PRIMO ROUND (scacchi).
Esco fuori e la gente sugli spalti applaude e lo sfidante, quel bestione inglese, è già sul ring ad aspettarmi insieme al presentatore e lancio un’occhiata in tralice al mio Maestro che è già nell’angolo che vorrebbe fumare per la tensione ma non può fumare allora mastica qualcosa e so che vorrebbe masticare quell’inglese e sputarlo lontano. Mente fusa e carne al sangue, mi urlava in palestra mentre tiravo pugni contro il sacco a forma di pedone, mente fusa e carne al sangue devi ridurlo. La vestaglia mi prude a contatto con la pelle mentre salgo la scaletta e scavalco le corde e quando stringo la mano dell’inglese vorrei chiedergli se prude anche a lui ma quello mi guarda malissimo e non gli dico niente. Gli dico già tutto con la mano sudata.
Il presentatore dice: Roberto ‘Alfiere’ Mandracchia. La gente applaude e urla il mio nome. Poi è il turno del mio sfidante e il presentatore ne dice nome, soprannome e cognome. Il soprannome è qualcosa tipo “morte”, ma io l’inglese non lo capisco bene. La gente applaude e urla il nome del mio sfidante. Oddio spero proprio non abbia detto “morte”.
Sopra di noi ci sono delle telecamere e gli schermi giganti mostrano la scacchiera al centro del ring ed è lì che ci posizioneremo, ognuno sulla sua sedia, ma non è ancora il momento. Il presentatore dice altre cose in inglese e poi scompare sostituito da un arbitro che sembra mio padre - La dama è per i finocchi, diceva mio padre quando ero ragazzino - ed è per questo che lo fisso mentre tira fuori dalla tasca dei pantaloni una moneta per fare testa o croce, per decidere chi gioca col bianco. Il Maestro mi ha insegnato la parola che devo dire e la dico e l’arbitro lancia la moneta, la blocca con una mano sul dorso dell’altra e poi solleva la mano e guarda e sorride all’inglese. Se ti sorride, mi diceva il Maestro, allora sei tu il bianco.
Sale sul ring una bonazza sorridente e ancheggiante che agita un cartello con sopra scritto 1 e poi scompare. L’arbitro conduce me e l’avversario alla scacchiera e noi prendiamo posto sulle rispettive sedie e indossiamo le rispettive cuffie insonorizzate. Neppure con quelle cuffie in testa l’inglese sembra ridicolo: sembra soltanto uno che ha come soprannome “morte”. Devo concentrarmi e allora, nel silenzio assoluto, fisso la scacchiera - 64 caselle 8 righe 32 pezzi, ripeto nella mia testa - e dopo fisso l’orologio doppio - 20 minuti totali per ogni giocatore 4 minuti ogni round, ripeto nella testa - e dopo fisso la mano dell’inglese che, nel silenzio assoluto, muove il suo pedone in e4 per poi premere il suo pulsante dell’orologio. Fischer aiutami tu, mi dico. Muovo il mio pedone in e5 e premo, nel silenzio assoluto, il mio pulsante. Lui muove il cavallo in f3. Pulsante. Lo fronteggio col mio cavallo in c6. Pulsante. Muove l’alfiere in c4. Pulsante. Devo concentrarmi. Fischer aiutami tu. Gli piazzo davanti il mio alfiere in c5. Pulsante. Il suo pedone in c3. Pulsante. Il mio pedone in d6. Lui arrocca. Pulsante. Muovo il mio cavallo in f6. Pulsante.
L’arbitro ci avverte che sono scaduti i quattro minuti, blocca l’orologio doppio e si riprende le cuffie.
Adesso tocca ai pugni, mi dico.
[Intervallo].
Mentre spostano la scacchiera vado a sedermi all’angolo dal mio Maestro e lui mi toglie la vestaglia di dosso e mi dice che vado benissimo e mi dà l’acqua che io bevo mentre lui mi scioglie un po’ i muscoli. Adesso tocca ai pugni, dico al Maestro. Mente fusa e carne al sangue, dice lui mentre mi mette i guantoni. Io annuisco e sputo l’acqua perché l’inglese, nel suo angolo, col suo maestro, lo ha fatto.
L’arbitro suona la campana e mi alzo e vado incontro all’avversario, al centro del ring.
PRIMO ROUND (pugilato).
L’arbitro che sembra mio padre ci controlla i guantoni e dopo possiamo iniziare e iniziamo. Il tuo avversario è un aggressore, mi diceva il Maestro mentre saltavo con la corda, non ha tecnica e non ha gioco di gambe. Allora guardo negli occhi l’inglese e penso che questo mi vuole solo menare. Ali aiutami tu, mi dico. Non gli stare troppo vicino, diceva il Maestro, non lo fare entrare nella guardia. E allora resto distante e faccio tutto un lavoro di gambe. E lui cerca di schiantarmisi sopra di continuo e io lo respingo perché già me li vedo i suoi ganci, i suoi montanti. Ali aiutami tu. Devo stancarlo e tre minuti passano in fretta se danzo come un ballerino con le emorroidi.
Tre minuti passano in fretta e la mia testa sta ancora incollata al suo posto.
[Intervallo].
Acqua. Massaggi. Vai alla grande, dice il Maestro mentre mi toglie il sudore con un asciugamano. Io annuisco e gli vorrei dire qualcosa ma non ricordo più cosa. L’inglese, laggiù nel suo angolo, sembra infastidito e io stavolta sputo l’acqua prima che lo faccia lui.
La bonazza sale di nuovo sul ring e stavolta sul cartello che agita c’e scritto 2. E poi, bonazza e cartello, scompaiono.
SECONDO ROUND (scacchi).
64 caselle 8 righe ancora 32 pezzi, ripeto nella mia testa. Le cuffie cominciano a darmi fastidio. Fischer aiutami tu, mi dico. Tocca a lui muovere e lui lo fa, spostando il pedone in d4 e minacciando il mio alfiere in c5 e il mio pedone in e5. Pulsante. Gli catturo il pedone bastardo muovendo il mio in d4. Pulsante. Lui cattura il mio pedone muovendo il suo in d4 e continuando a minacciarmi l’alfiere. Pulsante. Mi costringe ad arretrare l’alfiere in b6. Pulsante. Lui muove il pedone in h3. Pulsante. Muovo il mio in h6. Pulsante. Muove il cavallo in c3. Pulsante. Silenzio assoluto. La mia fronte sudata come la sua. Io arrocco. Pulsante. Lui muove l’alfiere in e3. Pulsante. Ha conquistato il centro e sorride, nel silenzio assoluto. Fischer aiutami tu. Muovo la torre in e8 per minacciarlo. Pulsante. Chissà chi è la bonazza, mi dico. Ma devo concentrarmi se voglio uscirne in qualche modo. Lui muove il pedone in d5. Pulsante. Catturo il suo alfiere in e3 muovendo il mio. Pulsante. Lui cattura il mio cavallo muovendo il pedone in c6. Pulsante.
I quattro minuti si esauriscono così, con un sequestro equino.
[Intervallo].
Le cuffie mi danno fastidio, dico al Maestro. Il cazzo le cuffie, dice lui, non pensare alle cuffie. Io annuisco. Prima sei stato grande con quelle gambe, dice, ma adesso ci devi dare dentro con gli allunghi. Io annuisco. Hai capito, mi chiede. Io annuisco e bevo l’acqua. Quell’arbitro, gli dico. Che c’ha quell’arbitro, chiede lui. Sembra mio padre, gli dico. Il Maestro mi fissa senza dire niente e poi mi mette i guantoni. Cosa mi aspetto, chiede. Mente fusa e carne al sangue, rispondo.
SECONDO ROUND (pugilato).
L’inglese mi vuole solo menare e io gli giro intorno. Lui mi ringhia qualcosa, ma io l’inglese non lo capisco bene. Mi avvicino a poco a poco e poi vado veloce col diretto e lui non se l’aspetta e se lo prende tutto e io mi allontano di nuovo. Gioco di gambe per tenere a bada la furia che ho appena scatenato e ci riesco, schivando e parando. Poi provo di nuovo con un altro diretto veloce veloce, ma abbasso la guardia ed è la fine. L’inglese mi si scaglia contro con una serie terrificante di montanti e alla fine arriva il gancio e crollo di schianto sul tappeto e per qualche istante sono in camera mia, sul mio letto sotto il poster di Bobby Fischer e quello di Muhammad Ali, ma poi ritorno sul ring con la gente che urla. L’arbitro mi si accuccia a fianco e comincia a contare i secondi battendoli con la mano. La dama è per i finocchi, gli sussurro. E non so come riesco ad alzarmi e sbando e sono di nuovo nella mia camera e poi di nuovo sul ring. Con l’inglese che mi fissa e mi vuole solo menare. Muovo un passo e poi un altro, con le gambe molli, e la campanella suona. E penso al mio cavallo che non c’è più e mi viene da vomitare.
[Intervallo].
Stai bene, dice il Maestro, stai benissimo. L’acqua non la prendo perché penso al cavallo. Se ti sorride, mi diceva il Maestro, allora sei tu il bianco. Ma io a tratti sono nella mia camera che voglio stendermi sul letto. Il Maestro mi schiaffeggia e mi asciuga il sudore. Mi vuole menare, gli dico, mi vuole solo menare. Il Maestro mastica di nuovo qualcosa ma so che non è l’inglese. Tenta gli allunghi con gli scacchi, mi dice, tu ce la fai. La bonazza e il suo 3 scompaiono e io voglio stare sul letto, avvolto dalle coperte. Senza cavallo.
TERZO ROUND (scacchi).
Le cuffie mi opprimono e col sudore scivolano. L’inglese mi fa l’occhiolino e non sembra sudato come me. Poggio lo sguardo sulla scacchiera e non ricordo più chi ha mosso per ultimo. Lui. Il cavallo scomparso. Allora muovo la mano e arretro l’alfiere in b6. Pulsante. Lui sposta il pedone in e5. Pulsante. Gli catturo il pedone. Pulsante. Mente fusa e carne al sangue, gli dico ma io non mi sento e lui non mi sente. Muove la regina in b3 per difendere qualcosa e minacciare qualcos’altro. Devo concentrami. 64 caselle 8 righe e la bonazza. Muovo la torre in e7. Mi dimentico di premere il pulsante e poi lo premo. Il suo alfiere mi cattura il pedone in f7. Pulsante. Gli catturo l’alfiere con la torre in f7. Pulsante. Il suo cavallo mi cattura il pedone in e5. Pulsante. Fischer aiutami tu. Muovo la regina in e8. Pulsante. Mi cattura il pedone col suo pedone in b7. Pulsante. Catturo il pedone con l’alfiere in b7. Pulsante. Lui sposta la torre in e1 a proteggersi il cavallo minacciato dalla mia regina. Pulsante. Non so come uscirne. Muovo l’alfiere in a6. Pulsante. Muove il cavallo in g6. Pulsante. Non so cosa fare. Muovo la regina in d8. Pulsante. Lui muove la torre in e7. Pulsante. Lui muove la torre in e7. Capisco qualcosa ma devo concentrarmi scacciando il cavallo sul letto con la bonazza e l’arbitro che sembra mio padre e se la mia regina mangia la sua torre il suo cavallo che io non ho si mangia la mia regina e mette sotto scacco il mio re come una mente fusa e carne al sangue e se io sposto il re la sua regina mangia la mia torre e io sono comunque fottuto e devo accettarlo. E lo accetto, mentre i quattro minuti scadono di nuovo. Ma so come uscirne.
[Intervallo].
Il Maestro mi dice qualcosa ma è come se avessi ancora le cuffie indosso e fisso l’inglese, dall’altro lato, che sputa l’acqua.
Ora so come uscirne.
TERZO ROUND (pugilato).
Mi avvicino, lento, con queste gambe molli, al centro del ring, con queste gambe molli molli, al centro del ring, verso lui. Che io sia mente fusa e carne al sangue. Lo fisso, leggo nei suoi occhi che vuole solo menarmi e spazzarmi via, annuisco. Ormai gli sono vicinissimo. Che io sia. Faccio una finta e poi abbasso i guantoni.
E la furia a quel punto mi investe.
Ali aiutami tu.
Ali aiutami.
Ali.
Roberto Mandracchia



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