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Home Rubriche Santi, eroi & Scrittori Fausto delle Chiaie. Santo. - Pier Paolo Di Mino

Fausto delle Chiaie. Santo. - Pier Paolo Di Mino

Fausto Delle Chiaie è basso e magro. Ricorda San Francesco, anche per il sorriso. Non c’è bisogno di spiegarlo: è un santo.
Una vecchia giacca lisa gli stringe la figura spiritata. Sembra un barbone. Forse lo è. Ha gli occhi luminosi, pieni di elettricità. Il sorriso è buono. Regala a tutti i suoi visitatori dei santini da chiesa, dietro i quali ha disegnato un suo ritratto.
Io li conservo per quando, consumata la sua leggenda sacra, potrò commerciarli per la mia indulgenza plenaria.
Quando ero bambino, lo vedevo sulla scalinata del Pincio. Più tardi si è spostato all’Ara Coeli, dove lavora ancora oggi.

Percepisci i segni della sua presenza all’improvviso. Sassi, comuni breccolini romani, che hanno assunto una forma stravagante e assoluta. La sagoma allungata, tracciata con del gesso, di un gigante (spesso è il suo autoritratto). Una fila di sporte della spesa che ti portano dove finisce sempre la spesa, e dove finisci anche tu: alla più vicina pattumiera. La figura misteriosa di un cane, Lilli, o l’eco della voce del suo padrone, disperato per l’incontinenza della bestia (“Lilli smettila!”). Una catena attorno a un palo della luce e la scritta “fissato”: ed è anche giusto che qualcuno ci ricordi le cose ovvie, perché sono quelle che ci scordiamo più facilmente (ma se uno non vive ogni cosa con attenzione, non si accorgerà mai nemmeno delle cose importanti: così, più o meno, nell’”Hagakure”).
Certe volte lo incontri di persona. Magari è in piedi, con indosso i pantaloni tenuti su con lo spago e il sorriso sdentato, raggiante, accanto ad una foto che lo ritrae in piedi, con i pantaloni tenuti su dallo spago e il sorriso senza denti. Se tu gli chiedi con chi dei due devi parlare, allora lo vedi che diventa contento come un bambino, e ha voglia di abbracciarti, e magari ti racconta tutta la storia della sua vita. Da ragazzo abitava a Trastevere, un ragazzo come tanti. Aveva cominciato a fare il cameriere. Ma poi ebbe l’illuminazione: fare il cameriere gli faceva male ai piedi.
Ognuno ha il suo modo di arrivare al sacro. Fausto lascia il lavoro. Prima si mette a fare il giocoliere. Poi spinge più in là la cosa, e diventa artista: anzi (come dice lui) operatore artistico. Fausto vende la casa a Trastevere, ne compra una a Sgurgola, un paesino vicino a Roma. Tutti i giorni prende il treno; le sue spese consistono nel biglietto e in un po’ di cibo, e, alla fine della giornata, i passanti gli lasciano, di norma, qualche soldo: l’arte gli ha sempre dato ciò di cui ha bisogno, perché se tu non pensi a te stesso, sarà Dio a farlo per te.
Delle Chiaie prende il treno, arriva all’Ara Coeli e comincia a tracciare il suo recinto sacro, che quindi è anche un recinto criminoso e abusivo, con la municipale che, codice alla mano, non dovrebbe permettere quella occupazione di suolo pubblico; non dovrebbe tollerare quella zona di ribellione permanente in cui tutti, da anni, in un giorno qualsiasi che passa distratto nelle solite cose potremmo capitare.
E, una volta lì dentro, è bene sapere che non è fuori da ogni congettura scoprire che anche a noi la vita fa molto male ai piedi; e, quindi, c’è il rischio di diventare giocolieri, o (ma è lo stesso) operatori artistici: prendere un occhio che guarda dritto alla stravagante e miracolosa consistenza delle cose.
A molti, qui a Roma, questa esperienza è toccata in sorte.

Pier Paolo Di Mino

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NARRAZIONI DI POPOLO

Un solo round decisivo...

"A short left hook and then a right to the jaw slammed the 25-year-old Turpin to the canvas," adding "He fell hard and his head hit the deck with a thump." Associated press

La statua si trova a Warwickshire in Inghilterra e domina con il silenzio del bronzo tutta Market Square. Lui accenna ostile un gancio corto, un colpo da KO. È Randolph Turpin, e la scultura in suo onore mostra che non ci si arrende mai, neanche da Morti, che la leggenda continua, anche dopo di noi.

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Aprile in Viaggio...
... con le lotte operaie.
È tratto dal romanzo Vogliamo tutto di Nanni Balestrini il reading-concerto, realizzato da noi di TN insieme a DeriveApprodi Editore, che attraverserà l’Italia a partire dal 27 aprile per (ri)parlare di lotte, repressione, operaismo, emigrazione, a quarant’anni dall’uscita del libro che meglio di qualunque altro ha raccontato questi temi a molte generazioni di lettori, attivisti, cittadini.

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Marzo con le pecore. Leggo e sento parlare di letteratura e rete, ancora, sono quindici anni che se ne discute, di social network e immaginifico, di e-book e ipertesto, la nuova abbuffata delle major. Vedo scrittori che girovagano straniti su facebook, mi pregerò di parlarvene nel prossimo numero di Bloodbath, leggo liste di proscrizione, classifiche, la lobby che cerca di imbrigliare il Popolo della rete ma non le riesce, o meglio le riesce difficile: troppo diverso da quello dei salotti buoni, così disomogeneo, delocalizzato, presente e assente in un tempo, asservito e accanito.

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Un editoriale muto.
Ascolta il Frumento Romano,
sfiora i chicchi di grano,

scopri alcune delle cose
che stiamo facendo.
Noi siamo la città dell'uomo.

 

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A voi. Il mito del Natale s’è fatto carne, indosserò un cuscino sullo stomaco e un vestito di pezza rossa, lo farò per la prima volta e a questo penso. Niente di più. Porterò una bicicletta arancione da 12 pollici sotto il braccio ed entrerò di soppiatto dal balcone. Mi farò racconto già prima di raccontare.
TerraNullius si ferma fino al 9 gennaio, vi facciamo gli auguri, l’editoriale esce con una settimana di anticipo, torniamo ad essere quello che siamo sempre stati. Niente di più.
A voi, il primo editoriale del nuovo anno!
Luca Moretti

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Audioteque

Toni Bruno