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Home Rubriche R. M. nell'epoca della sua riproducibilità tecnica Io sono epilogo - Roberto Mandracchia

Io sono epilogo - Roberto Mandracchia

All’interno della bolla mi accoglie il solito ronzio della pressurizzazione.
Toglimi i tubicini dalle narici, dico al computer e il computer esegue.
Respiro a pieni polmoni l’anidride carbonica: cinquecento anni fa nessuno avrebbe previsto che l’ossigeno per gli esseri umani sarebbe stato letale. Per fortuna siamo corsi ai ripari costruendo bolle isolate dall’atmosfera terrestre e, per le rare trasferte all’esterno, tubicini che rilasciano anidride. Cinquecento anni fa nessuno avrebbe previsto che i computer avrebbero sostituito del tutto i nostri arti superiori al punto da atrofizzarli: le nostre piccole manine rinsecchite sarebbero apparse ai loro occhi un imbarazzante deficit.

Apri le celle, dico al computer e il computer esegue.
Dentro le tre celle, in un groviglio di cavi e cannule, ci sono loro.
Dammi i parametri di Mandracchia#121, dico al computer e il computer mi aggiorna sui parametri dell’androide.
Ottimi, penso.
Poi chiedo al computer i parametri degli altri due: ottimi anche quelli di Mandracchia#63, ma mi accorgo che Mandracchia#222 ha un problema.
Ripeti i parametri di Mandracchia#222, dico al computer.
Sì, penso avvicinandomi alla mia copia in metallo e plastica alta tre metri, c’è un problema.
Qual è il problema, chiedo al computer e il computer risponde che al Mandracchia#222 difetta il wireless dei missili sulle braccia.
Calcola il tempo della risoluzione del problema, dico al computer e il computer lo calcola: trenta minuti.
Avvia risoluzione del problema, dico al computer, e rimango ad ascoltare il ronzio della pressurizzazione e a guardare le mie temibili tre copie. Androidi di sesta classe, penso, la morte col mio volto.
Dopo dieci minuti mi siedo su una poltrona in silicone.
Trasmettimi la registrazione della battaglia di ieri, dico al computer e il computer preme le ventose visive sui miei occhi e mi ritrovo in mezzo al calore di una catena di esplosioni, al clangore degli androidi che si scontrano a mezz’aria.
Interrompi trasmissione, dico al computer quando mi accorgo che ha completato la risoluzione del problema.
Dammi i parametri di Mandracchia#222, dico al computer e il computer esegue.
Perfetto, penso.
Cinquecento anni fa gli uomini si facevano la guerra. Cinquecento anni dopo gli uomini continuano a farsela, ma con gli androidi. Tutti contro tutti, ventiquattro ore su ventiquattro. Per nessun motivo palese, se non la noia. La noia, che è un tutt’uno con le manine essiccate e il ronzio dentro le nostre bolle.
Guardo ancora un po’ gli androidi, ma non c’è nulla nel mio sguardo: non sono i miei figli, così come nessuno può definirsi padre dei propri escrementi.
Attiva androidi, dico al computer.
I tre bestioni muovono i loro arti e si staccano dai cavi e dalle cannule. Poi escono dalle loro celle e si piazzano davanti alla mia poltrona.
Andate, dico loro trattenendo uno sbadiglio, e fottetevi il mondo.

 

Roberto Mandracchia

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