vittorio ci incontriamo a Campo dei Fiori. Compriamo una birra, e andiamo a sederci sul gradino di un negozio chiuso in una piccola via nascosta dietro la piazza. Andiamo sempre lì. Vittorio dice che nella casa davanti alla quale sediamo abita una donna di cui parla una canzone di Ciampi. Secondo lui, però, non è mai esistita. Un amore vero, dice sempre Vittorio, per essere vero, non deve avere nessun oggetto. Read More
  • Mai Morti #28 - Speciale CrapulaClub

    Mai Morti #28 - Speciale CrapulaClub

    I Mai Morti sono i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi. Mai Morti è una rubrica di TerraNullius. Mai Morti è un libro pubblicato da Dissensi Edizioni nel 2012, a cura di Marco Lupo e Luca Moretti. I coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia ritornano nella rete. Che il loro spirito possa strisciare nelle nostre carcasse biodinamiche. I Mai Morti sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa. Oggi è la volta di Omero di Acarne, Ludwig Boltzmann e Publius Clodius Pulcher, riesumati per noi dalla redazione di CrapulaClub. Read More
  • La Biblioteca Essenziale - Juan José Saer, perfezionare un fallimento

    La Biblioteca Essenziale - Juan José Saer, perfezionare un fallimento

    Mancano cinque minuti a mezzanotte. Per cena ho aperto una bottiglia. Lei è uscita con una vecchia amica che passerà qualche giorno da noi e io me ne sono rimasto a casa. Quel che resta del vino mi scivola dentro il cervello, vischioso e dolciastro. Mi sto ubriacando. Sono, se così si può dire, felice. O meglio sono a una certa distanza da tutte le incombenze non volute del quotidiano che fanno di questa vita un fastidioso inferno. Me ne vado sul balcone con Luogo, l’ultimo, stupefacente libro che mi mancava per completare la collezione delle traduzioni italiane di Juan José Saer. Read More
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La possibilità di un bosco - V. Santoni

Mi hanno chiesto di scrivere un racconto per "Passaggi per il bosco", che è un festival che si svolge in Sardegna. Questo perché sono uno degli autori ospiti del festival, il che fa anche sì che molto presto andrò in Sardegna. Ho pensato quindi che sarebbe stato carino scrivere un racconto ambientato in Sardegna, in cui magari qualcuno passa per un bosco. Mi sono poi detto: "ci saranno boschi in Sardegna?" (che probabilmente è come chiedersi: ci saranno fiumi in Toscana?

Colline in Lombardia? Gatti in Umbria? Sassi in Puglia?) e di fronte all'immagine crassa della mia ignoranza mi è sovvenuta un'installazione video vista in un museo di arte contemporanea, in cui un tale faceva recitare a degli attori giapponesi scene in giapponese scritte solo con le parole giapponesi che lui stesso conosceva al momento di fare l'installazione, e insomma questi giapponesi si muovevano in scena dicendo solo frasi tipo "Ninja, Toshiba, sushi!" ... "Toyota, samurai? Kamikaze Nintendo seppuku bukkake".La situazione, nonostante la vicinanza della Sardegna, è simile. Anzi, siccome all'ora di pranzo la TV non manda cartoni animati sardi, né su Youporn ci sono (mi pare) troppi video sardi, addirittura peggiore. Cosa so della Sardegna? Pecorino, Canonau, capito mi hai... No, aspetta. Non posso essere messo così male. Facciamo mente locale. Sardegna... Sardegna!
Quando a Viareggio era una giornata particolarmente tersa - accadeva più o meno una volta a estate - tutti gli adulti se ne stavano lì in spiaggia a dire, specialmente a noi bambini, "guarda! Si vede la Sardegna!" e in effetti qualcosa di solido all'orizzonte si vedeva. Io mi chiedevo soprattutto se anche i sardi fossero lì a dire "guarda! Si vede la Toscana" oppure ci vedevano sempre, con tutto che avevamo le Apuane, gli Appennini e la torre di Torre del Lago.
C'è poi il mirto. Alcuni amici di Viareggio (eravamo più grandi a quel punto), andavano ogni anno in Sardegna e tornavano con certe bocce di Mirto bianco e rosso, e per una settimana circa rimediavamo delle sbronze velenose che ancora ho la nausea. C'è l'anomima sequestri, o meglio c'era, che ultimamente mi pare un po' fiacca, e i rapiti! Farouk Kassam, Casella (Giucas?), de André... Ci sono, credo, anche gli anarchici: avevo un amico anarchico che ogni volta che prendeva mazzate o fogli di via diceva "ah ma un giorno vado in Sardegna, là sì..."; e ci sono pure gli indipendentisti, ma molto meno tremendi di quelli corsi (se può rendere meno imbarazzante la mia posizione, si sappia che della Corsica conosco ancora meno robe: anzi, so solo degli indipendentisti, e di Napoleone).
Città sarde: Cagliari Sassari Alghero Olbia Nuoro; Porto Cervo coi calciatori le veline Smaila e le maiale (anche se ora dice che è tornata di moda la Versilia, tiè!); altre non ricordo.
I nuraghe! Mirabili costruzioni in pietra che ho sempre immaginato abitate da uomini primitivi simili a Gianfranco Zola. Gianfranco Zola (altra cosa sarda) che non ho mai amato perché una volta sentii uno dire che avrebbe dovuto prendere il posto in nazionale a ROBERTOBAGGIO; ora, bella la Sardegna, ma non esageriamo. Ma parlando di calcio come non ricordare GIGGIRRIVA! Rombo di Tuono! Che mio padre raccontava sempre che il botto delle pallonate si sentiva dalle montagne, montagne sarde che immagino come degli altopiani beige, con molti bassi cespugli.
Zona a cespugli adatta per le pecore, ovviamente, e quindi per tutti quei pecorai che hanno alimentato infinite barzellette ignobili e brutti sketch TV.
Se finisce con la "u" è sardo.
Se è basso incazzato e con la barba è sardo.
Avevo un compagno di scuola sardo alle medie. Non era basso e non aveva la barba ma si chiamava Taras e quando la professoressa di matematica lo chiamava "Taras Bulba" (che poi l'ho saputo dopo, che era in fin dei conti un complimento, e Taras Bulba era piuttosto tremendo) diventava davvero molto incazzato.
Lui lo prendevamo molto in giro (alle medie in effetti in pochi si salvavano) ma in generale i sardi godono di un rispetto tutto loro, infatti se parli di uno che è sardo e ti chiedono "di dov'è", quando tu rispondi "sardo" il tuo interlocutore dice "Ah." ma un "Ah." molto serio, detto quasi  annuendo, un po' come quando gli afroamericani dicono respect.
Sardara, anche, è in Sardegna (e con questa sono sette città che mi ricordo)! Ci vive una ragazza che legge il pensiero ma non è sarda quindi non ne parlo. Sono invece sicuramente sarde delle maschere terrifiche, che girano a gruppi, metà sono montoni col viso di vecchia, metà tipo toreri, le vidi una volta a un festival e mi piacquero (io che odio i festival etnici o mascherati o medievali) perché terrorizzavano i bimbi, li facevano proprio scoppiare in lacrime, fermi lì, come di fronte a una fine inevitabile. Questo, e il fatto che un altro mio compagno delle medie (non sardo) aveva un coltello lungo, curvo e sottile con scritto "vendetta sarda" sulla lama, fa anche a me rispettare moltissimo i sardi (e dire "Ah." in quel modo là).
La Sardegna è anche quel posto che, se non ci sei mai stato (tu che magari vai all'estero 796 volte l'anno), e lo dici, tutti ti fanno: "Come? Non sei mai stato in Sardegna?" (ma è così anche per la Sicilia, lo so perché pure lì fino all'anno scorso non c'ero mai stato), e chi c'è stato infatti lo vuole far vedere, e mette l'adesivo "Sardinia Ferries" sulla macchina, oppure quello coi quattro mori.
Altri sardi non ne conosco, anzi sì uno, che infatti all'università lo chiamavano Alessardo, venne con noi a un rave di capodanno ed era pazzo; aveva quegli occhi piccoli tondi e neri come onice che hanno tutti i sardi pazzi e anche qualche sardo non pazzo, sempre che esista.
"Le caratteristiche geologiche e morfologiche della Sardegna sono estremamente varie," questa frase la ricordo dalle elementari e la tiro fuori adesso perché davvero, altro non saprei dire, a meno di andare a pescare nei reami dell'immaginazione: per dire, quando appresi che i veri paladini di Carlo Magno vennero sgominati da una banda di baschi, io non so perché mi immaginai una banda di sardi, e li immagino ancora, questi sardi che escono a frotte dal sottobosco e fanno a pezzi Orlando e compagnia, le lucenti armature che a poco valgono contro tanta ferocia. "Banda di sardi" però mi fa venire in mente anche che gli autori di Nathan Never, che certo non era il mio fumetto preferito ma si lasciava leggere, erano sardi e si facevano chiamare proprio con quel nome lì (ma meglio smettere subito con le persone famose: potrebbe uscire ancora qualche nome interessante, ma pure cose brutte, magari si finisce per scoprire che, non so, Cossiga è sardo).
Non c'è altro forse, ma una cosa, l'ultima, mi è venuta in mente: che in Sardegna io in realtà ci sono stato. Era il diciottesimo compleanno della figlia di uno dei primi inquisiti di Tangentopoli (poi prontamente riciclatosi sotto altro e più sfacciato padrone), amica di quelli del mirto, prendemmo un traghetto dalla Versilia solo per andare alla festa nella sua villa, e nella villa oltre alla spiaggia e alle stanze per gli ospiti con la Jacuzzi c'era una roccia che premevi un pulsante (sito su un pilastrino poco più in là) e dalla roccia stessa usciva una panchina puntata sul tramonto. Boschi lì intorno non ce n'erano (ma neanche sardi, solo milanesi). Per questo, soprattutto per questo ricordo, sono felice di venire a "Passaggi per il bosco": per mondarmi da esso e per cominciare - stavolta ci provo - a capirci qualcosa, della Sardegna.

TN DX

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