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Literatures inna yard - Da dove veniamo

Da dove veniamo...

Un articolo del 2004

TN esiste solo da pochi giorni eppure già si sono creati i primi scontri dialettici riguardo la filosofia copyleft che soggiace l’intero progetto e un approfondimento in merito ci sembra doveroso.
Inseguire l’utopia di libera circolazione della cultura e combattere la proprietà intellettuale ci sembrano dei punti di partenza necessari per fare letteratura nell’epoca della comunicazione digitale e un ritorno naturale alla vera essenza delle idee.

Tutte le idee, infatti, nascono come patrimonio comune dell’umanità, sono luoghi comuni che l’umanità produce, rielabora, traduce e comunica. Lo scrittore, così come l’artista più in generale, ha il pregio di ridurre i sistemi massimi del sentire comune in sottosistemi intelligibili al fruitore dell’opera. E’ in questa maniera che i popoli di tutto il mondo si sono decifrati e tradotti per secoli, è in questa semplice maniera che le arti hanno spinto l’uomo a comprendersi e a decifrarsi reciprocamente. L’avvento dell’editoria e del copyright sono una prerogativa dell’oscurantismo monolitico occidentale, una novità degli ultimi secoli che si pone in netto contrasto con la storica e naturale circolazione delle idee.

Il cattolicesimo ha per secoli sostenuto l’idea di proprietà privata, ha derivato agi e ricchezze da questa truffa, eppure nessuno ha mai pensato di porre l’effige copyright sulla bibbia. Nonostante ciò la bibbia continua a esistere e a circolare, a proporsi sotto diverse chiavi e a diverse letture. Ma la bibbia è solo uno degli esempi più eclatanti, potremmo pensare ai cicli epici, a quello Bretone e a quello Carolingio, che si sono tramandati per secoli senza il bisogno di affermare una proprietà intellettuale.

Sono OGGETTIVAMENTE le storie a stare al primo posto e la loro libera circolazione. Ma gli esempi non si limitano alle epoche anteriori alla nostra, basta gettare un occhio alle culture conquistate e manipolate dai fucili occidentali, a quelle distrutte per sempre e a quelle sopravvissute, penso ai griot dei villaggi africani intenti a tramandare le storie comuni secondo codici totalmente personali, penso agli Aborigeni australiani che attraverso i canti resistono e conservano memoria e appartenenza adamitica. A mio avviso l’esempio degli Aborigeni è assai calzante: l’Australia è percorsa da vere e proprie autostrade culturali, le songlines, ove come una staffetta gli Aborigeni cantano e tramandano la loro versione della storia, ogni aborigeno canta il suo segmento lasciando territorialmente il dovere di proseguire (proprio come in una staffetta) ad un altro aborigeno che modulerà le sue corde e la sua sensibilità sullo stesso segmento.
Non è forse questo il caso di romanzo totale? O magari questa popolazione dovrebbe distruggere la continuità della comunicazione e della memoria apponendo la dicitura copyright ai canti?

Ma gli esempi non finiscono qui, ci sono numerose persone che oggi producono idee in copyleft senza neanche averne la coscienza: penso alla fortissima crescita musicale degli ultimi tempi del genere raggamuffin, ai cantanti Jamaicani (Sizzla, Buju Banton, Capleton), a molti artisti nostrani (Sud Sound System, Villa Ada Posse etc..) che quasi inconsapevolmente hanno modulato diverse idee sulle stesse sequenze ritmiche.

La civiltà attuale rinnova le sue radici proprio nel meticciato culturale, nello scambio e nella traduzione, nei remixes dei dj salentini che urlano nelle dance hall. Mi ripeto: la natura delle idee è oggettivamente fondata sulla loro comunicabilità e sulla loro possibilità di circolare, di maturare e di cambiarsi.

Purtroppo la legislazione italiana non è ancora pronta a decifrare l’idea di copyleft, e di libera circolazione delle idee. Copyleft appare quindi una parola difficile, dai molteplici significati. Per i software open source il cammino è meno tortuoso, la velocità dei mezzi digitali e la loro naturale predisposizione alla modifica e al cambiamento rendono le cose più semplici.

Oggi la forma legale che ci è sembrata più esaustiva del nostro concetto di copyleft è la licenza Creative Common: "Attribution-NonCommercial-ShareAlike": è libera la riproduzione (parziale o totale), diffusione, pubblicazione su diversi formati, esecuzione o modifica, purché non a scopi commerciali o di lucro e a condizione che vengano indicati gli autori e, tramite link, il contesto originario.

Luca Moretti

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