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Mi chiamano Teodoro e sono un portiere. Tutti mi chiamano Teodoro. E tutti dicono che io sono un portiere. Anche mia moglie ormai.

 

Nel mio palazzo mi rispettano tutti. Tranne uno. Ma è vecchio. Io sono sempre pronto a risolvere i mille problemi che i miei vicini hanno. Non abbiamo l'amministratore di condominio anche se siamo in dodici. E allora io faccio il portiere e gestisco gli impicci. E non solo quelli burocratici di luce, acqua e monnezza. L'altra mattina è caduto un vaso di fiori dal terzo piano ed io con un tuffo l'ho preso al volo prima che toccasse terra. Avreste dovuto vedere che tuffo. Stava quasi per entrare in porta.

Ma non sono sempre stato un portiere. Io insegnavo storia dell'arte ad un branco di stronzetti liceali senza cervello, con in testa solo il videofonino ed i programmi mediaset. Come secondo lavoro però mi ero volontariamente ridotto a vendere peti di donne in vasetti. Per fortuna avevo parecchie amiche e studentesse che si prestavano a fabbricarne per me. Dietro piccolo compenso. Paghiamo per avere merda, figuratevi per avere aria di culo. Mio nonno diceva sempre che la scoreggia è come dio: “non puoi vederla ma c'è e ti dà la giusta essenza di merda”.

Fatto è che sfruttavo a dovere le mie amiche. Inserivo nel loro ano un tubicino flessibile di plastica, che terminava in un piccolo vasetto chiuso ermeticamente. Fragranze alla frittata di patate, scaloppine calde, lasagne vegetariane o con ragù, pizza margherita o quattro stagioni.

Gli odori che vendevo di più erano i misti-cena al ristorante cinese ed il Big Mac di Mc Donald. In Francia sapete come lo chiamo il Big Mac? Royal con fromage. Sono queste piccole differenze che rendevano il mio nuovo lavoro interessante.

Certo, insegnare il Caravaggio a degli studenti mi dava più soddisfazione, però sapete che vi dico? Guadagnavo molto di più con i vasetti di dio che con la busta paga statale. Vendere aria è stato certamente più produttivo che regalare nozioni a dei piccoli rincoglioniti che se gli parlavi di cultura ti rispondevano con un link di un video caricato su youtube. Insomma: io vendevo scoregge, un modo come un altro per campare. Mi davo da fare, io! Tentavo di inventarmi sempre qualcosa, io! Mi adeguavo ai tempi, io! Vendevo aria, io!

Ma da qualche anno ho cambiato vita. “Chi non cambia è un fesso” diceva sempre mio nonno prima di diventare lesbica. Ed ora sono un portiere molto bravo, anche se per arrivare alla fine del mese sono costretto a lavorare pure di notte. Non vendo più aria di culo. Lavoro in un albergo a ore. “Porto il cappuccino a chi fa l'amore” come dice la famosa canzone. Porto il cappuccino soprattutto a quelle coppie perverse con lui cuckold, che per eccitarsi hanno bisogno di un terzo incomodo, magari vestito da frate. Sesso e religione è la moda del nuovo millennio a quanto pare.

Fatto è che di giorno però poto le piante, annaffio, raccolgo i soldi delle bollette di tutti gli inquilini del palazzo e vado all'ufficio postale a pagarle, se c'è un difetto all'ascensore arrivo io e lo risolvo. Se non c'è nessun difetto arriva un altro. Sono sempre attento a non uscire dall'area. Mi chiamo Teodoro e sono un portiere, anche se mio padre avrebbe voluto vedermi in difesa. Mio padre era un maresciallo sottufficiale dell'areonautica e avrebbe voluto che intraprendessi la carriera militare. Ma la mia via è stata un'altra.

L'altra mattina ero al mio sgabello a vedermi un film di Aldo Fabrizi, quando la signora Pina non riusciva ad aprire il portone. Due ragazzacci le si avvicinarono e la strattonano tentando di portarle via la borsetta e allora arrivo io e con una pallonata colpisco in testa i due che vanno via tramortiti da quell'azione inaspettata. Questa per dirne una.

La vita del portiere è dura e lo sa bene la mia compagna, povera donna, che deve sorbirsi i malumori miei e che ogni mattina all'alba, quando torno dall'albergo, mi massaggia le gambe prima di scendere in campo. Una santa. È la mia assistente personale, quasi una portiera. Si fa in quattro per me e per gli altri. Anche se è lunatica/bipolare: si apre e si chiude senza preavviso. Ricordo ancora i pianti quel giorno che un motorino le venne addosso. Ha ancora la botta sul fianco. Ma io non ci faccio più caso ormai. Queste ammaccature non si notano quando hai al tuo fianco una donna che ti dice: “Teodoro, lo vuoi un bel massaggio questa mattina?”. Ed io: “Grazie amore mio” le dico. Pure lei mi chiama Teodoro. È proprio vero: noi uomini senza una donna al fianco siamo meno di zero.

Fatto è che non dormo mai. Ma io sono uno che vuole godersi la vita fino all'ultimo minuto. E quando mi prende la malinconia e voglio ripensare alla giovinezza me ne vado in cantina, prendo uno dei miei tanti vasetti invenduti, lo apro e c'infilo dentro il naso. E aspiro profondamente.

E questo è.

 

 

Angelo Zabaglio e Andrea Coffami

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