Si era detto prima il più giovane, poi il più vecchio, qualcuno aveva proposto il più alto e diversi il più grosso. Assolutamente no una femmina. Infine si decise che la conta avrebbe eletto il prescelto. Si disposero in cerchio, al centro del campetto da calcio che pendeva da un lato.
Le vacanze non erano ancora iniziate, ma nessuno andava più a scuola, nemmeno quelli che di solito la frequentavano. L’afa toglieva il respiro, l’umidità non permetteva di sudare, succedeva ogni anno che un mattino ci si ricordava di queste sgradevoli sensazioni dimenticate da mesi. Stava per iniziare la collerica estate, spietata e arrogante, che non lascia scampo proprio come questa città.
Era lunedì, il giorno prima lo stesso posto era invaso dai banchi del mercato delle pulci. Parte della merce invenduta era ancora buttata agli angoli e ai lati del campetto. Scatole piene di libri strappati, armadi senza ante e comodini privi di cassetti, giocattoli rotti, scarpe spaiate e montagne di vestiti. Alcuni disperati frugavano tra le cianfrusaglie alla ricerca di qualcosa che si potesse ancora salvare. “Si svuotano magazzini” avvertiva la fiancata di una moto-ape. I conducenti del mezzo dopo aver caricato qualche vecchio mobile, che avrebbero cercato di vendere la settimana successiva, ripartivano al rumore molesto della marmitta. Il resto dei rifiuti avrebbe preso fuoco mercoledì.
Fu il momento, i pugni chiusi tenevano un certo numero di dita tese. Ci fu qualche attimo di silenzio all’interno del cerchio, poi una voce iniziò a contare. “Quattro e tre sette, e due nove, dieci e undici, undici e cinque quindici e tre diciotto”, la stessa voce concluse la somma mascherando un errore non calcolato. Una mano prese a toccare il proprio petto e a giro toccò ogni giocatore. Il ragazzo su cui terminò la conta non provò né paura né smarrimento, ebbe solo la conferma di un presagio nato nel momento in cui si era formato il cerchio. Fissò gli altri occhi, non si sentì un fiato, una testa fece segno verso via Albergheria.
Il prescelto guardò il pallone, che aveva tenuto fino ad allora tra il fianco e la mano, come se fosse l’ultima volta, lo poggiò a terra facendone eredità collettiva e Iniziò a correre.
*
Non ce la farà, pensarono i ragazzi mentre gridavano forza, vai vai. L’eroe che il destino aveva scelto, invece, non dubitava né del buon esito dell’impresa, né della veridicità degli incitamenti da cui si sentiva vestito come da un’armatura.
Corse la prima decina di metri senza pensare, la pavimentazione scoscesa in basalto sembrava srotolarsi sotto i sui piedi, nulla sembrava potesse turbarlo. Proseguì lungo la discesa fino a via San Nicolò all’Albergheria, quando girò, le scarpe produssero un lieve squittio. Il vicolo era stretto e le alte mura ai lati lo rendevano buio anche in pieno giorno. L’ultima delle undici torri civiche vide attraverso le sue bifore il ragazzo correre verso Suq-al-Balari, Ballarò. Si mischiò tra la gente, tra frutta e verdura, interiora e quarti di carne appesi a depurarsi dal proprio sangue.
“Numero… Numero… 36! Numero 36!” gridava il riffatore. Qualcuno avrebbe mangiato pesce a pranzo. Arrivò in piazza, le taverne a quell’ora erano affollate di gente in attesa di una deriva che il caldo dell’estate avrebbe reso più veloce, ragazzini facevano capannello attorno al camioncino della grattatella. Uno di loro gridò qualcosa che il ragazzo non poté sentire, già lontano tra gli odori di spezie dei vicoli dei turchi. Quando superò un’enorme impalcatura di tubi e il negozio di chincaglieria dell’americano, l’orologio in pietra di Casa Professa era fermo alle otto e mezza. Svoltò a sinistra, e si lasciò alle spalle l’ultima Ruga risparmiata dalla toponomastica dell’antica Panormus. Arrivò all’ex casa dei Teatini, lì finiva il suo quartiere, l’angolo tra il Cassaro e via Maqueda, un braccio della Croce Barocca, uno dei Quattro Canti, erano le sue colonne d’Ercole.
*
Sfiorò il muso di un cavallo che trainava una carrozza per turisti. Sempre di corsa imboccò piazza Bellini, superò le tre cupole rosse di San Cataldo e i mosaici d’oro della Martorana. Arrivò in via Roma. La strada a quattro corsie era un fiume di macchine e mezzi pubblici, ai lati la gente passeggiava distratta dalle vetrine dei negozi.
Era sudato, aveva il fiatone, sentiva l’aria entrare veloce dalla bocca e seccargli la gola. Superato quel varco si sarebbe trovato in territorio nemico, si guardò un paio di volte alle spalle, a cercare il coraggio per un tuffo nell’acqua gelida, quando lo trovò attraversò. Seguiva il percorso del torrente Kemonia prima che fosse interrato, arricchendo il numero dei fiumi sotterranei che percorre le viscere di una città assetata. Arrivò ai Lattarini, in quel momento avrebbe potuto percorrere una strada dallo stesso nome, con il medesimo significato, a Gerusalemme, ma non lo sapeva. Salì verso via Alloro, c’era stato una sola volta, tra le case diroccate e gli splendidi palazzi restaurati, i vicoli erano un dedalo, alla fine della strada si scorgeva il mare che gli uomini avevano allontanato di duecento metri dalla costa. Nonostante fossero passate decine di anni, nessuno si era preso cura di riavvicinarlo, quella distanza era un segno inamovibile della tragedia della guerra, come il tetto crollato dello Spasimo e le frecce blu con la scritta “Ricovero”. Girò verso destra, seguendo più un personale senso d’orientamento che un’immagine remota impressa nella sua memoria. I suoi occhi impiegarono alcuni secondi per poter accogliere il grande spiazzo aperto dalle bombe alleate. L’odore d’erba del grande prato invece, gli confermò il suo arrivo alla Magione. Vide il campetto in sabbia, aveva le porte con le reti e le bandierine agli angoli, e non pendeva da un lato. Si diresse accorto verso i pini che stavano in prossimità del campo, ai loro piedi un piccolo cumulo di pietre. Tutto era come gli avevano detto.
Sollevando i primi sassi si accorse della copertina gialla, ne spostò altri e tirò fuori il quaderno. Non è stato difficile pensò, i suoi muscoli contratti si rilassarono e le sue labbra tracciarono un invisibile arco rivolto verso l’alto.
Poi delle voci ruppero l’incantesimo. Ebbe un soprassalto.
- Chi è? Che fa?
- È uno scafazzato di Ballarò, lo conosco.
Le voci da due si moltiplicarono, divennero urla, sempre più minacciose, un gruppo di ragazzini si avvicinava veloce, iniziarono a insultarlo e a tirare pietre. Erano della Magione, conosceva la loro cattiveria solo per sentito dire.
Mise il quaderno tra la pancia e l’elastico dei calzoncini e iniziò a scappare. Gli altri presero a inseguirlo. Tornò indietro per l’unica strada che conoscesse.
Fu un frenetico agitarsi di braccia e di gambe mosse dall’odio, odio immotivato forse, ma ben presente, fu il suo agitarsi di braccia e di gambe mosse da una paura mai provata prima. Gli stavano dietro, cinque o dieci per lui erano un intero esercito.
In via Alloro, all’altezza di una fontanella a mezzeria tra la chiesa dei Cocchieri e il giardino dei Giusti, cadde rovinosamente a terra, scivolando sul lastricato bagnato. Non avvertì il pungente bruciore al ginocchio, sentiva solo le voci degli inseguitori sempre più forti sempre più vicine. Era stremato, non aveva più fiato né forza nelle gambe, per un momento decise d’arrendersi. Ma tale pensiero svanì subito. Avrebbe accettato gli insulti, i calci, i pugni, ma non avrebbe potuto cedere il quaderno, e tornare tra i suoi amici umiliato e sconfitto.
No, non era possibile.
Raccolse le energie, si rialzò e corse più veloce di prima. Attraversò via Roma di volata, nemmeno si girò a guardare gli altri che, bloccati da una corda invisibile, continuavano a lanciare improperi. Erano fermi sul loro lato di strada, come quei cani che inseguono gli intrusi fino alla fine del loro territorio e poi tornano indietro, quieti, come se avessero dimenticato la rabbia che, fino a poco prima, aveva dato fiato al loro latrare.
*
Si fermò davanti al portone della Regia Università, si sedette ad un angolo, tastò il quaderno che il sudore gli aveva attaccato al corpo. Non era felice, le gambe gli tremavano, non aveva ancora realizzato di avercela fatta, la sete non gli permetteva di deglutire, un senso di vuoto gli lacerava lo stomaco, forse aveva anche voglia di piangere. Lo toccò di nuovo, per assicurarsi che non si fosse trattato di un sogno, ma soprattutto alla ricerca di conforto e sollievo. Avvertì che lo stato di disagio cedeva gradualmente posto a uno strano senso d’euforia, che riempiva il vuoto, faceva dimenticare la sete, e gli rendeva impossibile rimanere ancora seduto.
Ripartì incerto, poi con sempre maggior coraggio, tanto che gli sembrava che fosse la strada a scorrere sotto i suoi piedi e che un senso di leggerezza trasformasse ogni suo passo in saltello. Un sorriso gli paralizzò la bocca, la mano e il capo si alzavano a salutare le persone conosciute. Si sentiva rispettato per l’impresa appena compiuta, avrebbe anche canticchiato una canzone se solo ne avesse conosciuta una. Percorse rua Formaggi fino in piazzetta, a quell’ora di pranzo al mercato solo in pochi compravano le ultime cose, mentre le panche delle taverne davano posto ai soliti fedeli.
Il tempo era tornato a scorrere più lentamente.
Risalì via Albergheria godendosi l’ombra delle case, la luce che proveniva dal campetto era accecante, iniziò a sentire le voci dei suoi amici, stava riacquistando i sensi, mancava poco e avrebbe potuto riprendere a respirare.
Raggiunse lo spazio aperto. Appena gli altri lo videro, rimasero in silenzio, ognuno congelando l’azione che stava compiendo.
Godette di quello spettacolo, il suo ginocchio era segnato da lacrime di sangue ormai secche, alzò il quaderno dalla copertina gialla sopra la testa come un trofeo. Fu il delirio: chi saltava, chi si abbracciava, urla, risate, una gioia incontenibile contagiò tutti.
L’eroe rimase composto guardandoli da una decina di metri.
Era forse questo il gusto che provavano i guerrieri al ritorno in patria da vincitori?
Ma non era certo felicità quella che provava, si sentiva vecchio, i suoi vestiti e le sue scarpe divennero pesanti, il quaderno cadde a terra, avrebbe preso fuoco il mercoledì successivo.



Twitter
Myspace
Digg
Del.icio.us
Slashdot
Furl
Yahoo
Technorati
Smarking
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio







