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Ti stai fottendo mia moglie da mesi, dice l’uomo puntandomi la pistola contro. E io so che da mesi la stai tradendo, dico puntandogli la pistola contro. Se ti ammazzo niente prove, dice. Qui ti sbagli, dico io, se mi fai fuori non solo diventi un assassino ma il mio capo consegnerà comunque le prove a tua moglie. L’uomo sta un po’ a pensare. Immagino che siamo a un punto morto, dice. Anche io, dico, di solito ne nasce un’amicizia. Non mi sembra il caso, dice. Neppure a me, dico.


Allora lasciamo perdere che ti fotti mia moglie e con un cognome come Mandracchia poi, dice, e per avere quelle prove ti pago il doppio di quanto ti paga mia moglie. E con quali soldi, dico, sappiamo entrambi che è lei a portare il portafogli in casa e che solo per questo stai con lei. Allora ti ammazzo come un cane e almeno mi tolgo questa soddisfazione, dice. Finirai in carcere, dico. Legittima difesa, dice. Sai anche tu che possono farla precedere da eccesso di, dico. Pensi proprio a tutto, dice. Non ti credere, dico, altrimenti non sarei in questo magazzino con la tua pistola puntata contro la faccia. L’uomo ridacchia. Credevi davvero che quel messaggio te l’avesse mandato mia moglie, chiede. Annuisco. Pensavi che questo immondezzaio fosse un buon posto per fottertela, chiede. Un posto vale l’altro, dico. Figlio di puttana, dice e la pistola si agita nella sua mano. Se ho studiato bene il caso, dico, se qui dentro c’è un figlio di puttana sei tu. Letteralmente, aggiungo. Figlio di puttana, dice. Figlio di puttana, ripete. Il telefonino comincia a squillare dentro la tasca della mia giacca. Rispondi, dice. Sempre tenendo la pistola puntata sull’uomo, infilo la mano libera dentro la tasca e ne tiro fuori il telefonino e guardo il display. Toh, dico. Mia moglie, chiede. Annuisco. Il telefonino continua a squillare fino a quando non smette e ripiomba il silenzio dentro il magazzino. Bene, dico rimettendo il telefonino dentro la tasca. Dopo un po’ ricomincia a squillare. Ti conviene togliere la suoneria, dice l’uomo. Quando chiama non la smette più, dico. Dillo a me, dice. Riprendo il telefonino, tolgo la suoneria e lo rimetto dentro la tasca. E adesso, chiedo. Adesso, dice, adesso non so cosa dirti. Di solito succede un colpo di scena, dico. Siamo in un posto dimenticato da Dio e ci stiamo puntando le pistole contro, dice, che colpo di scena dovrebbe succedere? Annuisco. Il colpo di scena è già avvenuto poco fa, dice, invece che mia moglie hai trovato me. Annuisco. Se tu non ti fossi sbattuto mia moglie non saremmo così, dice, non c’è un’etica nel tuo mestiere? C’è, dico io, ma mi capitano troppe poche occasioni di fare sesso per tenerne conto. L’uomo ridacchia. Sei un bel tipo, dice. Anche tu, dico. Non lo pensi sul serio, dice. Già, dico. Ti eri accorto che abbiamo lo stesso identico modello di pistola, chiede. La prima cosa che ho notato, dico. Ti ci trovi bene, chiede. Non la uso molto, dico. Anche io, dice. Il telefonino vibra nella tasca della mia giacca. Senti, dico, io adesso arretro ed esco da qui dentro e poi salirò sulla mia auto e andrò dal mio capo a prendere le prove e le consegnerò a tua moglie e tu te la cavi con un divorzio. Perderò tutto, dice lui, perderò tutti i soldi. Ne troverai un’altra, dico, ma stavolta cerca di stare più attento. Perché, chiede. Spero non debba assumermi anche quest’altra, dico e comincio ad arretrare sempre puntandogli la pistola contro.
Poi, a uno di noi due, scappa di premere il grilletto.

Roberto Mandracchia

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