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Stefano Cucchi: tanto rumore per nulla - Luca Moretti

Chiedo scusa a nome di Stefano... Chiedo scusa per il disturbo arrecato... Stefano non ha più voce per dire che lavorava, che andava in palestra... E che immaginava un futuro come tutti noi... Lui non c'è più.

Sono queste alcune delle amare parole di Ilaria, scritte in seguito alla sentenza di condanna per la morte di suo fratello Stefano, arrestato a Roma il 15 ottobre del 2009, tradotto in carcere, e mai più uscito vivo.

Durante la stesura di Non mi uccise la morte ho avuto modo di stringere un forte legame con la famiglia Cucchi, ma anche in seguito: sono stato con Giovanni, Rita e Ilaria in quasi tutta Italia a parlare della loro triste vicenda, sono stato a fianco di Ilaria innumerevoli volte, l'ho ascoltata parlare per ore. Non l'ho mai vista piangere. Era illuminata da una speranza di giustizia che sembrava non volersi  spegnere
mai. Ieri, a seguito della sentenza di cui tutti conosciamo gli esiti, per la prima volta ho visto quella luce interrompersi, ho visto le lacrime spegnere la fiamma della giustizia.

E' bene ricordare come siamo arrivati a questo punto ed è bene farlo come lo facemmo oltre tre anni fa, quando avevamo in mano solo le cartelle cliniche di Stefano e le notizie forniteci dalla sua famiglia, quando decidemmo di non sospendere il nostro giudizio e di raccontare un omicidio per come, in tutta evidenza, si era consumato.

 


IL CASO CUCCHI

 

Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto.
Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto.
G. Luzi (Com. P. P. carcere di Castrogno)

#1 Splitting the atom
Milano, 7 novembre 2009, la platea del Palasharp è gremita, si esibiscono i Massive Attack, lo storico collettivo che ha fondato l’epopea trip hop, è la prima delle due date italiane del loro tour, stanno presentando il freschissimo Splitting the Atom
L’atmosfera è incandescente, non c’è solo la loro musica: nello sfondo scorre l’installazione led approntata dai ragazzi di U.V.A., United Visual Artists. Si tratta di una fotografia contemporanea che, a seconda dei luoghi dove si esibisce il gruppo, contestualizza gli eventi: dallo stock market, alla cronaca, fino alle previsioni del tempo.

L’Italia sembra allora un paese ricco di spunti: mentre la band esegue il brano Inertia Creeps, tratto dall'album Mezzanine, alle loro spalle scorrono titoli tratti dai principali fatti di cronaca avvenuti recentemente nel nostro paese. Dai gossip governativi a quelli legati al mondo dello spettacolo, fino alle sentenze più o meno discusse dei nostri tribunali.

Una frase sembra infine far esplodere l’intera scena: “Verità e Giustizia per Stefano Cucchi.”

Questo è il nome che si è letto più volte sullo sfondo mentre Robert Del Naja e Daddy G, superstiti del nucleo iniziale della band, eseguivano uno dei brani più intensi delle quasi due ore di spettacolo.
Chi è Stefano Cucchi e a quale verità si riferisce la band di Bristol?
Bisogna fare un passo indietro.

#2 Ad duas lauros
Roma,15 ottobre 2009, Parco degli acquedotti, un’area verde stretta tra le borgate che propone uno strano connubio tra antichità e urbanizzazione forzata, talvolta degrado: palazzacci ammucchiati dall’edilizia convulsa e triste degli anni ottanta. Un giovane passeggia con il suo cane, sono le 23:30, è in compagnia di un’altra persona, parlottano uno di fianco all’altro. La macchina dei carabinieri si avvicina lentamente, sono insospettiti dai movimenti dei due, decidono di intervenire.
Trovano indosso al giovane venti grammi di hashish e delle pillole sospette, scatta il fermo, il ragazzo viene tratto in arresto e condotto nella casa di residenza per la perquisizione di rito.

Il giovane vive con i genitori nel quartiere popolare di Tor Pignattara, poco distante dal luogo dell’arresto, Ad duas lauros, così lo scrittore Tertulliano ricordava quelle terre: tra due lauri venne ucciso l’imperatore Valentiniano III durante una congiura. 
I genitori vengono svegliati dall'ingresso del giovane scortato dai carabinieri, è notte fonda, gli uomini dell’Arma intendono perquisire la sua stanza.

Il ragazzo si chiama Stefano Cucchi, ha 31 anni ed è un geometra, lavora nello studio di famiglia con il padre e la sorella; ha già avuto problemi per droga, infatti ha frequentato il CEIS: una comunità di recupero per le tossicodipendenze; ora sembra guarito e in salute, da tempo ormai segue un corso serale di prepugilistica.

I carabinieri terminano la perquisizione della casa senza sortire risultati, le pillole sono solo dei salvavita: Stefano ha occasionalmente delle crisi epilettiche e nonostante affermi che la droga sia per uso personale viene condotto in caserma dove si concludono le pratiche dell’arresto. 
I carabinieri ci tengono a tranquillizzare i genitori: in casi come questo, per una modica quantità di stupefacente, sicuramente otterrà gli arresti domiciliari.

Stefano entra in camera di sicurezza solo verso le 04:00 del mattino, la camera è spoglia, fa freddo, c’è solo un materasso arrotolato e sudicio. Passano pochi minuti e comincia a lamentare tremori, un dolore alla testa insopportabile, le convulsioni. 
Un’ambulanza sopraggiunge poco dopo in via degli Armenti, sede della stazione dei carabinieri.

#3 Sorvegliare e Punire
09206207 questo il numero di riferimento del cartellino d’emergenza aperto dalla ARES, Azienda Regionale per l’emergenza Sanitaria, alle ore 05:10 del 16 ottobre e chiuso poco dopo, alle ore 05:48.

Il detenuto dice di essere affetto da epilessia, conferma di sentirsi poco bene e presenta tremori ma rifiuta ogni tipo di assistenza sanitaria. L’ambulanza lascia via degli Armenti, la porta della cella si chiude di nuovo. Il primo dei tanti buchi neri di questa storia: il ragazzo sta male, sa di avere problemi di epilessia, mostra evidenti forme di tremore, ma preferisce una cella fredda e spoglia al ricovero in ospedale.

L’alba sopraggiunge lentamente, gela la punta dell’erbetta che circonda gli acquedotti e s’insinua nella pietra trasformando quell’immenso complesso monumentale in un corpo unico con la campagna circostante.
Stefano non ha dormito, lo spioncino della porta blindata cigola ancora; è stato colto in flagranza di reato e quindi verrà condotto dallo stato di fermo direttamente davanti al giudice del dibattimento.
Il processo avverrà per direttissima.

Mercurio, messaggero alato degli Dei, protettore dei ladri, dei truffatori e dei bugiardi troneggia come un gufo all’ingresso della Città Giudiziaria, sono le nove del mattino quando, scortato dai carabinieri, raggiunge il Tribunale. 
Il processo per direttissima inizierà solo alle 12:00, i genitori hanno nuovamente modo di vedere Stefano: cammina sulle sue gambe ma mostra il volto gonfio, memore di una notte difficile.
Passa poco più di mezzora e il Giudice ha già emesso la sua sentenza di fronte ad un avvocato d’ufficio annoiato e silenzioso. Stefano ha ammesso la detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale ma si decreta comunque la sua assegnazione al carcere di Regina Coeli. Non ci sta, con un calcio scaraventa la sedia che ha di fronte, abbraccia per l’ultima volta i suoi famigliari, il processo è terminato.

Le porte della Città Giudiziaria si chiudono alle spalle della famiglia Cucchi, sono tristi e arrabbiati per la sentenza emessa ma conservano quella forma etica di rispetto e fiducia nei confronti dello Stato che è comune a tutte le famiglie italiane. 
Dopo il processo avviene il passaggio di consegne: i carabinieri lasciano il giovane nelle mani della polizia penitenziaria, sono solo le ore 14:00, il ragazzo viene sottoposto ad una nuova visita sanitaria.

#4 Lo splendore dei supplizi
Ore 14:05, Rivotril, Roche S.P.A., clonazepam, benzodiazepina ad alta potenza, due compresse, bastano due compresse e quella sensazione di essere sotto giudizio sembra sparire, torna la quiete, ma non bisogna mai esagerare, i tremori sono sempre in agguato.
Dopo la somministrazione dell’antiepilettico la visita continua e i medici riscontrano le prime lesioni.
Si rilevano lesioni ecchimotiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente, di lieve entità e colorito purpureo. Riferisce dolore e lesioni anche alla regione sacrale ed agli arti inferiori, ma rifiuta l’ispezione. Evasivamente riferisce che le lesioni conseguono ad accidentale caduta dalle scale.

Lo splendore dei supplizi ha cominciato ad esercitare il suo bagliore, l’apparato della giustizia punitiva comincia a mordere la carne, il potere finisce per avere una presa immediata sul corpo del detenuto: lo investe, lo marchia, lo addestra al dolore. Il supplizio è quell’arte, esercitata dal potere, di intrattenere la vita nella sofferenza prima che l’esistenza cessi e sopraggiunga la morte.

La Città Giudiziaria entra in un triste cono d’ombra.

Cartella Provvisoria Nuovi Giunti, Casa Circondariale di Regina Coeli, Signor Cucchi Stefano, giunto in questa sede il 16/10/2009, peso Kg 52, altezza 1,68.
Queste le sparute indicazioni del diario clinico d’ingresso nel carcere di Regina Coeli, Stefano è dolorante, fatica a camminare, ha inspiegabilmente il volto gonfio.
I sanitari decidono per il ricovero immediato presso l’ospedale Fatebenefratelli.

Frattura del corpo vertebrale di L3 sull’emisoma sinistro e frattura della prima vertebra coccigea, le radiografie eseguite dai medici del Fatebenefratelli parlano chiaro, il ragazzo è conciato male, eppure rifiuta il ricovero.

Il sabato sopraggiunge nel silenzio, le strade della Città Eterna sono congestionate dal traffico, sono per di più giovani pronti al relax e alle feste del fine settimana, un’ambulanza fatica a dimenarsi nel groviglio di macchine con le sirene spiegate.
Ore 19:45, le condizioni di Stefano sono peggiorate, si decide per un nuovo ricovero presso la Divisione di Medicina Protetta dell’ospedale Sandro Pertini.
Viene effettuato un esame direttamente all'ingresso del ragazzo, le sue condizioni generali vengono definite “buone”, questo e tutti i diari clinici compilati successivamente sullo stato di salute del ragazzo mostreranno una strana confusione e una noiosa tattica di copiatura amanuense divenendo uno la copia sbiadita dell’altro, la prognosi rimarrà invariata.

La sera è arrivata anche casa Cucchi, su Rai uno c’è il quarto appuntamento con Affari Tuoi, il montepremi del quiz condotto da Max Giusti ha raggiunto quota due milioni di euro, l’Italia della crisi è incollata a quegli schermi, ruggisce d’invidia per una svolta che possa sistemare le cose in un colpo solo.
Sembrerebbe un sabato come tanti se non fosse per quel silenzio ambiguo, per quell'aria fitta di pensieri, poi d’un tratto, lo squillo del telefono, forse una speranza.

Stefano sta male, è stato ricoverato d’urgenza presso la sezione penitenziaria dell’ospedale Sandro Pertini.

I genitori si precipitano, giusto il tempo di organizzare una piccola busta con la biancheria pulita e via di corsa fino alle porte dell’ospedale.
Ma il detenuto non deve essere visto, i genitori vengono fermati all'ingresso, quello in cui si trovano è un carcere e i pazienti che vi risiedono sono detenuti e non possono avere visite non autorizzate. I genitori in realtà vogliono solo avere notizie sul suo stato di salute, ma anche questo è impossibile, sono notizie riservate la cui divulgazione è consentita solo ai medici competenti, potranno avere notizie solo il lunedì, dalle 12:00 alle 14:00, in orario di ricevimento.
Lunedì potranno tornare e parlare finalmente con i medici.

#5 Dal libro del profeta Isaia
Il Servo del Signore è cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire. 
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. 
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità.

Via Casilina 641, Roma, la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros si svuota lentamente, attendere il lunedì, questo l’unico pensiero della famiglia di Stefano. 
Nessun fasto domenicale, nessun pranzo sontuoso, solo un pensiero: Stefano. 
La liturgia domenicale continua in tv, Benedetto XVI e il suo angelus, il Papa ci tiene a sottolineare  la vocazione missionaria della chiesa in occasione della Giornata del Migrante e del Rifugiato, sono parole che rimangono lì, impigliate in quel silenzio ambiguo, nell'attesa della venuta di un nuovo giorno che porti notizie concrete di un figlio lontano.

Il lunedì, come loro indicato, i coniugi Cucchi si recano nuovamente presso il padiglione di Medicina Protetta dell’Ospedale Pertini. Questa volta è il piantone a fermarli, vengono fatti accomodare in un vestibolo e vengono presi i documenti per registrarne le generalità.
Nell'attesa hanno modo di parlare con la sovrintendente del reparto, alle insistenti richieste la donna liquida il discorso con un “il ragazzo sta tranquillo”, ma la visita va nuovamente rimandata, c’è bisogno di un’autorizzazione dal carcere che ancora non è arrivata e quindi i genitori non possono vedere il ragazzo.
I genitori non demordono, ripetono che non vogliono incontrare il ragazzo ma solo parlare con i medici, conoscere lo stato di salute di Stefano. Avranno notizie, è sempre la sovrintendente a rispondere, sicuramente domani, basterà attendere l’arrivo dell’autorizzazione: “tornate domani e non vi preoccupate…”

Il paziente è molto polemico. Si gira con la testa mantenendo la posizione prona. Si convince a farsi visitare ma è scarsamente collaborante. Presenta verosimile ematoma regione glutea sinistra. Vistoso ematoma ed ecchimosi periorbitaria sinistra. Rifiuta di continuare a parlare. Impossibile proseguire la visita. Paziente non accessibile al colloquio.

Il diario clinico di Stefano è ambiguo e pieno di correzioni.

Martedì 20 ottobre, gruppuscoli di giovani girovagano per la città, c’è lo sciopero nazionale della scuola, studenti e insegnanti manifestano contro il previsto Regolamento di Riorganizzazione Scolastica. I genitori di Stefano sono di nuovo davanti al Sandro Pertini, non hanno perso le speranze, continuano a confidare nello Stato e nei suoi rappresentanti.
In questa occasione non vengono neanche fatti entrare, il piantone comunica con loro attraverso una grigia griglia di citofono, l’autorizzazione non è arrivata, e mai arriverà in maniera autonoma, bisogna farne richiesta: “sia per i colloqui con i detenuti sia per quelli con i medici occorre chiedere il permesso del Giudice del Tribunale a Piazzale Clodio.”

Sono passati più di quattro giorni dall'arresto di Stefano e i genitori non hanno nessuna notizia sul suo stato di salute, la loro dignitosa fiducia comincia a traballare ma non si danno per vinti.
Il dì seguente il padre si reca in tribunale e come indicato, dopo una mattinata di attesa, ottiene l'agognata autorizzazione, potrà avere notizie solo il giorno seguente, giovedì 22 ottobre.

Nel frattempo le condizioni di Stefano peggiorano ulteriormente: “Signora dica a mia sorella Ilaria di tenermi il cane. Se lo ricordi mi raccomando!” La frase sussurrata ad una volontaria che presta servizio tra i detenuti suona quasi come un testamento sentimentale.

21/10/2009 Visti gli esami ematochimici eseguiti questa mattina, si propone nuovamente al paziente reidratazione endovenosa ma il paziente rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato e con l’assistente della comunità CEIS di Roma. Lo stesso rifiuta anche di alimentarsi, come sta facendo fin dall’ingresso, per lo stesso motivo. Ha un atteggiamento oppositivo e diffidente, è polemico sul vitto che gli viene portato. 
Il diario clinico del Pertini è avvolto nell’ambiguità, il destino di Stefano sembra segnato, le sue parole inascoltate, ancora un po’ di forza, una penna e un fogliaccio per scrivere una breve lettera a Francesco, uno degli operatori del CEIS, il centro di recupero dove Stefano probabilmente voleva tornare.

#6 Della presunta morte naturale
22/10/2009 Vengo chiamata dal personale infermieristico in quanto il paziente non risponde agli stimoli. All'ingresso nella stanza trovo il personale infermieristico che ha già iniziato rianimazione cardiopolmonare, Segni vitali assenti. Decesso ore 06:45.

Stefano muore così, in silenzio, senza poter riabbracciare i suoi famigliari, senza poter parlare con il suo avvocato di fiducia, isolato dal mondo esterno, steso su quel letto, con indosso gli stessi abiti del giorno dell’arresto.

Alle 12:30 un carabiniere si presenta a casa Cucchi, si tratta di una pratica amministrativa, devono notificare alla famiglia il decreto del pubblico Ministero per l’incarico del consulente d’ufficio ad espletare l’autopsia per il decesso di Stefano.
In questa maniera la famiglia viene a conoscenza della sua morte: “si è spento, non voleva le nostre cure, aveva sempre un lenzuolo sulla faccia! Si è praticamente spento.”
Il giovane per i medici “si è praticamente spento”, ma la spiegazione non basta ai genitori che hanno consegnato una giovane vita nelle mani dello Stato e ora si trovano a fare i conti con un dolore insopprimibile.

Qualcosa si accende, qualcosa di più composto e orgoglioso della rabbia di chi ha perso un figlio, si tratta di un anelito alla verità e alla giustizia che in pochi giorni finirà per coinvolgere tutti i media e l’opinione pubblica.

I genitori si recano all’obitorio, vogliono vedere il corpo del ragazzo. Stefano è irriconoscibile: ha un occhio gonfio e l’altro completamente incavato, la mascella è rotta e il viso cotto da una sofferenza prolungata.
Questa è l’unica verità che viene consegnata alla famiglia Cucchi e da questa verità partono per una lotta legale che possa almeno portare pace alle sofferte spoglie del giovane. Viene effettuata l’autopsia. Al consulente di parte, nominato dalla famiglia, non viene consentito di scattare fotografie.

Il corpo di Stefano ora pesa solo 37 Kg.

#7 Verità e Giustizia
I genitori ottengono infine l’autorizzazione a poter fotografare le spoglie del ragazzo, decidono coraggiosamente di mostrarle alle principali testate giornalistiche. Le immagini cruente del corpo suppliziato si rincorrono nella rete, si apre un’interrogazione parlamentare, il Ministro Alfano riprende la tesi assurda della: “caduta accidentale dalle scale”, cui segue Giovanardi: “Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”.

La famiglia nomina allora Fabio Anselmo, già legale del giovane Aldrovandi, interviene Angiolo Marroni, Garante dei diritti dei detenuti del Lazio. S’increspa l’opinione pubblica: c’è un sottile filo nero che collega la morte di Stefano a quella di molti altri detenuti, dal ferroviere Pinelli fino al giovane Aldrovandi, la storia di Stefano non è più solo la storia della famiglia Cucchi ma diviene la storia di tutti coloro i quali credono nel valore della parola Giustizia.

Ad duas lauros, via di Tor Pignattara si riempie di giovani, chiedono “Verità e Giustizia per Stefano Cucchi”.

Iniziano le perizie, le cartelle cliniche risultano imbrattate, piene di correzioni e aggiustature, i medici risultano inadempienti: non hanno scelto il trattamento sanitario obbligatorio per salvare il ragazzo. Un detenuto del Gambia dichiara di aver assistito al pestaggio del giovane, in brevissimo tempo viene trasferito nel carcere di Teramo e scompare dalla scena.
Ormai però il caso è di dominio pubblico: “mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello stato” ha tuonato la voce sofferta del padre.

Eppure le foto mostrate coraggiosamente dalla famiglia rimangono per ora l’unica verità, rimangono l’unica ancora di salvezza di uno Stato, che ha fallito nel preservare la dignità umana di un ragazzo che gli avvenimenti avevano posto sotto la Sua tutela.

“Caro Francesco sono al Sandro Pertini, in stato d'arresto. Scusa se stasera sono di poche parole ma sono giù di morale e posso muovermi poco. Volevo sapere se potevi fare qualcosa per me. Adesso ti saluto, a te e agli altri operatori. Ps per favore rispondimi.”

Questa è la lettera scritta da Stefano il giorno prima di morire, una triste richiesta di aiuto, una lotta contro l’isolamento in cui era stato confinato, l’ultimo sospiro di una giovane vita spezzata.


Luca Moretti (tratto da Non mi uccise la morte - L. Moretti, T. Bruno - Castelvecchi 2010)


>> Cucchi, la pubblica accusa saranno i movimenti
Oggi, 06 giugno 2013, assemblea pubblica a Roma (ore 18, Piazza dell'Immacolata, San Lorenzo) per tenere aperto lo spazio pubblico di denuncia della malapolizia.

 

TN DX

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