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Viaggiare in un libro - TN vs Mars.video e City Lights

Domenica 27 maggio: riparte il tour di “Vogliamo tutto – Le Lotte a Mirafiori”, il reading-concerto che TerraNullius Narrazioni Popolari e Derive Approdi Editore hanno dedicato al romanzo di Nanni Balestrini, in occasione dei quarant’anni dalla sua Prima Edizione. Oltre alla parte testuale, letta dalla voce narrante di Lorenzo Iervolino (TN), questo vero e proprio viaggio all’interno di “Vogliamo tutto” si compone di proiezioni e musica live.  Per indagare più approfonditamente sulle motivazioni che hanno portato alle scelte video e musicali, abbiamo incontrato Simone Bucri (Mars.video), che ha curato le proiezioni e Marco De Annuntiis (City Lights), per il commento musicale.

 

Questa molteplicità di linguaggi è in sostanza un completamento del libro e un suo affiancamento narrativo, nel senso che immagini e musica riescono a riconsegnare al lettore-spettatore-ascoltatore il decennio  degli Anni Sessanta nel suo complesso culturale, comunicativo e anche mediatico.

Buon pomeriggio a tutti e due. Innanzitutto, volete aggiungere qualcosa a quanto sopra riportato. Marco?

Marco De Annuntiis (MDA d’ora in poi).
Intanto diciamo che la formula del reading con accompagnamento musicale è piuttosto abusata. So per esperienza che le commistioni tra letteratura e musica di solito avvengono quando una delle due è disposta a mettersi da parte e fare “da spalla “ all’altra. Anche per noi all’inizio è stato così, quando Lorenzo ha selezionato i brani da leggere e io ho cominciato a definire il clima delle atmosfere musicali. Poi con l’ingresso della parte video con Simone e con l’aggiunta di Alessio alla chitarra (che è l’altra metà dei CityLIghts, la mia band) la cosa è cresciuta diventando uno spettacolo multimediale vero e proprio, non un semplice reading con accompagnamento. La cosa che considero più interessante è proprio il fatto che a leggere i brani del romanzo non ci sia un attore ma uno scrittore. Se l’avessimo fatto con un attore, con un dicitore con tutte le affettazioni da scuola di recitazione, allora lo spettacolo sarebbe stato un ingranaggio perfetto e intoccabile e una volta fissato sarebbe andato avanti col pilota automatico. Mentre invece il fatto che Lorenzo legga sempre con ritmi e intonazioni diverse porta anche noi a suonare le cose sempre in maniera diversa, e viceversa. C’è un margine di improvvisazione diciamo “jazzistico”, che naturalmente bisognerebbe vedere lo spettacolo molte volte per capire, ma per noi che lo facciamo è molto più divertente e gratificante.


Vorrei chiedere a entrambi, prima di entrare nel dettaglio delle scelte, qual è stato il vostro metodo nel rapportarvi al testo e, di conseguenza, alle esigenze a livello visivo e musicale, che il testo richiedeva?

Simone Bucri (SB d’ora in poi).
Curare l’aspetto visivo di un reading obbliga a fare delle scelte molto delicate, proprio perché essendo un cammino narrativo guidato dalla lettura la necessità principale è quella di integrare visivamente ciò che viene raccontato cercando di offrire allo spettatore un ulteriore percorso, nel mio caso visivo, evitando però di sviarne l’attenzione dal sentiero principale, quello del libro. In alcuni momenti quindi il video accompagna la lettura con la funzione di ampliamento visivo; in altri, quando la lettura si prende delle pause, il video diventa protagonista, spesso insieme alla musica, ritagliandosi dei momenti propri anche sonori.

MDA.
Il romanzo è ambientato nell’Italia degli anni ’60, quindi mi sono rivolto molto al patrimonio musicale di quell’epoca, poi è ovvio che la disinvoltura che usiamo nelle diverse commistioni sonore (dall’acustica all’elettronica) è invece del tutto post-moderna. Ad esempio c’è un momento in cui il riff di “Hey Joe” di Hendrix cambia fino a diventare “Contessa” di Pietrangeli: questo accostamento così improbabile l’ho voluto proprio per sottolineare la distanza tra gli anni ’60 italiani e quelli del resto del mondo. D’altra parte era chiaro che se Lorenzo si era rivolto a me per le musiche era perché conosceva i City Lights e sapeva che noi come band portavamo già avanti da tempo un discorso di ricerca basato sul recupero di certe sonorità vintage.

 

Simone, nei filmati si riconoscono alcune scene di film noti, pubblicità. Ma ci sono molte immagini di manifestazioni e assemblee: come si è mossa la tua ricerca?

SB.

“Vogliamo tutto” è un libro che ha un aderenza totale con la realtà di quegli anni, il protagonista Alfonso Natella è un personaggio realmente esistito che racconta in prima persona la sua esperienza, mi sembrava ovvio quindi iniziare la ricerca da film documentari e da documenti d’archivio che  per la loro natura rendevano perfettamente il realismo della storia offrendo un corrispettivo visivo degli avvenimenti narrati nel libro. A questi poi ho deciso di aggiungere altri due tipi di repertori audiovisivi allargando la ricerca sia ai film a soggetto di autori italiani di quegli anni, per vedere come il cinema ha rielaborato i temi della migrazione e del lavoro in fabbrica, e sia alla pubblicità.

 

Perché la pubblicità?

SB.

Perché è proprio tra gli anni Sessanta e Settanta che la televisione entra nelle case della maggior parte degli italiani, anche di quelli che fino a quel momento non avevano potuto permettersela, incrementando quindi lo sviluppo della nascente “società dei consumi”.

La pubblicità diventa in quest’ottica l’atto conclusivo del processo produttivo che inizia nella catena di montaggio. Potremmo dire che rappresenta il completamento mediatico del lavoro in fabbrica. Emblematico, secondo me, un passaggio di una pubblicità inserita nel reading, quella della Fiat 500, dove l’operaio che esce dalla fabbrica usa la 500 per il suo tempo liberato. E’ l’ideologia capitalista che raggiunge la sua massima espansione: rivendere all’operaio ciò che lui stesso ha costruito.

 

Marco, anche nel caso delle musiche – che ricordiamo sono interpretate live da te e dall’altro City Lights Alessio Righi – ci sono brani più noti e riconoscibili, ma il fiume sonoro presente durante tutto il reading annovera brani non molto noti, almeno ai più. Ce ne parleresti?

MDA.
Le cose più note e riconoscibili sono senz’altro alcune canzoni dell’epoca: “Un giorno dopo l’altro” di Luigi Tenco o “Com’è bella la città” di Giorgio Gaber; anche i testi di quelle canzoni erano legati alle tematiche dell’emigrazione e dell’alienazione urbana, dunque è facile ottenere un effetto evocativo anche solo accennandole in versione strumentale. Poi ci sono alcune musiche nostre, strumentali improvvisati o semplicemente assemblati riadattando per l’occasione canzoni del nostro repertorio: il brano che chiude è il riff de “La nevicata dell’85”, una canzone che uscirà a breve sul nostro album. Infine ci sono molti brani tratti da vecchie OST italiane dell’epoca, magari decontestualizzati ma secondo me funzionali: per esempio il pezzo di Piero Umiliani e Chet Baker da “I soliti ignoti” mi sembrava che fosse perfetto per descrivere l’Italia del boom, l’arrivo del rock’n’roll, degli elettrodomestici, del consumismo… non c’era nulla di più anni Cinquanta e allo stesso tempo di più “italiano” di quella musica.

Oppure la famosa marcetta di Ennio Morricone da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”: è un brano che ha un sapore molto nevrotico, ossessivo, paranoico, e ritenevo che quindi fosse adatto a descrivere l’impatto col mondo meccanizzato della fabbrica. Altre scelte musicali all’inizio mi hanno spaventato: ci sono richiami al cinema poliziottesco, un genere che io amo molto soprattutto dal punto di vista musicale. Il poliziesco italiano oltretutto è un genere molto violento che all’epoca era considerato reazionario. Però la sua musica ha un carattere livido e teso che secondo me si prestava molto bene ad essere sfruttato in questa sede, così accade per esempio con il finale dell’occupazione della fabbrica di Mirafiori, tutto sostenuto dal crescendo di “Milano calibro 9” di Bacalov.
Anche l’accenno al tema de “La stangata” di Scott Joplin durante la scena della visita alla mutua, temevo che potesse sembrare sconveniente, ma poi invece la reazione del pubblico è stata sempre positiva alla commistione di queste “citazioni”, sia nelle atmosfere più drammatiche che in quelle più giocose.

 

Simone, visto che Marco è uscito così tanto “allo scoperto”, puoi svelarci anche tu qualche titolo o autore per i video utilizzati?

SB.

Per quanto riguarda l’aspetto documentario sono presenti splendide sequenze di manifestazioni girate proprio durante le lotte del Maggio ‘69 da Ugo Gregoretti per il suo documentario “Contratto” uscito nel 1970.

Poi ci  sono sequenze di film molto famosi come “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri del 1971, che mostra uno spaccato della vita nella fabbrica. Ma anche film meno noti come “Trevico-Torino, Viaggio nel Fiat-Nam” di Ettore Scola, film girato nel 1973 in 16 mm che racconta il viaggio di un giovane emigrante da Trevico in provincia di Avellino fino a Torino: uno dei tanti Alfonso Natella.

Grazie a tutti e due da parte della redazione di TerraNullius per il tempo che ci avete dedicato e per le spiegazioni. Ci vediamo domenica a La Strada e buon viaggio per il prosieguo del tour di Vogliamo tutto – Le Lotte a Mirafiori.

 

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