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Home Recensioni e Interviste Interviste Novantesimo minuto- Pier Paolo Di Mino vs Angelini e Gabrielli

Novantesimo minuto- Pier Paolo Di Mino vs Angelini e Gabrielli

Ho voluto confrontare le mie tesi sul calcio con alcuni autori citati nel mio testo. Nello specifico ho domandato loro:

1) Cosa ha di veramente bello il calcio?

2) perché fare del calcio una metafora letteraria?

3) perché fare letteratura?

Vediamo le risposte.

 

Fabrizio Gabrielli


1) Certe maglie, tipo quella del Chacarita Juniors o della Fluminense; l'epica primitiva, il tamtàm di tamburi, che accompagna i Chipolopolo, i proiettili di rame dello Zambia, a vincere la Coppa d'Africa in Gabon, a pochi chilometri da dove vent'anni prima s'era schiantato l'aereo che trasportava la Nazionale di quei tempi, moriron tutti; gli incroci imprevedibili tra Piero Ciampi e Ezio Vendrame. Gl'insegnamenti di vita. La didascalicità, certe volte. E poi: i disinsegnamenti. Le coincidenze. Gli ohibò che ti strappa. Le incazzature, e le gioje da lacrimagl'occhi. L'amore che lo muove, e l'odio che fomenta. Insomma, il calcio ha di bello che è - magari più era, ma non vorrei apparire un nostalgico -, come tutte le altre ròbe stupende di questo mondo. Gli sguardi che ti scambi con una donna, i libri che leggi e quelli che ti illudi di star scrivendo. Una bagattella, un gioco, nondimeno: importantissimo. E poi il calcio ha un potenziale metaforico, rituale, metatestuale e pedagogico potenzialmente illimitato. Lo diceva pure Sartre. Che faceva il portiere. Come me, più o meno.

2) Ecco, appunto: perché? Questa formula, abusatissima v'è da dire, personalmente l'ho mica mai troppo condivisa. Preferisco ribaltare il punto di vista, e affermare che sì: la letteratura può essere un grimaldello interpretativo per carpire i significati soggiacenti al calcio. Per trasmutare gesti e gesta da un prato a un foglio di carta, dando una forma altra a quella ch'è pur sempre un'epifania, corale e al contempo personalissima. Per sondare vita. Per captare sentimenti. Eviscerarli, e poi snocciolarli, distillarli: per raccontarli. Un po' come fa il radiocronista, ma col rilassamento dei tempi sfilacciati, fino all'eternità.

3) Un po' come chiedere al pescatore perché pescare, al cacciatore perché cacciare, al calciatore perché dare calci a una palla. Perché certe volte è l'unica cosa che ci illudiamo di poter e saper fare, ti risponderebbero. Un po' come chiedere al tinègier perché si masturba. Perché gli è necessario.
Meglio sarebbe chiedere quanto sia soddisfacente, o utile, farla. Ecco, a una domanda del genere risponderei: sì, grazie, ciao.

 

 

 

Adriano Angelini

1)E’ una domanda a cui non so rispondere, è un po’ come chiedere a un innamorato cos’ha di bello la sua amata. Ti potrà dire ciò che vuole, il corpo, i seni, gli occhi, in realtà neanche lui lo sa. Ti posso rispondere a livello sensoriale. A me eccita toccare un pallone, credo agisca a livello inconscio su qualche meccanismo erotico. Qualcuno dice che segnare un gol equivale all’orgasmo (penetrazione - urlo). Che dire. Bisognerebbe chiederlo a chi il gol lo subisce.

 

2) Perché in realtà il calcio è già una metafora; è la metafora della vita. Ci sono tutti gli elementi. Il gioco di squadra (la società in cui si vive), i singoli calciatori (l’aspetto legato all’individualità), l’allenamento (a vivere s’impara), la partita (la vita è un continuo scontro). S’impara molto dal calcio. Ci sono gli esteti (quelli per cui conta fare bene e al meglio a prescindere dal risultato), e gli opportunisti (vincere a ogni costo), i falliti (quelli che retrocedono) e i ladrones (quelli che vincono imbrogliando); poi ci sono quelli che vivacchiano trascinandosi (quelli che rimangono a metà classifica, gli ignavi se vuoi). Guarda che non è una risposta banale, come potrebbe sembrare. In questo momento a mio avviso i due estremi sono rappresentati dal Barcellona di Guardiola e il Real Madrid di Mourinho. Il Primo è bello, vincente e convincente e ha rivoluzionato l’idea di calcio (quindi anche quella di vita?), si fonda sulla correttezza, sull’armonia e sulla lealtà. Il secondo è meno bello, opportunista, vive solo delle giocate dei singoli campioni che annovera ed è legato al livore di Mourinho che vuol vincere a ogni costo e ha come degno capitano un “bandito” (calcisticamente parlando) come Pepe. Tra l’altro Mou è riuscito persino a trasformare innocui terzinucci brasiliani e giocolieri come Marcelo in spietati azzanna gambe.

 

3) Sono dell’idea che vivere (e la vita in generale) sia la cosa più inutile e sublime che ci sia. Chi l’ha inventata era uno/una/entità che s’annoiava. La Letteratura è esattamente questo. Celebra l’inutile e il sublime. E ti dà l’illusione che per tutto questo ci sia un senso. Vedi altri motivi?

 

Pier Paolo Di Mino

Pier Paolo Di Mino

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«Iervolino ha trovato la chiave adatta a tramandare una leggenda»
Malcom Pagani, Il Fatto Quotidiano

«Lorenzo Iervolino con Un giorno triste così felice ci fa viaggiare nei luoghi e nelle idee di un’epoca alimentata da un’energia gioiosa e sovversiva».
Gabriele Santoro, minima&moralia

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