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Home Racconti Lui e Lei - V. Santoni

Lui e Lei - V. Santoni

Quando erano uno, erano così perfetti, così completi.

L’amalgama delle essenze non lasciava punti ciechi, formava un nucleo condiviso fertile e sacro, un intorno inebriante e dolcissimo, un guscio forte, spavaldo, indistruttibile.

Il mondo fuori dall’uovo era solo da deridere o ignorare, da valutare magari con divertita supponenza, che un incrocio tra i loro sguardi sarebbe bastato a ricordare a entrambi l’assoluto, e quindi il poco peso da dare alla realtà sensibile. Certe volte neanche uscivano dalle loro tane - ed anche un buco di periferia o un bosco stentato o una piazza erano per loro tana, bastava deciderlo, le regole le facevano loro - neanche uscivano perché non ce n’era bisogno, a che pro andare, vedere, fare, quando avevano già tutto dentro di sé?

Neanche serviva troppo vivere il presente, persi nella non-azione, alimento l'uno dell'altra, il solo pensiero dell’ovvia perfezione del futuro bastava a sé, rendeva inutile qualunque agire. Amavano invece specchiarsi, invertire i ruoli: sebbene opposti adesso potevano scambiarsi ruoli e volto e anima ed essere lo stesso perfetti, onnipotenti davanti ad un mondo tremante e fatto di incertezze.

Spesso, consci dell’assurdità del fare, spendevano i pomeriggi ad invertire pagine del Tao t’e Ching, cambiare ogni aggettivo e ogni sostantivo nel suo opposto e meravigliarsi di come il senso rimanesse impeccabilmente lo stesso, come il negativo di un tao che rimane tao, come loro, yin e yang continuamente miscelantisi, ogni giorno, nell’alcova o davanti a un mondo di stolti.

 

Lo stolto è grossolano, macchinoso, inerte, superficiale.

Le sue superfici sono ovvie ed evidenti.

Vale la pena ignorarne l’interiorità.

 

Lo stolto è disattento come una donna

che rimanga, d’estate, sul lato di un colle,

incosciente come un fanciullo

solo tra sconosciuti innocui;

indisponente come un prigioniero insensibile;

rigido come la lava solidificata,

complesso come metallo lavorato,

chiuso come un fiordo,

evidente come una montagna spoglia.

 

Perché “evidente come una montagna spoglia”?

Perché si è persi nella complessità quando

ci agitiamo lontani dall’ordine.

Non sopportando l’ordine, diventando inquieti,

si dimentica d’un tratto come coprire

la montagna di segni, e come

piegare le domande sbagliate alla scomparsa.

 

Sebbene piacevolissimi, faceva quasi paura incontrarli: avevano negli occhi il controllo. Una sicurezza vera, un potere precluso ai più. Non potevi non sentirti deriso, sebbene in loro non albergasse particolare malizia: al loro cospetto la tua incompiutezza era troppo evidente.

Ho sentito dire che adesso, complici influenze e cambiamenti che si sono fatti strada, dicono, tra le crepe del guscio – crepe a me ignote: sebbene sia noto che talvolta i meccanismi troppo perfetti nascondano fragilità elementari, mi riesce difficile non pensare a un sabotaggio, a un delitto,- si comportano come due sconosciuti. Come sacerdoti di culti sconfitti, quasi si vergognano delle vestigia del loro tempio e si temono l’un l’altra: troppo hanno condiviso per non essere vulnerabili a un eventuale affondo del proprio opposto. E così, come samurai in duello fissati su una tela, quando si incrociano ingaggiano immobili patetiche lotte di orgoglio, attenti prima di tutto a non mostrare il fianco, e chi li avesse conosciuti prima rimarrebbe scosso - e forse anche meschinamente soddisfatto - nel non vedere più traccia, in loro, della monade che erano, ma solo due stolti, due montagne spoglie.

[il saggio è sottile, intuitivo,/penetrante, profondo./Le sue profondità sono misteriose e insondabili./Non resta che descriverne l’apparenza:/Il saggio è attento come un uomo che attraversi d’inverno un fiume,/circospetto come un uomo/circondato da vicini pericolosi;/riservato come un ospite sensibile;/flessibile come il ghiaccio fondente,/semplice come il legno grezzo,/aperto come una valle,/torbido come un torrente fangoso./Perché “torbido come un torrente fangoso”?/Perché si raggiunge la chiarezza quando/si sta quieti in presenza del caos./Sopportando il disordine, rimanendo tranquilli,/si apprende gradualmente a far calmare/l’acqua fangosa e a/lasciare che le giuste risposte si rivelino. (Tao t’e Ching, attr. Lao Tzu, sec. IV/V a.C.) ]

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NARRAZIONI DI POPOLO

Un solo round decisivo...

"A short left hook and then a right to the jaw slammed the 25-year-old Turpin to the canvas," adding "He fell hard and his head hit the deck with a thump." Associated press

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Marzo con le pecore. Leggo e sento parlare di letteratura e rete, ancora, sono quindici anni che se ne discute, di social network e immaginifico, di e-book e ipertesto, la nuova abbuffata delle major. Vedo scrittori che girovagano straniti su facebook, mi pregerò di parlarvene nel prossimo numero di Bloodbath, leggo liste di proscrizione, classifiche, la lobby che cerca di imbrigliare il Popolo della rete ma non le riesce, o meglio le riesce difficile: troppo diverso da quello dei salotti buoni, così disomogeneo, delocalizzato, presente e assente in un tempo, asservito e accanito.

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Un editoriale muto.
Ascolta il Frumento Romano,
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TerraNullius si ferma fino al 9 gennaio, vi facciamo gli auguri, l’editoriale esce con una settimana di anticipo, torniamo ad essere quello che siamo sempre stati. Niente di più.
A voi, il primo editoriale del nuovo anno!
Luca Moretti

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