Se tu stasera ballerai, berrai, snifferai, rimorchierai, suderai al Kalippo allora sentirai anche parlare di me. E mi invidierai. Io un tempo invidiavo Cecchetto e adesso la ruota gira che tu invidi me. E fai bene perché mi faccio il culo per sentirmi dire con gli occhi che brillano: Tu sei Roberto Mandracchia; per sentire mormorare quando passo: Quello è Roberto Mandracchia; per leggere su twitter: Come organizza le serate Mandracchia nessuno mai. Piego quattro giorni al trionfo di altri due, piego. Il mio prodotto è il fine settimana e la mia mission è fidelizzare; la mia mission è creare l’atmosfera giusta.
Sono il migliore in questo, e lo diceva anche Cecchetto quando il mio Dio era Cecchetto. Adesso ho sotterrato il mio Dio e sono il miglior organizzatore di serate della regione: sciolto e finto alla mano come Fiorello, figlio di puttana come Berlusconi. Costruisco il consenso attraverso un telefonino con due schede (una con tutti i contatti giusti, l’altra con quelli scrausi ma che possono sempre servire), un macbook, quattro cocktail, due pasticche e la parlantina. Sempre avuta, la parlantina. E non sputo perché se sputi quando parli sei finito. Lo diceva anche Cecchetto, sputando.
Il Kalippo è un disco-pub-pizzeria che somiglia a un capannone costruito dagli alieni nel bel mezzo della zona industriale. Quattro giorni la settimana ci trovi la balera per i vecchi e i compleanni dei bambini, ma il venerdì e il sabato te lo rivolto come un calzino, te lo rivolto. In quelle due serate cancello dalla tua memoria il legame tra il Kalippo e le ossa che scricchiolano al ritmo delle mazurke e i bambini imbestialiti dalla coca-cola che fanno il trenino. Ti sentirai al centro euforico dell’universo e ti sembrerà per sempre. Ci vengono i calciatori al Kalippo, non si scherza. Lo scienziato della movida mi chiamano su un gruppo di facebook che ho creato io, ma con un altro account. Ci postano le foto delle serate che organizzo (Fuego Tango Night; White Exploitation; La Notte del Bunga Bunga; Shoes Carnival) e mi acclamano, lodano, invidiano. Tu mi puoi vedere solo la schiena perché sto avanti.
Mi faccio il culo per tutto questo. Lunedì c’è il brainstorming con lo staff del Kalippo - cinque bravi ragazzi ma un po’ rincoglioniti - e lancio lì le perle che partorisco la domenica quando mi riposo, loro ci lavorano su e poi inizio a contattare chi mi serve (ragazze e ragazzi immagine; dj; vocalist; guest star). Martedì faccio sputare sangue a quelli dello studio grafico per realizzare i flyer e i manifesti, per aggiornare il sito internet e invadere i social network. Mercoledì è il giorno del comunicato stampa ai giornali e la sera sguinzaglio le ragazze per lasciare i volantini nei locali della provincia. Giovedì riunisco di nuovo lo staff e tiro le somme: quanti hanno prenotato il tavolo, chi ha richiesto il privé, a che punto sono le liste. Le mie serate funzionano solo con le liste. Se non sei in lista non ti guardo nemmeno, non ti guardo. C’ho a che fare coi calciatori, io. Ti prendo i dj che hanno suonato nei migliori club di Budapest perché a Berlino ci hanno suonato proprio tutti; invece senti Budapest e sogni a occhi aperti, sogni. Ti contatto gli ex concorrenti del Grande Fratello e ti ci faccio scattare foto ricordo e scambiare qualche parola. Ti trascino nel delirio coi vocalist più scafati. Ti faccio offrire un fottio di consumazioni a chi stai cuccando. Ti metto su ogni attimo della serata, ne diventerai dipendente e ti sembrerà per sempre così. La mia mission è fidelizzare. E tu mi puoi vedere solo la schiena perché sto avanti.
Il focus degli ultimi quattro giorni è stato: “Selvaggi del Borneo”. Venerdì e sabato saranno le serate Selvaggi del Borneo. Quando parlo con i miei collaboratori uso sempre la prima persona plurale. Si bagnano tutti, si bagnano. Prendiamo in affitto uno stock di mascheroni africani, ho detto loro. I privé li trasformiamo in capanne di paglia e bambù. Becchiamo qualche marocchino che vende roba sul viale e lo vestiamo da selvaggio. Cambiamo il sapone liquido nei bagni del Kalippo con uno alle essenze africane. Un leone rincitrullito dai sedativi ci starebbe bene, anzi no, che gli ambientalisti ci hanno già macerato le palle quell’altra volta. Facciamo ballare world music remixata in stile dub e in stile R'n'B ma lasciamo sempre spazio alla musica anni '70, '80 e '90 perché la gente la vuole sempre. Le mie perle sparate a raffica. Sballano tutti, sballano. Sei una forza Mandracchia, mi diceva sempre Cecchetto, peccato per questo cognome. Era il mio Dio, Cecchetto; poi ho smesso di accendergli le candele.
Così tu stasera inchioderai al Kalippo, aspetterai che la figa e l’omone che ti ho messo all’ingresso rintraccino il tuo nome sulle nostre liste, troverai me che ti blandisco con lo sguardo per qualche istante, andrai al bancone e attaccherai a trangugiare stronzate annacquate, ti snifferai la bambabambina sulla tavoletta abbassata del cesso, ti agiterai in mezzo alla pista fasciato dalle luci stroboscopiche e dal fumo di borotalco aromatizzato al cocco, tornerai al cesso a rispararti la bambabambina, ti sentirai Dio, ti struscerai con altri come te nel tumulto dei tamburi sintetizzati, digrignando i denti mi vedrai salire alla consolle e salutarvi tutti al microfono, sentirai mormorare o mormorerai: Quello è Roberto Mandracchia, leggerai o scriverai su twitter: Serat1 ke spacca ♥ Mandracchia. Farai tutto questo perché non puoi non assecondare le mie invisibili spinte, non puoi. Sono lo scienziato della movida, io. Ho inceppato la ruota e tu invidierai me. Per sempre.
Roberto Mandracchia



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