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Home Recensioni e Interviste La Biblioteca Essenziale John Osborne "Ricorda con rabbia" - Marco Lupo

John Osborne "Ricorda con rabbia" - Marco Lupo

Spesso l'autore viene infilato in una corrente che include altri autori. Ricorda con rabbiaSuccede perché la sintesi è il neutrino della comunicazione. Produce divulgazione, è veloce, arrotonda le differenze e fa comodo agli editori, agli impresari, ai produttori. Dopo decenni, ciò che resta delle correnti sbatte il muso contro la volontà originaria dello scrittore, qualsiasi fosse la sua intenzione, il suo credo, la sua poetica. Questo meccanismo di concrezione ha toccato anche “Ricorda con rabbia”.

Ciò che colpisce, a quasi sessant'anni dalla nascita di questo testo, è invece la sua integrità, la sua ambivalenza nel raccontare con coerenza la storia di un inferno banale della Londra anni '50.

 

L'8 maggio del 1956, al Royal Court Theatre di Londra, ci furono applausi e silenzi. La commedia andò in scena puntuale, dopo l'ora del tè e prima del gin. Il cast era composto da Tarn Bassett, Alan Bates, Vivienne Drummond, Kenneth Haigh e John Welsh. Il regista, Tony Richardson, fondò due anni dopo la Woodfall Film Productions e fece di “Ricorda con rabbia” un film. Nella pellicola Jimmy viene interpretato da Richard Burton, l'attore che si innamorò di Elizabeth Taylor durante le riprese di “Cleopatra”.

John Osborne, l'autore di questa incazzatura solenne, aveva 27 anni. Una cosa assurda, qui in Italia. Da noi per debuttare in un teatro e non pagare la sala devi essere il figlio di qualcuno, l'amante di qualcuno, il sogno di qualcuno. Osborne non lo era. Veniva da una famiglia di piccolo-borghesi in difficoltà: finita la guerra, come quasi tutti i poveracci, leccavano le briciole e assopivano i languori.

Il giovane Osborne, l'arrabbiato Osborne, il giovane arrabbiato Osborne, disegna la bava di una generazione che si sente presa per il culo, derubata dal governo, manipolata dalle omelie di vescovi che incitano alla fabbricazione di bombe H, un'accolita di coetanei che si sente espulsa, che vede il mondo cambiare mentre le buone cause si estinguono e a loro non resta che il nulla, il velluto del cinismo, la coppia come anestetico.

Per la prima volta in Inghilterra, e forse in Europa, un autore sfrutta il corpo degli attori per raccontare dissenso. La storia di Jimmy, Alison, Cliff e Helena, ha diverse chiavi di lettura:

1) affronta l'ipocrisia di chi nega che nascere in una famiglia ricca e sposare qualcuno che è nato in una famiglia povera sia semplice, possibile; 2) racconta la realtà di chi è schiacciato da quella macchina burocratica chiamata Welfare State, che rifila assegni agli ultimi per conservarli così come sono, senza futuro e senza presente; 3) entra nei corpi che abitano in un minuscolo appartamento, li fa muovere solo nei pomeriggi grigi, nelle domeniche svuotate in cui gli umani dovrebbero giocare a far finta di essere vivi, vivi sul serio; 4) attacca ciò che si è incrostato nelle gerarchie culturali, ciò che non può essere criticato da nessuno, tranne da coloro che sono legittimati a farlo, cioè dagli incrostati; 5) bacchetta l'enfasi del maschio occidentale, lo fa scivolare nell'infelicità, in quella sfera confusa che verrà trattata dai gender studies; 6) penetra il dramma attraverso la sociologia, appunto, ma non definisce teorie o pratiche di resistenza. Ciò che Osborne ha detto attraverso i personaggi di “Ricorda con rabbia” ci assomiglia.

E quella corrente in cui è stato racchiuso, quella dei giovani arrabbiati, non è lontana decenni.

Leggere il teatro è come leggere la poesia. Ci si sente vivi, nonostante tutto.

 

Marco Lupo

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