• Il grido - due estratti

    Il grido - due estratti

    Giovedì 5 aprile, alla libreria Assaggi di Roma, TerraNullius legge alcune pagine del nuovo libro di Luciano Funetta, Il grido, pubblicato da Chiarelettere nella collana Altrove diretta da Michele Vaccari. Qui i dettagli della serata. Read More
  • Erbario - Gelsomino

    Erbario - Gelsomino

    Totò aveva sempre sospettato che sua madre nascondesse qualcosa.Tempo addietro, s’era trovato a pensare che facesse parte delle schiere dei morticini per via del viso bianco di lei e dei grandi segni neri sotto gli occhi, ma poi, avendole più volte pizzicato la pancia e strusciato la guancia contro il viso, aveva dovuto constatare che non c’era niente che confermasse la marcescenza corrosiva della morte. Read More
  • La Biblioteca Essenziale - Elsa Morante. L'Isola di Arturo, ovvero dell'emergenza dolorosa di essere amati

    La Biblioteca Essenziale - Elsa Morante. L'Isola di Arturo, ovvero dell'emergenza dolorosa di essere amati

    Una mattina, sono sbarcata all’Isola del Giglio. Muovendomi a piedi dal porto, ho superato la Spiaggia delle Cannelle e, diretta verso sud, ho camminato ancora oltre, lì dove l’isola si fa disabitata e i sentieri costeggiano il mare e si perdono tra uno sperone e l’altro. Poco più avanti, un tratto più esposto scendeva sugli scogli fino a una conca protetta dalle onde più alte. Il caldo e il sudore sarebbero stati lavati via senza troppi riguardi se la promessa di quel bagno refrigerante non si fosse infranta davanti a un gabbiano. Se ne stava lì sotto, ferito, a strillare. Read More
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Editoriale Maggio 2014 - Appunti per un viaggio verso Sócrates – L. Iervolino

Per il mese di maggio vi proponiamo di partire, d’indossare scarpini coi tacchetti bassi e di esultare sotto un cielo infuocato. Vi invitiamo a immaginare una destinazione, che possa essere il campo di una finale del campionato paulista o la piazza assediata dai militari armati e invasa da due milioni di brasiliani. Oppure a immergervi senza bombole nei fondali delle emozioni di un uomo, dall'innamoramento per il calcio – da bambino – sognando Pelé, alle grandi lotte contro la dittatura nel suo paese.

Sócrates bambino con la maglia del Santos. Fonte: Arquivio AEUn uomo laureato in Medicina, un colpo di tacco sceso dal cielo, capitano del Brasile stellare dell’82, faro luminoso dell’unico laboratorio politico che ha prodotto un’autogestione nel calcio mondiale, la Democrazia corinthiana. Poeta, medico del popolo, cantante, mecenate delle arti, fabbricante di assist geniali, oppositore di dittature. Un uomo di nome Sócrates Brasileiro: cittadino onorario della nazione degli eterni.

Per il mese di maggio vi proponiamo di attraversare un’esistenza, e di perdervi. Poi, il tempo e il modo per ritrovarvi, lo lasceremo a voi.

 

#1 La voce di un uomo e l'idea di un libro

Collina di Grassina, Firenze. Ottobre 2013. Lorenzo Iervolino davanti la casa in cui Sócrates abitò durante la stagione 1984/85 giocata con la maglia della FiorentinaUn giorno triste così felice (in libreria dal 15 maggio per i tipi di 66THAND2ND) è una ricostruzione – tra le tante possibili – della voce di un uomo nel tentativo di farla parlare di nuovo. Un viaggio la cui unica meta è riportare al presente quel che rischia di sprofondare in un tempo scaduto, immobile, definitivamente passato: l’immagine di un calciatore irripetibile perché rivoluzionario. Costantemente innovativo. Coscientemente ribelle. E sempre schierato. Un’immagine oggi affidata (più o meno incautamente) al supporto approssimativo e frazionato delle memorie virtuali. O esposta alla rischiosa voracità di un marketing da tazze da the, da gadget per turisti. Delegata a poster evocativi, ma incapaci di raccontare.

Questo viaggio non ha la presunzione di dire chi è o chi non è Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, detto o Magrão, conosciuto come o Doutor, o, più semplicemente, soltanto Sócrates. Ma propone uno sguardo parziale. Inevitabilmente e volutamente parziale. Consegna indizi. Dettagli. Visioni. Il risultato della raccolta delle parole disseminate lungo il cammino, ormai terminato, di un’esistenza. Le immagini esemplari di una vita e di una carriera vissute senza mai risparmiare energie, sorrisi, nuove battaglie. Priva della paura di trovare l’allegria persino nella peggiore disfatta. E propone la trasmigrazione di queste parole ed immagini in un nuovo corpo letterario, nel quale i capitoli rappresentano un tessuto unico di racconti che si sfaldano in una moltitudine di fonti documentali, testimonianze registrate, di acrobazie spettacolari. Di sconfitte, esultanze e di utopie realizzate.

 

Ribeirão Preto, 1976. Sócrates durante gli studi in Medicina. Fonte: foto di Alfredo Rizzutti

#2 I maestri involontari e il corpo biografico

Le biografie e le autobiografie mi sono sempre sembrate un’affascinante ingiustizia. Ammassi di eventi sofferti, o gioiosi, o soffiati via come vento granuloso nel deserto dell’indifferenza, sciami inquieti di frasi sospirate, gridate, scaffali intangibili di cimeli raccolti, di gesti compiuti, carte geografiche di missioni impossibili, impulsi nervosi sminuzzati in date, in orari, in minuti, consacrati in epigrafi epiteliali e poi distesi come lunghi capelli ingrigiti sotto la polvere di calendari appesi a muri senza chiodi, perennemente sudati, sanguinanti, nascostamente pitturati di fresco prima di ogni tramonto. E ancora bagagliai riempiti di corpi in esilio, di esistenze in transito, di ignote transumanze interiori, offerti impunemente al lettore, a questo brutale ed innocente carnefice, già possessore a priori (per passione o per sentito dire, per approssimazione statistica o a volte persino per dannazione) del diritto divino di conoscere “il finale”, la fatale conclusione, le conseguenze dell’irrinunciabile, ancorché mitizzato, tentativo di vivere da parte di qualcuno.

Anni di fitti esercizi polmonari dedicati a difendersi dall’ignoto circolo gassoso della vita, (o di mimetizzarsi tra le altre specie respiranti), anni di gioie polverizzate dentro clessidre continuamente ribaltate, anni di inseguimenti, di rapimenti, di attentati a se stessi (o a nessuno?), progettati e quasi mai compiuti, contro – dall’altra parte del racconto – poche settimane di lettura, una maldestra collezione di pomeriggi liberi, di sere prima di dormire, o notti insonni, o albe di allucinata astinenza da vite altrui, resistenze a routine mattutine in tram o in autobus o in metro, tra i gomiti e la tosse e gli sguardi sfuggenti degli altri, nella nebbia solitaria e caotica della città, con il battito del cuore di un personaggio di carne e di carta intrappolato tra le pagine tese sotto le proprie dita. Ecco, in questi termini (tangibilmente sensoriali, geometricamente organici, disperatamente biologici), la posizione del lettore rispetto al soggetto di una biografia (o di un’autobiografia) mi  è sempre sembrata la colpa oggettiva e inappellabile dell’affascinante ingiustizia inflitta all’incedere di una vita numerata, punteggiata, maneggiata e, infine, messa via.

Sócrates assieme a Casagrande e Wladimir. Fonte: foto di J. B. ScalcoNegli anni ho ovviamente anche io perpetrato – più o meno consapevolmente, più o meno colpevolmente – questa sopraffazione. Una biografia che ha senza dubbio acuito in me la percezione di questa affascinante ingiustizia, che ha cioè sublimato lo scontro interiore tra voler sapere e il senso di colpa per aver bruciato un’esistenza intera con lo sguardo, è Senza perdere la tenerezza di Paco Ignacio Taibo II, dedicata alla vita e alla morte di Ernesto Che Guevara (persona molto amata e anche genuinamente imitata da Sócrates). Ed è alle due pagine e mezza della sua premessa che, prima di partire, mi sono aggrappato come a un amuleto, necessario, in un viaggio, ben più della propria ombra. Due pagine e mezzo capaci di farmi trovare le dimensioni del mio concorso di colpa con il lettore (e al tempo stesso i confini della mia innocenza) per l’insieme di atti che mi avrebbero portato a percorrere i sentieri – potenzialmente infiniti – della straordinaria vita che ho deciso di esplorare: quella di Sócrates Brasileiro, o Doutor da bola.

Questo, che non vuole essere un racconto meticolosamente biografico ma un attraversamento emozionale, assimila però due presupposti della lezione (più o meno volontaria) di Taibo II. Ho deciso infatti di aprire delle finestre sulla vita di Sócrates, parlandone come una storia di allora, e non vista con le consapevolezze di oggi. Una storia al presente, nella quale le conseguenze delle azioni del suo protagonista sono a lui, ovviamente, sconosciute. Ed ho deciso anche di partire dal dato noto al lettore: raccontare la fine, la morte di Sócrates, nel prologo. Subito, all’inizio. Cercando di esorcizzare l’inesorcizzabile, sbandierare quello che ogni lettore sa già, per poi accomodarmi silenziosamente vicino a lui, come un qualsiasi compagno di viaggio, e partire alla ricerca di una voce, di un uomo, e della sua immagine rivoluzionaria.

 



Un giorno triste così felice - Lorenzo Iervolino

dal 15 maggio in libreria

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