Un giovane tossicodipendente è alle prese con la quotidiana ricerca di eroina e soprattutto dei soldi con i quali procurarsela. È davvero ridotto male, i vestiti sporchi e puzzolenti, magro come un chiodo, il viso chiazzato da due occhiaie enormi come un mare di fango, ma è un tipo che non molla, tiene duro. Lo vediamo in strada importunare con un certo savoir faire un passante. Il passante sorride e gli fa vedere il portafogli, clamorosamente vuoto, eccezion fatta per un segnalibro di carta plastificata, nuovo nuovo.
“Figliolo”, dice il passante, “come vedi non ho niente, posso darti solo ‘sto segnalibro”.
Il nostro giovane tossico (d’ora in poi per comodità lo chiameremo Toni) ci pensa un po’ e alla fine, poiché tutto fa brodo, accetta il segnalibro.
Ringrazia, se lo intasca e va per la sua strada.
Cammina cammina cammina e si ferma a un semaforo. Lì c’è un extracomunitario che svolge la non ambitissima attività di lavavetri. Deve essere un intellettuale, pensa Toni, perché tra un semaforo rosso e l’altro trascorre l’attesa leggendo avidamente un ponderoso volume che -al momento in cui è richiamato al dovere dal rosso- poggia sull’asfalto, aperto a metà, le belle pagine a contatto con tutta la sporcizia del mondo.
Il nostro ci pensa un po’ e conclude che al lavavetri serve un segnalibro. Detto fatto: offre al simpatico intellettuale lavavetri extracomunitario l’utile oggetto, e quest’ultimo accetta l’offerta di buon grado. Ma Toni vuole qualcosa in cambio, dei soldi magari. Il lavavetri per tutta risposta gli dà la spugnetta, nemmeno tanto nuova, che eccede dal suo equipaggiamento. Toni ci pensa su con la sua faccia scema e consumata e, poiché tutto fa brodo, ci sta. Fa spallucce, prende la spugnetta e continua la sua ricerca.
Cammina ancora a lungo, è visibilmente stanco. Anzi, di più, sta davvero male, è in evidente crisi di astinenza. Barcolla, suda, è vittima di un conato irresistibile che lo porta a vomitare un liquido biancastro sulla vetrina tutta strenne di una libreria. Un secondo e il padrone è fuori, a inveire minacciando feroci ritorsioni. Toni cerca di salvare capra e cavoli mostrando la spugnetta.
Detto fatto: è subito all’opera e a onor del vero fa un ottimo lavoro. Non si limita ad asciugare il suo vomito acidulo ma pulisce ben bene l’intera vetrina. Un lavoro degno di un professionista che gli vale i complimenti dell’ora rabbonito libraio. È chiaro che Toni a quel punto voglia qualcosa in cambio, anche una “mille lire”, ma il libraio, per tutta risposta, invece che vil danaro decide di regalargli tre agili libretti: un manuale di inglese, un volumetto internet no problem e una dispensa di marketing e pubblicità. Toni ci pensa su e, poiché tutto fa brodo, accetta.
Si siede sul selciato, fa un bel sospiro e sfoglia dapprima con fare distratto i tre libri. Quindi passa a una lettura attenta. Colto da stati di ispirazione progressiva divora le pagine, si sciacqua presso una fontanella e decide di affrontare un colloquio di lavoro con una società di servizi di cui aveva adocchiato la sede in strada.
Toni supera il colloquio e viene assunto.
Vediamo le sue mani scorrere frenetiche sulla tastiera di un computer, digitarne milioni di volte i tasti mentre sopra di loro dissolvono le immagini di un calendario, i cui fogli scorrono anch’essi uno dopo l’altro fino al giorno del primo stipendio. Del primo assegno.
Toni abbandona il posto di lavoro e va da uno spacciatore. Gli consegna l’assegno e acquista un voluminoso quantitativo di una polvere marroncina molto nota.
È seduto su di una poltrona, in un ambiente a noi sconosciuto, forse casa sua? Per terra vediamo cucchiaio limone e accendino, in mano ha una siringa già pronta. Toni freme, è un momento meraviglioso, emozionante. Si inietta l’eroina. Gode, la sua faccia si plasma in un’espressione di beato annullamento: il nostro sguardo si alza, la stanza ora sembra un locale molto ampio, è la pista di una discoteca.
Toni è al centro, seduto sulla poltrona, che occhieggia languido attorno a sé. Quattro sfrenate cubiste sono comparse dal nulla, gli stanno attorno e ballano la hit del momento, peccato però che noi non avvertiamo alcun suono, possiamo solo vedere Toni, strafatto e felice, ebete, e le cubiste che ancheggiano, sculettano e ammiccano nella nostra direzione.
Il silenzio è assoluto.



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