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Home Recensioni e Interviste Libraria Saverio Fattori "12:47 Strage in fabbrica" - Roberto Mandracchia

Saverio Fattori "12:47 Strage in fabbrica" - Roberto Mandracchia

Ciao Saverio,
mi chiamo Roberto Mandracchia e ho lo stesso cognome di un personaggio del tuo romanzo. Cosa vuol dire? Vuol forse dire che - sapendo che tu lavori in una fabbrica e il protagonista del tuo romanzo lavora in una fabbrica - mi crivellerai di proiettili non appena metterò il piede fuori di casa? Non oso pensarci. Bastardo.
Ma non voglio parlare di me perché voglio parlare di te, anzi, di “12:47 Strage in fabbrica”, il tuo nuovo romanzo.

Lo sai quello che dicono quando uno deve visitare una città che non conosce? No? Dicono sempre: non andarci con una guida turistica o gli opuscoli dell’ufficio del turismo, vacci con un romanzo ambientato lì. Bene. Se qualcuno - poniamo un mentecatto masochista - dovesse voler visitare una fabbrica padana io consiglierei il tuo romanzo. Ma leggilo prima, gli direi, così decidi di non andarci più e te ne stai in casa a farti graffettare i capezzoli da tua moglie.
Perché la fabbrica padana - o forse tutte le fabbriche così come Odisseo è tutti i viaggiatori a dispetto del tempo e dello spazio? - è un incubo. Una gestione aziendale refrattaria, in maniera gattopardesca, ai ciclici mutamenti economico-produttivi. Manager che silurano o premiano dipendenti senza alcuna logica, almeno apparente. L’operaio altamente qualificato oramai estinto: le mansioni sono così elementari che, se l’industriosa formichina viene espunta, il ciclo produttivo non si arresta. Quasi nessuna distinzione tra sindacato centrale e direzione: difficile stabilirne i ruoli e il gioco delle parti. Tutto è piatta fatalità, politicamente e socialmente corretta. Fuori c’è una cittadella né rossa né nera, nella quale operai e ingegneri vestono gli stessi abiti, bevono gli stessi cocktail e ballano la stessa musica nelle discoteche disinnescando coscienze e odi di classe.
Non resta che l’eccidio e che sia senza senso anche quello, che non tenga conto di colpevoli e innocenti perché è difficile tratteggiare una linea anche per quanto riguarda le colpe.
Il protagonista/voce narrante/carnefice è Ale. Eroina e mp3 dei Radiohead in cuffia come medicina omeopatica. Da tecnico del controllo qualità allo spingere - letteralmente - il carrettino alla catena di montaggio che caca fuori condizionatori d’aria per automobili e mezzi pesanti. Condizionatori e condizionamenti. Il cervello paranoico di Ale, gnomo malefico, snocciola ipotesi di complotto e biechi piani, ma sempre circuendoli, mai addentrandovisi, se non per confondere ulteriormente. Tutto è dubbio. Sarà tutto vero? Sarà tutto non vero? Falso solo in parte?
I tuoi romanzi - che parlino della vita in provincia o dell’atletica leggera o degli anni Ottanta riflessi sulle forbici di un parrucchiere delle star - si sviluppano sempre su questo confine: fra la terribile verità e la supposizione tendenziosa. E la paranoia dei tuoi protagonisti riesce sempre a contagiare chi li legge - anche chi ti sta scrivendo questa lettera e si riteneva ormai immunizzato dopo anni di Lowry e Ellis, Céline e Palahniuk, Pynchon e Thompson, Dick e Houellebecq.
Nota a margine: a proposito e scusami se insisto, un tuo personaggio porta il mio cognome perché vorresti che il mio corpo portasse dentro i tuoi proiettili dum dum oppure ho decifrato male la questione? Vuoi fare come nei tuoi romanzi? Vuoi lasciarmi nel dubbio? Bastardo.
Povero il lettore che sempre annega nella melma paratattica dei tuoi chirurgici periodi. Povero il lettore che vorrebbe rilassarsi e gli hanno consigliato, a dispetto del titolo, questo tuo romanzo. Quindi lancio un appello: bisognerebbe pregare affinché i libri scritti da te non escano più. Per favore, vogliamo rimanere sani di mente. Voglio rimanere sano di mente. E poter canticchiare le canzoni orecchiabili di Sanremo senza che la potenza di fuoco di un AK 47 mi falci.
Con affetto e disgusto,

Roberto Mandracchia

p.s. Bastardo. Mi consola pensare che, da quando hai pubblicato il romanzo, in fabbrica ti sputino nel cibo.


Titolo: 12:47 Strage in fabbrica
Autore: Saverio Fattori
Editore: Gaffi
Collana: Godot
ISBN: 978-88-6165-106-7
Pagine: 199

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«Iervolino ha trovato la chiave adatta a tramandare una leggenda»
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«Lorenzo Iervolino con Un giorno triste così felice ci fa viaggiare nei luoghi e nelle idee di un’epoca alimentata da un’energia gioiosa e sovversiva».
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