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Editoriale Marzo 2014 - Scrittori Precari: dieci motivi per chiudere

Sarà allora un editoriale diverso. Non i progetti che ci sono in ballo su TerraNullius, i libri cui stiamo lavorando, alcuni di imminente uscita o le nuove rubriche; occorre invece confondere marzo con le pecore. Domani chiuderà “Scrittori Precari”, l’esperienza/blog/reading collettaneo, che per più di cinque anni ha coinvolto persone a noi care e che, d’ora in poi, sullo scambio di messaggi che segue, dato che non ho mai sopportato l’appellativo che s’erano dati, semplificheremo in “I Precari”.

Click to enlarge!Invero io  avevo ironicamente consigliato a “I Precari” di chiudere già diverso tempo fa, oggi Liguori, Zabaglio, Piccolino e Ghelli dovrebbero ringraziarmi, avrebbero risparmiato tanta fatica; notare che nella lista de “I Precari” Ghelli l’ho passato per ultimo perché non ho mai sopportato la sua pettinatura e il modo in cui vestiva, Liguori per primo perché ricordo con piacere la forma astrusa delle sue scarpe numero 49 che doveva accontentarsi sempre di quello che trovava. Piccolino lo conosco meno, se vedi le foto è piccolino davvero, e Zabaglio è forse quello che amo di più per il modo in cui vive la scrittura, senza mai pensare a quello che farà dopo: un puro. Ma tutto sommato è ingiusto parlare de “I Precari” al passato, in effetti non sono morti, e come l’acqua, che muta forma percorrendo, così loro, magari singolarmente, torneranno a tormentare la rete e le nostre vite.

È questo il motivo per cui ho deciso di scambiare alcuni messaggi con Gianluca Liguori che domani con un ultimo post  chiuderà il blog SP, per capire se c'è stato un senso.


SCRITTORI PRECARI: DIECI MOTIVI PER CHIUDERE


Click to enlarge!#1 Per evitare i biografismi
LM - Abbiamo condiviso diverse cose, ma immaginiamo che chi legge non sappia assolutamente chi erano “I Precari”, ci fai un bignami veloce?

GL - Scrittori precari è stato originariamente il nome che abbiamo dato alla “prima”, una lettura organizzata al Pigneto, era il 12 dicembre 2008. Io e Simone, in quei giorni, eravamo reduci dall'esperienza Scrittori Sommersi, mentre il rapporto tra lui e Piccolino risaliva a qualche anno prima, ai tempi della rivista Rizoma. Quella sera tra il pubblico c'era anche Angelo, che avevo conosciuto poche settimane prima in quanto avevamo entrambi pubblicato con lo stesso editore e avevamo intenzione di fare qualche presentazione insieme per promuovere i nostri libri. Quella sera, a nostra totale insaputa, era nato SP: dovevamo tenere una lettura pubblica e non immaginavamo certo la lunga avventura che avremmo vissuto insieme. Nacque tutto così: qualcuno dal pubblico, non ricordo neanche più chi, ci avvicinò e ci disse: figo, perché non fate questa cosa anche da noi?
Dopo il terzo reading sentimmo l'esigenza di avere uno spazio virtuale dove segnalare i nostri successivi appuntamenti e pubblicare sparuti estratti dai nostri libri e di quelli degli ospiti che iniziammo a invitare alle letture. La conseguente trasformazione del progetto web in qualcosa che assomigliava sempre più a una rivista è datato luglio 2009, con l'approdo sull'attuale piattaforma. A settembre poi c'è stata prima la Maratona letteraria (venti autori, più di sei ore di letture, c'eri anche tu, anche lì una tua polemica) ad anticipare il tour che ci portò a Napoli, Firenze, Bologna, Milano, Casa del Cuculo e Frigolandia. Da quell'esperienza, Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani hanno tratto lo spettacolo teatrale “Trauma cronico. Appunti per un film in terra straniera”.


#2 A causa dei “giovani”
LM - Avete fatto chioccia e manto per molti giovani, ora che chiudete tornerete irrimediabilmente a voi stessi, a lavorare alle vostre cose. È quindi colpa dei giovani che non sanno scrivere?

GL - Guardati in casa: prendi Funetta, o Mandracchia. C'è un patrimonio in Italia di potenziali giovani autori che è impressionante, e sanno scrivere. Ovvio, quando sono acerbi vanno seguiti, guidati e aiutati a crescere per fargli esprimere al meglio il loro potenziale. È un lavoro che mi piace e faccio con naturalezza. In questi anni ho lavorato con centinaia e centinaia di autori, molti giovani e giovanissimi, e, anche perché il contesto sociale, politico ed economico è favorevole, aspettiamoci (e auguriamoci) che da questi giovani possa nascere una nuova bella, scusa la parolaccia, “generazione” di autori.


#3 Per i soldi
LM - La prima cosa detta dai più dopo il vostro annuncio di chiusura è stata: “hanno trovato lavoro”. La prima volta che ci incrociammo al Forte Prenestino ricordo che stavi sul palco e chiedevi scusa alla platea dell’assenza degli altri membri de “I Precari” perché erano impegnati nelle rispettive occupazioni. Mi alzai dalla platea e ti risposi che quindi non eravate precari. Fu forse in quel momento, nel tuo non scomporti per nulla davanti alla mia provocazione stronza, che diventammo amici. Cosa siete stati in questi cinque anni oltre che “I Precari”?

GL - Personalmente ho smesso di cercare lavoro, da quando sono finiti i soldi ho risolto tutti i miei problemi di soldi, oltre ad aver imparato e scoperto tante cose, come ad esempio fare la spesa senza soldi, curare un orto, viaggiare gratis, poi ho migliorato la tecnica della volpe leopardata e la mia abilità di trattativa nel baratto, oltre alla maniera di farsi pagare per i buoni consigli. Devo dire che, pur avendo perduto soldi, casa e lavoro, ho trovato in compenso una solidarietà che immaginavo possibile solo in un buon romanzo. Per la prima volta nella vita adulta c'ho un paio di scarpe buone, sarò anche precario, ma ai piedi c'ho pur sempre un paio di Clarks. Ma forse non ho risposto alla tua domanda?


Enlarge at your own risk!#4 Per trovare il lavoro vero
LM - In fondo il precario non esiste più perché oggi, soprattutto nell'editoria, tutto è precario: lo è spesso l’editore, quello che non ruba, l’editor che viene pagato a babbo morto, il grafico con partita iva, l’ufficio stampa a progetto etc. Insomma, ora che avete unto tutto il mondo col vostro morbo ve lo trovate un lavoro vero?

GL - Lavoro vero? Basta lavori veri, vogliamo la pensione! Tralasciando le utopie, probabilmente la forza di Scrittori precari è stata proprio quella di esserci sempre procurati da vivere in altre maniere e non aver mai considerato l'editoria un settore che ci avrebbe dato da mangiare. Detto ciò, se qualcuno ha da offrire lavoro mi scriva. Io avevo capito che il lavoro era finito.


#5 Perché il nemico è dentro di noi
LM - Sono diverse le partite che abbiamo giocato insieme, penso alle lotte come quella all'editoria a pagamento, ma anche al sostegno che ci avete dato nella prima edizione del Flep! Se abbiamo bisogno dove possiamo trovarvi da domani?

GL - Si può scrivere ancora a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., oppure ci trovate su FB. Poi quando saranno i tempi maturi state certi che saprò farmi trovare... non lascio certo i nostri nemici senza qualcosa da fare o da dire.  Mi conosci bene, lo sai.


#6 A causa della pedofilia
LM - Ho letto un post di Vanni Santoni  in cui dice che tu, finita questa esperienza, partirai con un progetto incentrato sui giovani. Ti volevo chiedere innanzitutto se hai notato quanto somiglia a Renzi (per l'accento e in in bella copia eh) e poi a cosa si riferiva.

GL -
Santoni somiglia a Renzi? Sì, sarà la parlata! Quanto al “progetto incentrato sui giovani”, a dire il vero Vanni non avrebbe dovuto anticipare nulla, ma la notizia della chiusura di SP (che peraltro conosceva da tempo) lo ha sconvolto a tal punto che non è riuscito a tenersi il segreto. Ma gli voglio troppo bene e lo perdono. Quanto al progetto a cui sto lavorando… abbiate ancora un po' di pazienza e vedrete!


#7 Per accendere la TV
LM - La sette manca, cosa ti piacerebbe ti venisse chiesto?

GL - La7? Un programma sulla Letteratura in prima serata sarebbe una buona idea. Se troviamo i soldi e mettiamo nero su bianco c'ho già pronta la squadra e scrivo la programmazione in due giorni. Quando partiamo?


#8 A causa delle vanità
LM - Chiudendo il blog è come se aveste messo da parte il megafono per tornare ai vostri progetti personali, magari un romanzo, so che stai da tempo lavorando a quello della maturità. Se ci pensi bene è una stranezza, un vizio e una vanità. I libri circolano sempre meno mentre si moltiplicano gli esercizi digitali di comunicazione: blog, piattaforme, chat, social media. Sei diventato vanitoso?

GL - Ho bisogno di staccare un po' dalla rete ma tornerò presto. Il giorno stesso della chiusura di SP sono arrivate alcune proposte di collaborazione per me e per i “miei” autori. Quanto al romanzo invece, avevo maturato la convinzione di non riuscire a scrivere nella maniera in cui volevo, e avevo quindi deciso di smettere. Poi, all'improvviso, senza nemmeno cercarla, la scrittura è tornata da sé e in due mesi e mezzo ho scritto quello che tu chiami romanzo della maturità e che io piuttosto considero ancora romanzo di formazione. D'altronde ho iniziato a scrivere prestissimo, avevo appena vent'anni e idee distorte sulla vita e sul mondo. Le mie idee sulla vita e sul mondo continuano a essere distorte, però non ho più vent'anni e sono successe intanto cose che mi hanno fatto crescere e maturare. Quasi quasi da grande mi metto a fare lo scrittore!


#9 Per colpa dei social
LM - Dopo questo sepukku digitale, quali altri approdi consiglieresti a chi aveva con voi un dialogo aperto e continuativo?

GL - Sicuramente continuare a seguire SP su Facebook e Twitter. Per almeno un anno io e Ghelli utilizzeremo quei dispositivi per diffondere, divulgare e condividere le nostre attività e, così come abbiamo sempre fatto, quelle altrui che riteniamo degne di attenzione.


Liguori merda!

#10 Liguori Merda 
LM - Ricordi quando ti fotografai al Crack dopo aver scritto Liguori Merda sul muro? Quella foto è la più apprezzata tra le tue. Non mi hai ancora ringraziato.

GL - Oramai è un'icona. Stiamo per superare i 150 mipiace. E non mostro né tette né culo né figa. Di questi tempi non è poco. Ma non mi ci far pensare che con gli anni i ricordi mi emozionano troppo e mi viene da piangere. Nostalgia canaglia!

 


LM - La sensazione è di evasione, come se non avessi risposto alle mie domande, come se non avessi voluto dare un senso a questi cinque anni. A ogni modo ho sempre voluto più bene a Zabaglio che a te.


 

>> Qui il blog di Scrittori Precari

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