Una volta io e il mio amico Carlo Carli eravamo molto amici. Dicevamo sempre “l’altra sera non sai cosa è successo” e “poi com’è andata a finire l’altra sera?” e uscivamo dalle case popolari in cui i nostri genitori si erano riuniti con altri genitori per esercitare il diritto alla casa, quello che secondo i nostri genitori era un diritto universale e inalienabile, proprio come le nostre uscite serali, proprio come i nostri discorsi pieni di racconti e carichi di arrotondamenti.
Una sera io e Carlo Carli, che aveva appena iniziato a prendere lezioni di pianoforte da uno zio zoppo di nome Gianmaria, discutemmo delle cose di cui discutevamo durante le uscite serali, e poi, non ricordo perché, discutemmo delle qualità che ci univano e dei difetti che non ci separavano. Carlo Carli aveva le idee chiare su questo punto. Mi disse che io e lui eravamo al centro tra due categorie di uomini, due categorie, mi disse Carlo Carli, che potevano essere sintetizzate in questo modo, disse lasciando la lattina di birra accartocciata sotto la panchina del Parco degli Acquedotti: nella musica classica coesistono in modo perfetto e armonico nomi come Beethoven e Bach, Wagner e Mozart; se ci pensi bene Beethoven e Wagner hanno rivoluzionato la musica, mentre Bach e Mozart l’hanno perfezionata. Disse anche che noi eravamo equidistanti da queste due categorie, alla giusta distanza, disse. Aggiunse che i rapporti tra persone non rientravano tutti in queste due categorie, ma che il nostro, in un modo che ancora non so spiegare, disse Carlo Carli, invece sì. Forse uno di noi rivoluzionerà la vita dell’altro. Forse la perfezionerà. In nessun caso saremo neutri.
Lui e il suo amico Carlo Carli sono nati nello stesso ospedale, a distanza di una manciata di secondi, il 27 luglio del 1972. L’anno prima i loro genitori occupano la scala C delle case popolari di via A. Gramsci. Quella notte suo padre e il padre di Carlo Carli fanno il giro delle case popolari, ubriachi di brandy e felici di urlare la nascita di altri due dissidenti, altri due scarti di società che occuperanno la loro porzione di cemento nella loro porzione di città. Quella notte il padre di Carlo Carli e suo padre si giurano amicizia perpetua, si stringono la mano sputando nel palmo e ci danno sotto con un litro di brandy e una montagna di sigarette.
L’anno dopo suo padre muore. Il padre di Carlo Carli si prende cura di lui e di sua madre, di sua madre soprattutto. Lui va a giocare a casa di Carlo Carli, studia a casa di Carlo Carli, si masturba nel bagno di Carlo Carli, fantastica con Carlo Carli. Una sera che la luna sbrodola luce sulla fisionomia acuta delle case popolari, i due amici fanno una promessa e si dicono, da grandi faremo grandi cose. Cresciuti, lui e Carlo Carli prendono strade diverse.
Carlo Carli: si diploma all’Istituto tecnico, va all’università, si laurea in Economia e Commercio, fonda uno studio contabile, si arricchisce.
Lui: a 16 anni lo assumono come commesso in una profumeria, che nel 1990 cambia gestione e si trasforma in un negozio di prodotti di bellezza, dove fa carriera prima come commesso assistente, poi come commesso addetto alla vendita di kit per la depilazione, poi come responsabile del marketing e quindi come direttore di filiale. Nel 2005 Carlo Carli ha due abitazioni di sua proprietà, una Jaguar verde acqua, una moglie con le labbra carnose e tre figli.
Nel 2005 lui ha un contratto d’affitto per un’abitazione di 60 mq., una moglie con la pelle secca e tre figli. Comunque, nonostante tutto, lui e Carlo Carli continuano a vedersi: a Natale, a Pasqua, il Primo maggio, a Ferragosto, il giorno dei morti. Le mogli si telefonano tutti i giorni e i figli si vogliono bene come se fossero cugini.
A Pasquetta del 2006 il primogenito di Carlo Carli, Amedeo, viene visto con la sua primogenita, Maria. La madre di Carlo Carli li trova nel garage mentre stanno scopando sui sedili di pelle della Jaguar. Tre mesi dopo sua moglie porta Maria dal ginecologo. Maria è incinta. Carlo Carli gli dice che è una bella cosa, dice che ora saranno ancora più legati, dice che lui lo sapeva che sarebbe successo, che quasi lo sperava. Lui dice, sì.
Quando nasce Benedetto lui pensa a suo padre e al padre di Carlo Carli e a quel film di Sergio Leone in cui Robert De Niro all’inizio è vecchio e quando Fat Moe lo rivede dopo anni in cui non lo ha visto gli chiede, Noodles, cos’hai fatto in tutti questi anni? E lui, Noodles/De Niro risponde, sono andato a letto presto. Quella notte lui e Carlo Carli si sbronzano di vodka e vanno con la Jaguar di Carlo fino a Ostia. Carlo dice di andare a puttane e lui dice, sì.
Al primo compleanno di Benedetto lo chiamano dalla filiale per dirgli che stanno per licenziarlo. Lui fa finta di niente e sorride a sua moglie che è di là in soggiorno, con Carlo Carli e le famiglie che ingoiano tranci di pizza capricciosa e bombolotti alla crema. Un mese dopo arriva la lettera di licenziamento. La trova nella cassetta della posta, la apre e se la infila in tasca. A sua moglie dice che lo hanno promosso, che l’hanno assunto in una nuova filiale e che presto potranno accendere il mutuo per quella casa a Pomezia.
Passano giorni, settimane, centinaia di oroscopi stropicciati. Dopo sei mesi di disoccupazione, sei mesi in cui fa finta di andare a lavoro tutti i giorni, mesi in cui finge che tutto vada come deve andare, chiama Carlo Carli. Gli racconta tutto. Gli chiede un prestito. Ha saputo da amici che Carlo Carli presta, ogni tanto, soldi agli amici. Carlo Carli rifiuta, dice che a lui i soldi non li vuole prestare. Dice che glieli regala. Lui dice a Carlo Carli, non se ne parla nemmeno. Carlo Carli accetta di prestarglieli.
Al terzo compleanno di Benedetto, Carlo Carli gli chiede se ha intenzione di restituirgli il denaro. Gli dice, Carlo, non ho ancora trovato lavoro. Carlo Carli sorride e gli dà una pacca sulla spalla.
In nessun caso saremo neutri. Non si può essere neutri se crollano le borse. Se mio nipote Benedetto ha la r moscia. Se mia figlia è di nuovo incinta. Se i soldati americani si ritirano dall’Afghanistan. Se muore la madre di Carlo Carli.
Io la mattina mi sveglio con quella puzza di gas e umido che cresce come muffa su questa lingua morta. Accendo la tv e vedo i notiziari. Li vedo uno dopo l’altro. Vedo le facce che scendono dagli autobus con i panini pronti negli zaini, vedo le loro facce alle manifestazioni, vedo ustioni in tutte le città, slabrature, slogamenti. Poi un sabato scendo di casa con la lingua appiccicata al palato, gli occhi lucidi, una formicolio di sangue caldo che corre come sangue pazzo tra la testa e le dita. Vedo un lancio di fumogeni. Poi un lancio di bombe carta. Torno a casa con gli occhi che non si asciugano e una fitta che passa dal cuore al buco del culo.
Mia madre era sensitiva. Devo esserlo anch’io. Mia figlia abortisce. Amedeo la lascia un venerdì sera. Quello è il giorno in cui vengono a trovarmi alle case popolari. Quella faccia di culo di Amedeo si guarda intorno come se fosse uno dei Tudor. La lascia mentre stiamo cenando. Riceve una telefonata, risponde, riattacca. Poi le dice, è finita.
Un lunedì mattina Carlo Carli mi chiama e mi chiede di incontrarlo. Le manifestazioni nei notiziari si avvicinano al Parlamento. In quella settimana muoiono un paio di dittatori. Quel giorno Carlo Carli mi taglia l’indice sinistro. A mia moglie dico che è stato un incidente. Mia moglie, mentre stiamo cenando, riceve una telefonata, risponde, riattacca. Mia moglie mi lascia. Una settimana dopo mia figlia viene arrestata durante una manifestazione. Il tenente in caserma dice che ha lanciato una busta piena di assorbenti contro il vice-prefetto, e dice che l’ha preso in pieno. Sangue mestruale dappertutto. Carlo Carli paga un avvocato per farla uscire. Non so perché ma lo fa. Intanto la pubblicità del Martini cambia testimonial. Durante una visita dall’oculista scopriamo che Benedetto ha problemi di strabismo. L’ottico mi guarda e chiede, non l’avevate notato? No, urlo, col cazzo che l’avevamo notato. In primavera Carlo Carli mi taglia il piede sinistro. Solo allora mia figlia va a vivere a casa della mia ex moglie. L’avvocato di mia moglie chiama il mio avvocato che mi chiama e dice, devi pagare gli alimenti. A maggio Carlo Carli istituisce il premio “Carlo Carli” per giovani musicisti. Ora le manifestazioni di protesta incendiano grandi città e piccoli centri, e la giornalista del notiziario dice che c’è il pericolo di una nuova escalation di terrorismo. A giugno la cancrena ha raggiunto il ginocchio sinistro. Da allora vado in giro su una sedia a rotelle.
Ad agosto, mentre una luce arancione sbava su nuvole blu, incontro Carlo Carli davanti alla pizzeria “Bella Italia”.
Carlo Carli mi sorride e mi dà una pacca sulla spalla.
Marco Lupo



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