TerraNullius

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Rubriche Bloodbath L’editoria a pagamento spiegata ai fagiani - Luca Moretti

L’editoria a pagamento spiegata ai fagiani - Luca Moretti

Fuori i ricchi dalle librerie!-speech-
Il testo che segue è la trascrizione dell’intervento di Luca Moretti alla tavola rotonda:
N
O EAP: Dal romanzo nel cassetto alla speculazione sulla scrittura,
che si è tenuta l’otto dicembre a Roma presso la Fiera della Piccola e Media Editoria

Apro questo mio breve intervento confessandovi un piccolo imbarazzo. Si tratta di un imbarazzo che ho maturato venendo qui e leggendo la lista dei 140 editori presenti: un imbarazzo legato alla materia di questa tavola rotonda. Ho discusso a lungo, se intervenire o meno, con gli altri redattori di TerraNullius. Le maggiori perplessità riguardavano il rischio di parlarci addosso: nessuna controparte, o una controparte, peraltro non pervenuta, la signorina di Albatros, poverina…

Poi ho cominciato a ragionare sui 140 editori che con i loro stand alimentano la Fiera: ho provato imbarazzo. Imbarazzo perché siamo qui, facciamo una tavola rotonda “NO EAP” e quasi il 70% degli editori presenti negli stand che ci circondano sono a pagamento, mi sento accerchiato. La prima cosa che mi viene in mente è: “che ci facciamo qui? Per prima cosa dovremmo far chiudere questa fiera”.
Ma di imbarazzo voglio fare virtù, vorrei provare a lanciare un segno che non rimanga solo su questa tavola allora, ma che possa diventare uno stimolo per la fiera tutta.

Innanzitutto il problema del EAP è a mio avviso terminologico, un problema di nomi che non descrivono cose: per conquistare il mondo bisogna nominarlo, e quindi, proprio dalla terminologia partirei.
L’acronimo EAP trae in grande inganno: è funzionale a chi produce EAP e disfunzionale nei confronti di quelli che d’ora in poi chiamerò “Fagiani”, ovvero gli autori che si servono dell’editoria a pagamento. Il primo errore risiede appunto nel continuare a chiamarla “editoria”.
Recentemente, dell’inganno che si insinua dietro questa dicitura, ho letto una battuta di un amico, che da anni lavora per l’editoria. Sosteneva che fosse ora di fondare una vera e propria “editoria a pagamento”, così gli editori avrebbero incominciato a pagare come si deve e per tempo i loro collaboratori. Non approfondiamo, questa battuta ci porta lontano dal nostro discorso, eppure ben descrive le insidie che si celano dietro i nomi.

Gli americani, pur innamorati delle poche lettere (USA! USA!), hanno sempre utilizzato una terminologia diversa, più diretta e maggiormente chiara, per descrivere il fenomeno di cui andiamo disquisendo. “Vanity press”, chiamano così l’editoria a pagamento, così ne parlano sui giornali, non solo quelli di settore. Noi, purtroppo, ci ostiniamo a utilizzare questo acronimo e a ridurci in questi gruppuscoli di dissidenti; la stampa, in Italia, sembra disinteressata o poco interessata al fenomeno, e talvolta mi viene il dubbio che questo avvenga a causa dei grossi blocchi pubblicitari acquistati dalle case editrici a pagamento sulle prime pagine dei quotidiani. Chiaramente non si può pubblicizzare una truffa per poi smascherarla. Ma anche questo ci porta lontano.
Penso proprio alla non pervenuta Albatros: quegli inenarrabili blocchi rossi sulle prime pagine dei quotidiani, così simili alla pubblicità dei telefoni hard “chiamami e godi”, con l'albatros, appunto, che svolazzando promette esordi facili, e addirittura determina una scadenza, così da creare suspense e aspettativa. Tra gli esordienti che pagano, in quanti sono passati poi a un editore più grande? Non si tratta forse di pubblicità ingannevole? Ma non mi vorrei soffermare sul singolo caso.

Cerchiamo di capire cosa si intende, oggi, in Italia, per EAP. Definiamo editore a pagamento l’editore che non investe sul prodotto autoriale ma, al contrario, chiede un contributo all’autore stesso per stampare il libro, spesso in sparute copie, spesso senza curare la pubblicazione, spesso senza distribuire affatto il testo. Di qui nasce il nome americano, un’editoria delle vanità appunto, un libro solo per specchiarsi, per gioire di se stessi, un libro come una foto o uno specchio o un filmino che ci ritrae durante l’ultima vacanza mentre abbracciamo l’indigena più bella del paese che abbiamo visitato. Questa è la descrizione generica che viene data dell’EAP, ma, secondo me, anche in questo caso, traiamo in inganno chi ci segue.
Molti potrebbero chiedersi come è possibile che in una fiera così grande, io mi sia permesso di dire che quasi il 70% degli editori presenti è a pagamento. Così si snocciola la seconda questione: non è EAP solo quella produzione/truffa in cui l’autore fagiano paga per veder stampato il suo testo, io ritengo siano EAP molte altre pratiche.
Penso alle antologie “condominiali” in cui il numero di copie è pari al numero degli autori, penso ai libri universitari, il cui numero di copie è pari al numero degli studenti, penso ai libri finanziati e stampati da enti, associazioni et similia, incollaticci e senza distribuzione, penso a chi, pur garantendo una buona distribuzione, chiede un compenso agli autori per editare i testi. Non è editoria a pagamento anche questa? Chiamandola editoria, non stiamo truffando i consumatori?

Posto in questa ottica, il discorso apre nuovi scenari e interrogativi, viene da chiedersi: cosa è, oggi, un prodotto editoriale? Chi detiene il bollino che rende un pezzo di carta un prodotto editoriale?
La prima risposta che mi viene in mente è: l’AIE (Associazione degli editori, ndr).
Ogni prodotto su cui si appone un ISBN diviene, automaticamente, un prodotto editoriale. Si potrebbero pubblicare cartoni del latte o profumi o un qualsiasi altro oggetto, poi, basterebbe apporci sopra un ISBN per renderlo prodotto editoriale. Cosa deve avere un “prodotto editoriale” oggi per essere considerato tale?
Rivoltando il discorso possiamo dire cosa manca ai prodotti dell’editoria a pagamento: in sintesi cosa non li rende prodotti editoriali.
I testi seguono un iter, che credo, almeno in questa tavola, sia noto a tutti. C’è un autore, un editor, un correttore di bozze, un art director, un direttore editoriale o di collana, un editore. In realtà ci sono tante altre figure professionali nell’editoria, non sto a citarle tutte: l’editoria, con tutti i suoi nei e meschinità, ha comunque sfamato e continua a sfamare molte famiglie.

Ecco, l’EAP, con un salto unico, riduce questo gap di produzione, via tutte queste bocche da sfamare, gli interlocutori rimangono in due: l’autore fagiano e l’editore figlio di puttana. Anzi, dirò di più, l’EAP si presenta come un processo industriale rivoluzionario, una masturbazione industriale: l’autore è al tempo stesso produttore e consumatore del bene che viene prodotto. Il lettore non è preso assolutamente in considerazione, non ha dignità di esistere.
Non credo ci siano altri esempi simili nella storia imprenditoriale contemporanea. E tutto funziona alla perfezione! Basta guardare al fatturato pregevole di questi signori...
A questo punto è naturale chiedersi in che modo l’editoria a pagamento impatta sulla grave crisi del settore, sulla qualità dei testi prodotti, sulla funzione “industriale” di questo processo.
A ben vedere, infatti, il processo dell’EAP è un processo industriale a “catena di sant’antonio”, un processo assai simile a quello degli aspirapolvere o dei prodotti smacchianti che venivano proposti negli incontri “porta a porta” degli anni ’90. Non si produce qualcosa per venderla a una terza persona, ma solo per la gioia dell’autore.

E, degli autori “fagiani” che pagano, oggi vorrei tacere per gentilezza e stile: alcuni accondiscendenti alla pratica, altri, quasi stuprati dall’evidenza della truffa, vivono lo stesso silenzio di chi ha subito una violenza e finisce per sentirsene colpevole.

La nefandezza di questa pratica è ben descritta non solo dalla qualità dei testi, che, non seguendo un vero percorso editoriale, anche nei casi più felici e talentuosi, lasciano a desiderare, ma, soprattutto dalle fattezze degli stessi.
Se lo smacchiante serve solo per alimentare una catena e non andrà mai in mano alle casalinghe di Voghera, che importanza ha che sia efficace e di qualità?
Basta farsi un giro in fiera: è pieno di libri incollaticci, con copertine inverosimili, "plasticoni" dico io: ho sentito parlare del “bellissimo odore dei libri”, che dovrebbe contrastare l’ascesa degli e-book. Ragazzi, questi libri puzzano! Sanno di chimica.
E intanto il precariato nel settore editoriale aumenta, diviene sempre più una frana insanabile.

Cosa voglio intendere con questo mio lungo giro di parole? A cosa voglio farvi pensare?

Io, in questo esatto momento, penso al vino e al salame, allo zafferano che producono nella mia terra d’origine, l’“oro vermiglio”: un prodotto costosissimo che rischiava di scomparire.
Vi racconto una breve storia. C’è questo paese, è il paese dove sono nato io. Da secoli vi seminano zafferano purissimo. Hanno dovuto lottare perché al loro prodotto, fatto con le mani, col sudore, ma soprattutto col cuore, fosse riconosciuto lo status di prodotto di origine controllata e garantita. In questa maniera hanno contrastato le colture intensive del fiore che stavano lacerando il mercato. C’è differenza tra un fiore fatto in serra, raccolto da una macchina e essiccato al forno, e quello raccolto a mano, nei campi ed essiccato naturalmente. Eppure la produzione industriale aggressiva stava inghiottendo la purezza dell’oro vermiglio. Oggi, se vuoi acquistare lo zafferano DOCG, sai a chi rivolgerti.

Torniamo a chiederci cosa rende un pezzo di carta rilegata un “prodotto editoriale”, quali sono i passaggi di produzione che meritano che a quel pezzo di carta rilegata venga assegnato un codice ISBN, cosa distingue un editore da uno stampacarte, mi rivolgo all’AIE: chiediamoci quali sono le figure professionali che contribuiscono a questo percorso, valorizziamole!
L’aria in fiera risulterebbe di certo più pulita, non ci sarebbe questa puzza di chimica e, forse, tutto questo discorso non avrebbe bisogno di esistere.

Luca Moretti

Il video dell'intervento qui
Luca Moretti ha scritto di EAP anche qui
Simone Ghelli scrive di EAP su SP

Cricca 33 alla Fiera della Piccola e Media Editoria qui

smaller text tool iconmedium text tool iconlarger text tool icon
 

Commenti  

 
0 # Marina Tocci 2011-12-14 06:58
è tutto molto chiaro... Grazie!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
0 # simone 2011-12-14 09:52
Ottimo pezzo! Senza troppi fronzoli, che da oggi chiameremo "la chimica del discorso": quei lunghi giri di parole che allontanano dal centro del discorso.
A parer mio la prossima tappa dovrebbe essere la seguente: chiediamoci perché l'editoria (quasi tutta) è stata comunque connivente con questo sistema iperproduttivo.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
+2 # odradek 2011-12-14 16:35
Se avessi saputo del dibattito, sarei venuto a sentire e avrei applaudito il suo intervento. Ma avrei eccepito sulle metafore usate: la stuprata vergognosa e l'oro vermiglio. Necessitando la prima di una correzione radicale, trattandosi di una ninfomane molesta pronta a pagare prestazioni, puntualmente delusa, ma pronta a ricominciare; mentre la seconda è ben lungi dal rappresentare settori significativi della produzione editoriale.
Più calzante mi risulta essere quella del "privatista". Cioè dello studente scarso che, avendone i mezzi, evita la scuola pubblica, specialmente se rinomata, ed entra nel circuito privato per ottenere un diploma con esami sostenuti presso istituti parificati. Nel criticare la pretesa degli autori di sottrarsi al giudizio, altrove ho scritto: «... Nessuna misericordia per chi scrive. Hai scritto? Sei già stato gratificato. Per essere pubblicato, devi concorrere. Se non accetti il giudizio, apri un blog per pochi intimi. E pèrditi nella rete».
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
+2 # tropicani 2011-12-15 20:18
Abbiamo ascoltato il dibattito in fiera, letto qui, pubblicato notizia relativa e scritto questo http://tropicodellibro.it/notizie/lista-editori-a-pagamento/comment-page-2/#comment-422
Ci farebbe piacere sapere che ne pensate, per pensare meglio. Ciao.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
+3 # lori 2011-12-15 22:10
Sono un fagiano, anzi una fagiana ed avete ragione, ci ho pensato un anno, l'ho fatto e mi sento in colpa. Se ognuno facesse il suo lavoro, le case editrici vere leggessero i manoscirtti di tutti e non solo di quelli che hanno un nome o li ha presentati un altro nome forse questo fenomeno non sarebbe a questi livelli. E le piccole case editrici dovrebebro selezionare i lavori e non faer le Albatros del caso. Ora un po ' di giusitificazion i della fagiana. Quando ho cominciato a scrivere racconti non pensavo minimaemnte di pubblicarli. Li ho fatti leggere e tutti mi hanno incoraggiato. Non ho pensato minimamente di mandarli ad una casa editrice vera, sono racconti, ho quasi 50 anni chi mi avrebbe preso in considerazione? E' vanità pensare di lasciare una cosa tua, i tuoi pensieri, le tue emozioni ai tuoi figli? non credo. Insomma ho pagato, non ho speso un patrimonio, se li avessi stamapati in tipografia avrei spesopiù o meno l astessa cifra. Vi seguirò mi paice il sito
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
0 # Luca Diffuse 2011-12-16 12:59
Desidero avere a che fare soltanto con gente che - almeno - parli chiaro in questo modo. Nella speranza di azzeccare il captcha, saluti.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
+2 # Gian Carlo Zanon 2011-12-16 19:46
Mi piace soprattutto perchè usi "l'io sono, l'io penso, l'io giudico' e quindi io esisto. Se penso alle classifiche dove vedo il solito Baricco e il solito Volo mi viene la depressione, se poi penso che la carta stampata, al contrario dell rete, secondo Anselmi, presidente della nota agenzia Ansa: “…assicura autorevolezza, approfondimento e credibilità” mi viene da suicidarmi, ma non divento depresso e non mi suicido perché c'è ancora qualcuno che ha l'io e lo rende pubblico attraverso la sua ribellione allo stato delle cose.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
+1 # Luca Moretti 2011-12-17 15:31
Mi fanno, giustamente, notare che i commenti a questo articolo raccolgono più o meno il mondo che abbiamo deciso di raccontare: c’è il tenace addetto ai lavori, la vittima, il critico letterario, la rivista antagonista e il lettore “maltrattato”.
Bene, innanzitutto grazie.

Purtroppo, il mio, rimane un contributo molecolare, quasi un pettegolezzo sull’editoria contemporanea.
Vedo che in giro si continuano a pubblicare liste di proscrizione di editori a pagamento e si stenta, ancora, a fare un discorso comune, efficace, che possa realmente cambiare le cose. Noto che si continua a cercare di difendere “l’autore che ha pagato” o quello a cui sono stati chiesti soldi, e nessuno prende in considerazione i lettori, il popolo. In fin dei conti a loro dovremmo pensare, i libri vengono scritti per loro. Non per gli autori.

@ Lori, mi spiace ti sia capitato di avere a che fare con questa pratica, eppure non credo il problema risieda nelle case editrici che non leggono gli esordienti, e non sono concorde neanche sul fatto che una tipografia sarebbe stata la stessa cosa. Purtroppo i prezzi che questi signori fanno a chi ha la sfortuna di trovarsi sulla loro strada sono assai lontani dai prezzi tipografici vivi: diciamoci la verità, si paga per vedersi pubblicati, non per stampare alcune copie da dare a parenti e amici. In ogni caso può capitare a chiunque, basta rendersene conto e non cascarci più.
@ Odradek, concordo: nessuna misericordia per chi scrive. E aggiungo: chi scrive è come l’artigiano che fa i tavolini, è come il povero Gesù: un ebanista.
@ Simone, i “fronzoli” sono qualcosa che esiste solo nel mondo “letterario” e nelle tristi feste che si fanno al circolo canottieri. Mia madre chiama così le fritture natalizie.
Grazie anche a Marina, a Luca e ai “Tropicani”.
@ Gian Carlo, preciso e puntuale il tuo intervento, “io” non posso che ringraziarti, e dirti che quando non dico “io” dico “Noi” e noi significa TerraNullius: facciamo cerchio, tornate a trovarci….

LM
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
0 # Marco Giganti 2011-12-20 12:27
Ciao a tutti e tutte,
il mio commento è un po' da avvocato del diavolo, non ho un'idea chiara sull'argomento. A quanto ne so io l' EAP non funziona esattamente così, ma con il contributo che lo scrittore paga per pubblicare riceve in cambio un numero di copie di libri equivalenti alla cifra versata, che poi può rivenderli nelle varie presentazioni, farci i regali di natale o comunque utilizzali, non proprio come se fossero moneta, ma quasi. Per rifarsi delle spese di pubblicazione l' editore deve vendere un certo numero di copie, a me non sembra una follia chiedere all' autore di dividere il rischio di un eventuale fallimento del libro facendo si che questo garantisca personalmente l'acquisto di un tot di copie prima della pubblicazione. saluti e complimenti per il vostro lavoro
marco
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
0 # Massimo 2012-01-21 15:49
C'è tanta di quella confusione in merito a questo argomento, e se ne parla talmente tanto, ma talmente tanto, che quasi mi viene la nausea. Ma a questo punto, se il 70% delle case editrici presente alle fiere chiede un contributo all'autore, c'è veramente da riflettere. Io abito in una piccola città, ci saranno circa un centinaio di case editrici, e tutte chiedono un contributo agli esordienti. Tra la gente comune che non conosce il mondo dell'editoria e magari legge poco, c'è ormai la convinzione che per pubblicare bisogna per forza pagare. Ho mandato un mio manoscritto di saggistica a una casa editrice tutt'altro che piccola, e molto presente nelle librerie, con libri recensiti anche in settimanali piuttosto diffusi. Ho sempre apprezzato molto i libri da essa pubblicati, e mi sono visto recapitare una proposta di pubblicazione previo acquisto di ben 300 copie. E che dire delle case editrici a doppio binario? Come si può in questo caso capire lquale autore ha pagato e quale no?
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
0 # TN 2012-01-21 16:21
Concordo Massimo, c'è tanta confusione. E concordo anche sul fatto che questa pratica sia adottata da case edirici "blasonate", per questo rivolgevo il mio discorso all'AIE, per questo facevo del percorso editoriale del libro, un percorso etico. Individuare l'autore che ha pagato invece, non la trovo una cosa poi importante. Noi vogliamo conoscere chi fa l'olio con le mani e senza usare additivi, da loro ci vogliamo rifornire, a loro vogliamo dare il nostro sostegno. Non ci inyteressa chi si ostina a consumare olio prodotto artificialmente .
LM
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

 

NARRAZIONI DI POPOLO

Un solo round decisivo...

"A short left hook and then a right to the jaw slammed the 25-year-old Turpin to the canvas," adding "He fell hard and his head hit the deck with a thump." Associated press

La statua si trova a Warwickshire in Inghilterra e domina con il silenzio del bronzo tutta Market Square. Lui accenna ostile un gancio corto, un colpo da KO. È Randolph Turpin, e la scultura in suo onore mostra che non ci si arrende mai, neanche da Morti, che la leggenda continua, anche dopo di noi.

Read more...

Aprile in Viaggio...
... con le lotte operaie.
È tratto dal romanzo Vogliamo tutto di Nanni Balestrini il reading-concerto, realizzato da noi di TN insieme a DeriveApprodi Editore, che attraverserà l’Italia a partire dal 27 aprile per (ri)parlare di lotte, repressione, operaismo, emigrazione, a quarant’anni dall’uscita del libro che meglio di qualunque altro ha raccontato questi temi a molte generazioni di lettori, attivisti, cittadini.

Read more...

Marzo con le pecore. Leggo e sento parlare di letteratura e rete, ancora, sono quindici anni che se ne discute, di social network e immaginifico, di e-book e ipertesto, la nuova abbuffata delle major. Vedo scrittori che girovagano straniti su facebook, mi pregerò di parlarvene nel prossimo numero di Bloodbath, leggo liste di proscrizione, classifiche, la lobby che cerca di imbrigliare il Popolo della rete ma non le riesce, o meglio le riesce difficile: troppo diverso da quello dei salotti buoni, così disomogeneo, delocalizzato, presente e assente in un tempo, asservito e accanito.

Read more...

Un editoriale muto.
Ascolta il Frumento Romano,
sfiora i chicchi di grano,

scopri alcune delle cose
che stiamo facendo.
Noi siamo la città dell'uomo.

 

Leggi tutto...

A voi. Il mito del Natale s’è fatto carne, indosserò un cuscino sullo stomaco e un vestito di pezza rossa, lo farò per la prima volta e a questo penso. Niente di più. Porterò una bicicletta arancione da 12 pollici sotto il braccio ed entrerò di soppiatto dal balcone. Mi farò racconto già prima di raccontare.
TerraNullius si ferma fino al 9 gennaio, vi facciamo gli auguri, l’editoriale esce con una settimana di anticipo, torniamo ad essere quello che siamo sempre stati. Niente di più.
A voi, il primo editoriale del nuovo anno!
Luca Moretti

Read more...

Audioteque

Toni Bruno