C'è un uomo che mi vuole morto. Racconta in giro che ha intenzione di uccidermi. Afferma che mi scopo sua moglie - una cicciona della madonna che mi rifiuto anche di guardare, quando la incrocio per le scale. Proprio io. Proprio quella. Quello schifo di donna. E poi - capite - abitano nel palazzo. E quest'uomo, questo Alberto, va parlandone con tutti i condomini. Mi ha messo le corna, dice. L'ho saputo, che farneticava a questo modo, dall'Amministratore. Mi ha telefonato e mi ha intimato di smetterla, che il marito mi vuole ammazzare. A me. Cos'è, fuori di cervello? All'Amministratore ho spiegato che quell'Alberto è pazzo. È uno che beve forte. Se glielo vai a chiedere, manco che giorno è sa dirti. Potrebbe approssimare. Martedì o mercoledì. Ma niente di esatto. Io sono più scrupoloso. So che non è né martedì né mercoledì. Questo sì che lo so. Più o meno, dovrebbe essere giovedì. O venerdì. Insomma, siamo tra giovedì e venerdì. Più vicini al nuovo week-end che al vecchio. Cosa ho fatto nel week-end scorso? Ma niente, niente - si capisce. Che dovrei fare? Un giorno vale l'altro. Ma ne so più di quell'Alberto. Questo è poco ma sicuro. Mi domando Ma come ha fatto a pensare che io mi scopi sua moglie e a decidere di andarlo a raccontare a tutti? Assurdo. Anche se fosse vero, perché non viene a parlarne direttamente con me? E - badate - non è vero per niente. Non la guardo. Io non guardo mai nessuno. Ce l'ho per vizio. È una mia fisima. Non so com'è. È andata così.
Tutta la vita ho sempre cercato di evitare gli sguardi. C'è qualcosa di monotono nelle fisionomie altrui. Di insulso. La bruttezza mi stordisce. La bellezza mi lascia indifferente. La gente la vedo nei film. Gli attori mica possono guardarmi. Mi piacciono, i film. Sono puliti - persino quelli stupidi - sono puliti. Quelli in bianco e nero sono i migliori. Anni Quaranta, magari. Anni Cinquanta. Perché gli attori sono quasi tutti morti, e la cosa mi fa sentire meglio. Già non possono guardarmi. In più sono morti. Quindi. Se tanto mi dà tanto, posso sentirmi libero dall'oppressione. O no? O così è peggio? Non so. Sono poche le cose che so. E diminuiscono sempre più. Il fatto è che vivo troppo in casa. Allora, ecco, più pensi e meno ragioni. Ma parlare - dio, parlare con qualcuno, proprio no. L'indispensabile, ecco, non una parola di più. Mi dia del pane. Mi prescriva uno sciroppo. Niente di più. Ed è una scelta. L'ho scelto fin da piccolo - da quando, cioè, mio padre mi prendeva a cinghiate perché parlavo troppo. Da allora ho deciso. Dall'ultima cinghiata. Ho smesso di parlare troppo. Però, certe volte, mi viene da piangere. Anche in strada. Per nessun motivo in particolare. Piango. Poi dico in giro che ho un'infezione agli occhi. Non si sa mai che qualcuno chiami l'ambulanza e qualcun altro mi faccia rinchiudere in manicomio. Ma non capita sempre. Capita. Così. Anche adesso. Adesso che mi vogliono morto. Quell'Alberto! Se l'avessi per le mani, altroché le corna. Ma prima o poi. Più poi che prima. Poi o prima, ci dovremo affrontare. Testadicazzo d'un ubriacone fallito, gli dirò, che cavolo vai raccontando in giro? E all'Amministratore, poi! Che c'entra? Io non faccio certe cose. Se proprio lo vuoi sapere, tua moglie è un cesso intasato di merda! Non me la tromberei nemmeno se ci finissi dentro calamitato da forze sovrannaturali. E poi - se proprio proprio lo vuoi sapere - io non scopo da nove anni. Non vado neanche a puttane. Perché scopare mi fa schifo. Quel su e giù, dài, girati, mettiti così, allarga le cosce. Lo detesto.
E non prendermi per finocchio, che non lo sono per niente. Sono un essere disormonato. Diserettivo. Dislibidinoso. Quindi, vedi di piantarla di spargere certe voci, che non fanno comodo né a me né a te. Men che meno a te, coglionazzo. Sarebbe un discorso troppo lungo, per uno come me, ma andrebbe fatto. Dopo, starei male per giorni interi. Perché non sopporto di infervorarmi. Evito sempre di farmi saltare la mosca al naso. Anche quando mi hanno messo in cassintegrazione, sei mesi fa, ho fatto di tutto per non prendermela. Ho usato un'arte di autocontrollo invidiabile. Nemmeno un santone indù. Ho firmato senza battere ciglio. Un altro, al posto mio, l'avrebbe strozzato, quel geometra da quattro soldi che venne in fabbrica e cominciò a chiamare gente in ufficio, me per primo, per scaricarci. Dopo diciotto anni di onorato servizio. Un lavoratore onesto. Infaticabile. Casa e lavoro. Lavoro e casa. La casa a casa e il lavoro al lavoro. Non portavo la casa al lavoro. E nemmeno il lavoro a casa. Tenevo le due cose separate. Anche se la mia ex moglie si lamentava. Diceva Perché non mi parli mai del tuo lavoro, mica sei impiegato alla CIA? E io ribattevo Il lavoro a lavoro e la casa a casa. Così, per anni. Poi lei s'è trovato un altro. Sta con un idraulico, adesso. Uno che magari, tornato da lavoro, le dice Oggi ho montato trentaquattro rubinetti in dodici appartamenti, tesoro, sei contenta? Avresti dovuto vedere con che perizia facevo girare la chiave a brucola, amore. Lei sarà così orgogliosa del suo uomo chiacchierone. E si ricorderà con sdegno di quando io le dicevo Il lavoro a lavoro e la casa a casa. Cazzo. Il tempo che è passato! Certi giorni riesco persino a dimenticare che sono stato sposato per sei anni. Be', ero giovane. E anche lei. Due giovincelli con tanti sogni e pochi mezzi. Io volevo mettermi in proprio. Una fabbrichetta. Ma niente, non c'è stato verso, è mancato il colpo di culo economico. Persino durante il Boom degli anni Ottanta siamo a stento riusciti a tirare avanti. Nessuna possibilità. Solo un inferno nero, che ci ha mangiato tutto. A lei, il cuore. A me, l'anima.
Cose che succedono. E uno dice Ma cazzo, perché succedono proprio a me? Non potrebbero capitare a un altro? Poi ti guardi intorno e scopri che è successo a tutti. Stop. Non rivanghiamo il passato. Rivanghiamolo. Chi me lo impedisce? Ma nessuno - nessuno, naturalmente. Però. Magari non funziona - e mi fa male. Potrebbe farmi male, e non funzionare. Solo il male funziona sempre. Io non so niente - chiedete in giro. Sono uno sprovveduto. Ho due braccia e poi ho le mani. Con le mani stringo le cose. Poi cammino. Avanti e indietro. Non rido. Piango davanti ai vecchi film - James Stewart, Cary Grant, Gregory Peck, Irene Dunn, Vivian Leigh. Già. Dove siete finiti? Morti, morti, solo e sempre morti. Però i film. Oh, concetti. Concetti. Tipo: come porterò di sotto la spazzatura. Con l'ascensore o a piedi. Naturale. Naturale. Devo imparare ad essere naturale. Evitare le cose nocive. Rodermi il fegato. Ma come si può solo immaginare di mettere in pompa la moglie di quell'alcolizzato? Io voglio solo annullarmi. Non esistere che fisicamente. Voglio smettere i miei pensieri. Ne ho bisogno. Ed è tutt'altro che impresa ardua. Insomma: due strattoni ed eccomi partorito. Uno strattone, e mi seggo, a scomparire. Respirare. Fumare. La notte come il giorno - solo una fastidiosa differenza cromatica. Il mattino non ha il proverbiale oro in bocca. Ci ho guardato. Solo denti storti, cariati e una lingua consumata dalle troppe, confuse parole del cosmo. Ora mandano robot su Marte. A cercare segni di vita. Quando quaggiù siamo tutti morti. Ci hanno impiccato, ci hanno ghigliottinato, ci hanno sparato una fucilata. Che - mi domando - che cazzo me ne frega di Marte? E agli altri? Scienziati e massaie curiosi di sapere quant'è rosso il pianeta rosso. Se batteri. Se organismi. Se acqua. E, se acqua, frizzante o naturale? Porca puttana, come fa la gente a starsene quieta rimbecillita davanti ad una scatola di fili blu e rossi, che vomita immagini sui loro occhi?! Siamo le piattole del sistema, parassiti di noi stessi. Inspiriamo e caghiamo lunghi stronzi, carponi, a guardarci la merda sbucare dal culo per posarsi nel buco decentrato della turca. Parlo a nome di tutti i sani di mente, proprio io che sono un folle. Proprio io che non ne ho l'autorità. E chi la vuole? Tenetevela. Voi e le vostre divise da vigili urbani della società, pronti a multare l'individuo che ne ha piene le palle, che non ne vuole sapere di stare in riga. Niente code. Basta code. Ma - cazzo - se penso al mio ufficio postale dove lavorano una dozzina di impiegati e gli sportelli aperti sono sempre solo tre! Non ti lasciano nemmeno accendere una fottuta sigaretta. E poi c'è sempre - sempre - il furbastro che tenta di fotterti il posto. C'ero prima io. No, io. No, io. No. Sì. Olè. Affanculo. Macché. Tutti in fila. Visto dall'alto, scoperchiato, il mondo è tutto così:
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Una linea segmentata. Quale pezzo di cazzo sono io? Un giorno cominceranno ad appiccicarci dei numeri sulle chiappe, perché non ci sapremo più distinguere gli uni dagli altri. Tutti uguali. Con la bava - io prevedo la bava - agli angoli delle bocche. Una bava di rigetto. Intossicazione, malattia e morte. Quattro stupide parole su di una lapide. "Qui giace, anche se non gli piace, eppure incapace, non si lamenta e tace". Magari non una frase così lunga. E le rime son futili. È che noi - noi - noi siamo fossili deposti in ossari con pretese di ossigeno. Rantoliamo. Facciamoci caso. Anche in pubblico, noi rantoliamo. Come se avessimo un bebè strozzato dentro. Io dico: questo bebè, questo pargolo che ognuno si porta in corpo, perché non la smette e si dà per vinto? Perché vuole la nostra attenzione? Che ha - puttana eva - che ha di così importante da esclamare ed interrogare? È il professore di noi stessi, penso, colui che ci bacchetta l'aorta se ci comportiamo male. Eppure. Vediamo: può essere la nostra coscienza, che si strozza e insozza e sguazza nella melma dei nostri rimorsi. O la nostra anima - che è differente dalla coscienza - che ci richiama ad un atteggiamento - quale non lo so. O è la nostra fede? Ma fede in che cosa? Nell'avercene? Ma. Chissà. A chi frega? Martiri coi nomi sul calendario. Ebbè? Lunedì o martedì. Solo accanimento in ciclostile. Lo ripeto - a chi frega? Ma piuttosto concentriamoci sull'uomo, che è più concreto. Un uomo. Maschio. Tipo me. M'accendo una sigaretta.
È tardissimo. TG24ore annuncia che Spirit, il robot, zampetta su Marte, fotografando crateri sterili, lande inquietanti, pietre immote, sabbie addormentate. E tutto è sempre stato così. Sempre. Mentre sulla Terra, dal canto nostro, non abbiamo fatto altro che scannarci per secoli, in nome di un Credo bugiardo, di una Filosofia fallace, di un impeto d'onnipotenza; i decenni bui della ragione, il Rinascimento. Guerra e Arte. Cos'altro? Adesso c'è la guerra per non fare la guerra che si chiama - badate bene - guerra preventiva; e pittori che si infilano un pennello nel buco del culo e colorano pavimenti in nome dell'arte anale. E noi vorremmo trapiantare su Marte questa squallida civiltà, questa miseria ridicola di morte e violenza che ci scorre nel sangue? Per imbrattare, proprio come quegli pseudopittori, un'altra atmosfera, che non ci vuole - mi ci gioco i coglioni - non ci vuole eppure non può, non sa respingerci. Bestie terrivore, vogliamo strisciare fin lassù, a depositare la nostra noce di peli. La vergogna - proprio così - la vergogna di essere Uomo mi decompone l'anima, mi sfratta il cuore. Spirit, ascoltami, stai fermo. Bloccati. Mettiti in sciopero. Non continuare. Iscriviti al Sindacato, incrocia le zampe, spreca il rullino con degli autoscatti inservibili, e mandali tutti a fare in culo. Non mi rappresentare nel cosmo, ti prego, non ti ho chiesto niente. Non testimoniare la mia assurdità di esistente. Io sto qui. Non ti voglio lassù. Sto qui. Seduto. Fumo. Cerco di ammazzare i miei pensieri. Perché - come ho detto - io voglio solo annullarmi, annullarmi, annull… E quell'Alberto lì, che mi vuole morto, mentre io. Oh, ma che fare? Massì. Mi piace, mi stimola il fatto che mi si voglia morto. Significa che significo. Per qualcuno. Foss'anche un ubriacone.
Poi un giorno chiariremo questo malinteso. Come persone civili, magari durante un'assemblea di condominio. Io gli dirò Tua moglie, sai, non me la sono mai scopata, e neanche penso di farlo in futuro. Lui dapprima non vorrà credermi. Poi si imbarazzerà. Sorriderà. Mi chiederà scusa. La gente fa schifo ma qualche volta - qualche volta chiede scusa. Poi chiariremo tutto davanti agli altri. Alberto dirà che si è trattato di un grosso malinteso. Dirà Non è lui che s'è scopato mia moglie. Dirà Guardatelo, è un brav'uomo. L'Amministratore sorriderà ed esclamerà qualcosa di pacifico e divertente. Tutti rideremo. Qualcuno applaudirà. E, sulle nostre teste, da qualche parte lì nel cosmo, Spirit si infilerà la bandiera americana nel suo sfintere elettrico, disattivandosi per sempre. Fino ad allora, però, devo fare attenzione. Vogliono uccidermi - questo non posso dimenticarlo. Cazzo. Ho il sacco della spazzatura da portare di sotto. Ed è quello che farò. Vada come vada. Alberto, la mia ex moglie, Spirit - che volete che me ne freghi. La vita è un angolo buio che prende polvere e nasconde scarafaggi. La morte non è che un certificato da timbrare. Prendo il sacco. Apro la porta. Fa freddo. Esco, guardingo. Odo un rumore di passi. Sento un respiro affannoso. C'è un'ombra sul muro. Tranquilli - sono io.



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