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Eclissi - Marco Lupo

Camper - Kevin CyrC'è la chiara, quando escono dal camper. Una nebbia compatta che attacca gli archi, le finestre, le piante sempreverdi che diventano ombre o disegni sui balconi. Fuori è freddo. Inverno dice che lo è. Le dita devono entrare nelle tasche e non importa quanti anni hai. Non importa a nessuno se hai la pelle spessa abbastanza da misurarti con un taglierino. Fuori è freddo e le cose vanno conservate.

Loro sono giovani, hanno le gambe forti, lei ha i piedi piccoli e le unghie strane. Lui ha ossa molto sottili, il collo sembra troppo lungo per quella testa, e non gli piacciono le frasi non finite.

Da piccoli non si conoscono. Lei è bionda e gioca in un giardino, da qualche parte, in un posto dove gli uomini si ammazzano per onore. Lui si trascina su strade non asfaltate, in un paese in cui le persiane dicono più di una biblioteca.

Le persone crescono, e quando crescono sono fottute. Certi esemplari scappano. Cercano. Mordono. Fottono. Provano. Certi altri no. Lui e lei fanno quello che va fatto nello stesso momento, nello stesso giorno, nello stesso anno del fu novecento.

Lui si spezza la schiena nei ristoranti tristi del litorale, in quei locali vuoti e languidi d'inverno e intermittenti d'estate. Li riconosci dai parcheggi in terra battuta e dalle tettoie di canne gialle che il vento fa sbattere sui pali d'acciaio. D'estate i grandi acquari piazzati nelle terrazze si riempiono di pesci grigi. La gente si siede e indica un pesce. Il padre chiede al figlio di imitarlo. Così tutti indicano i pesci, e i pesci boccheggiano prima di morire.

Quindi entra ed esce dalle cucine, serve ai tavoli, carica le celle frigorifere e mangia di nascosto tra un turno e l'altro. Come uno che si nasconde. Provate a mangiare con il culo appiattito su un lavandino mentre un cuoco sventra uno scorfano, provate a farlo. Lui lo fa per anni.

Lei ha sviluppato l'attitudine alla canzone triste, come un fado che di riflesso le bacia la vita. Da piccola voleva fare la sarta. E si è ritrovata ad indossare vestiti in botteghe senza nome, in quartieri dove i lampioni si spengono poco dopo il tramonto. Nei guardaroba, a fine turno, scopa con uomini che la pagano. Non è facile e non è difficile. È quello che succede. Un giorno segue un'amica e quella vita cambia, smette di succedere. Per due anni vive in una grotta. Mangiano pane cotto tra i mattoni e pomodori rubati. Quando torna in Italia conosce lui.

L'11 agosto del 1999, durante la prima eclissi totale di Sole mai registrata dagli astronomi europei, lei e lui fanno l'amore sul retro di un posto che si chiama “Degrado”. Non vedono niente nel cielo. Troppe nuvole. Troppo piacere.

Gli astronomi non sono mai stati d'accordo sul fatto che fosse un'eclissi totale, e neanche lui e lei. Nel corso degli anni lei ha ripetuto più volte di aver sentito qualcosa, nel buio, mentre lui gemeva e lei no. Come sua madre e come sua nonna, lei ha qualcosa nel sangue, una linea che collega le sue lacrime alla radice della schiena e all'epidermide che si accappona in determinate condizioni ambientali. Una specie di radar, dice lui. No, non hai capito niente, dice lei. Lui ricorda soltanto la prima scopata, e un paio di storie raccontate da gente di cui non conosce i nomi. Storie sull'eclissi. La gente racconta sempre dove si trovava e cosa stava facendo. Lui preferisce di no.

Nel 2004 suo zio gli regala un camper mansardato. Non si sa perché l'abbia fatto. Forse, dice lei, perché gli fai pena. Pena o non pena, abbiamo un camper, dice lui.

Viaggiano molto. Vanno in Campania, in Puglia, in Calabria, in Sicilia. Vanno anche in Sardegna. Vanno in Umbria, in Toscana. Non vanno mai in Lombardia. Lei ha paura della nebbia. A un certo punto finiscono i soldi. Non sanno più come mangiare, e hanno pochi litri di benzina nel serbatoio. Lei si ricorda perfettamente quando è successo. Lui preferisce non ricordare. Alla fine discutono, si mordono, lei gli tira un libro che cade dal camper. Lui scende e lo raccoglie. Quella notte parlano per ore. Lui le propone di rubare una videocamera e di fare dei video. Che genere di video?, chiede lei. Quei video, lo sai, dice lui.

Nel 2005, a marzo, hanno abbastanza denaro per ripartire. Decidono di fare un serial porno on the road. Una specie di cult, dice lui. Una porcata, dice lei. Tornano sulle autostrade, attraversano i caselli, mangiano panini nelle aree di servizio. Si sono organizzati bene. Hanno una rete di contatti, di gente che è interessata a quei video. All'inizio bastavano loro due. Fare l'amore davanti a una telecamera non era poi così strano. Gli amanti dell'amatoriale apprezzavano. Poi lui ha capito che non bastava. E hanno messo su la rete di contatti. Un appuntamento al giorno in un'area di servizio. Un uomo o una donna. In genere uomini. All'inizio per lui era strano, non era facile mettere a fuoco. Ma ci ha fatto l'abitudine. Per accordo, si dovevano rispettare poche regole. Quelle igieniche. Quelle estetiche. Quelle morali. Niente violenza, niente cose strane. Solo un uomo e una donna, o una donna e una donna, o due uomini e una donna, o due donne ed un uomo.

Nel 2007 lui e lei hanno aperto una società di produzione. L'hanno chiamata “Camper Production”. A dicembre, in un vitigno di Malvasia, vicino a un paese di case bianche e strade strette, lei gli dice di essersi innamorata di un cliente. Quale?, chiede lui. Il primo, dice lei. Da tre anni lo sogna tutte le notti. Il primo anno pensava che fosse un trauma. Le dava fastidio l'idea che lo fosse. Il secondo anno pensava che fosse un sogno simbolico, un nuovo inizio, e che l'uomo rappresentasse la nuova strada. Adesso non sa più cosa pensare.

Vuoi lasciarmi?, le chiede lui.

Quella notte, di nascosto, senza dirle nulla e facendo poco rumore, cerca la prima agenda dei contatti e scopre il nome e l'indirizzo dell'uomo. Mentre lei dorme e forse sogna l'uomo, lui mette in moto il camper ed esce dal vitigno, esce dal labirinto di case bianche e prende l'autostrada. Quando lei si sveglia sono in viaggio da ore. Lei non fa domande e lui non la saluta.

Verso mezzogiorno la strada quasi non si vede. Fuori c'è la chiara densa che avvolge tutto. A pranzo si fermano in una trattoria. Lei cerca di toccargli le mani. Lui ha paura di guardarla negli occhi.

Si rimettono in marcia e dopo un'ora entrano in una città che inizia con la C.

Adesso lui trema, ha i brividi che si concentrano sulle caviglie e suda dalle ascelle.

Scende dal camper senza dirle niente. Lei guarda dal finestrino, ma non vede quasi niente. Lui attraversa il vialetto e bussa a una porta. L'uomo apre la porta e gli stringe la mano. Parlano per qualche minuto. All'improvviso la luce aumenta e scalda la nebbia, che diventa più chiara, quasi trasparente, e poi scompare.

Quello che succede dopo che l'uomo ha preso le chiavi del camper, lasciando a lui le chiavi di casa, non lo sapremo mai.

 

Marco Lupo

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NARRAZIONI DI POPOLO

Editoriali

Succede di accendersi di passioni all’inizio di un anno, di una stagione o al passar di una stella.

Succede di sentirsi posseduti da un volere, custodi di preziosi e mai sopiti intendimenti.

Sarà per senso del dovere, o forse la parola giusta è smania. E altri ancora potrebbero vedere questo rinnovato patto con i propri sogni dettato dalla paura o dall’adrenalina.

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