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Editoriale Gennaio 2012 - A più mani

A voi. Il mito del Natale s’è fatto carne, indosserò un cuscino sullo stomaco e un vestito di pezza rossa, lo farò per la prima volta e a questo penso. Niente di più. Porterò una bicicletta arancione da 12 pollici sotto il braccio ed entrerò di soppiatto dal balcone. Mi farò racconto già prima di raccontare.
TerraNullius si ferma fino al 9 gennaio, vi facciamo gli auguri, l’editoriale esce con una settimana di anticipo, torniamo ad essere quello che siamo sempre stati. Niente di più.
A voi, il primo editoriale del nuovo anno!
Luca Moretti

 


Lorenzo Iervolino – Psico Fanta Editor presso Criccca 33
Eccoci, di nuovo: carte regalo, parenti, torroni bianchi di quelli duri che spaccano i denti, la zia che regala sempre e solo maglioni anni Ottanta, i tagli alle pensioni, l’ici che ritorna con un nome adatto agli eroi manga – e solo fuori dei confini della Città del Vaticano – sacrifici, bambinelli che nascono, Berlusconi comunista e Bossi rivoluzionario. Ma se Gesù ci ascolta e crede nei Maya, il primo Natale del papato Monti sarà l’ultimo della storia dell’homo sedicente sapiens.
E noi? Noi di TerraNullius cosa abbiamo in serbo per voi? Cosa troverete nel nostro sacco dei regali per LaFestadiCristo? Primo regalo: Il Senso del Piombo (Castelvecchi, 2011) di Luca Moretti in free download (dal 10 gennaio) e se ci conoscete, e se ci conoscete lo sapete, questo vuol dire che vi scaricate la dura e folle epica dei Nar gratis: basta un click. Secondo regalo: Occidente, la nuova rubrica di TerraNullius, in cui Pier Paolo e Massimiliano Di Mino vi porteranno a spasso in venti secoli della nostra storia, dieci passi da gigante da Gesù a Obama, da Bacon a Freud. Terzo regalo: un nuovo Mandracchia in un nuovo corpo, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, dopo essere stato organizzatore di feste, giocatore di scacchi/pugilato e custode di cimitero. Quarto regalo: due nuove tavole di Toni Bruno, per le sue riflessioni sul contemporaneo attraverso la rubrica Sono stato taggato in un paese di merda. Quinto regalo: continueremo a parlare di Editoria a Pagamento e supporteremo chiunque vorrà nei dubbi contrattuali, nelle pieghe dei possibili inganni dell’editoria: vi daremo risposte sul copyleft e sulle licenze Creative Commons.E poi ancora: sesto, settimo, ottavo, nono... : la nostra Biblioteca Essenziale, le interviste e le recensioni, i coccodrilli immaginifici dei Mai Morti (i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi), i nostri racconti, le illustrazioni, le lotte di ieri e di oggi raccontate dai nostri teschietti con la matita.
Ma, sia chiaro, tutto questo a gennaio, perché pure noi, ci fermiamo un po’ per mettere le mani sulle carte da regalo, salutare i parenti, spaccarci i denti sui torroni bianchi e sorridere all’ennesimo maglione anni Ottanta che la zia ti vede scartare soddisfatta.

Toni Bruno – Sciamano presso Cricca 33
A Natale siamo tutti protagonisti, diamo e riceviamo insomma. Non in maniera troppo equa, chiaro; ma facciamo del nostro meglio. A Natale siamo tutti felici, amiamo e ci lasciamo amare insomma. Non in maniera troppo equa, ovvio; ma facciamo del nostro meglio. A Natale, siamo tutti indebitati, cioè siamo e non siamo direi; ma facciamo comunque del nostro meglio. Signore mie, Signori miei, a Natale ci manca l'aria perché abbiamo dimenticato come si respira e quel senso di soffocamento dovuto all'ansia è solo il primo dei regali che ci fanno e che vorremmo gettare dalla finestra ma che, per motivi abbastanza stupidi legati alla tradizione, ci teniamo lo stesso per non fare torto a nessuno.
Ecco, siate intelligenti, per quest'anno pensate al vostro di benessere. Regalate le vostre ansie al prossimo e liberatevene come io mi libererei volentieri dei miei parenti. Siate generosi, scambiatevi un segno di pace e approfittatene per asciugare il vostro sudore sulla mano del bramoso di auguri e convenevoli. Siate adulti, prendetevi le vostre responsabilità, vogliatevi bene. Fate una rapina in una banca qualsiasi e non fatevi beccare.
Buone feste.

Pier Paolo Di Mino – Papa presso Cricca 33
Il Natale, in questa decadenza del numinoso chiamata modernità, è l’unico mito a resistere. Per via di Babbo Natale, il ciccione che sfrutta le sue magiche risorse per fare i regali ai bimbi e lasciare che tutto il resto vada in malora. Babbo Natale è l’esemplificazione di quel bizzarro risultato tutto moderno del “non di solo pane vive l’uomo”: oggi si vive dell’inutile. La gente fa attenzione a spendere in panetteria ma i giocattolai fanno affari, perché ai pupi non deve mancare il balocco. I pupi siamo noi. E, un tempo, è qui che avrebbe reagito lo scrittore, per ruolo e professione. Vedi la ricca Efeso in recessione e morente sotto l’avanzata persiana. Eraclito aveva dato la sua soluzione in consiglio, buttandosi una ciotola di minestra sui vestiti. Il gesto lo ripeterà Dante, in una bettola fiorentina, contro il nascente capitalismo. E da sempre i menestrelli mettono a nudo il re già nudo. I menestrelli, l’accademia di Platone e tutte le accademie nate in suo nome; tutti i movimenti e le avanguardie: ovunque gli uomini e le donne si siano riuniti, insomma, per parlare d’arte e letteratura, presumendo che queste parlassero di e a, e agissero per e con, l’uomo. Non proprio quattro scrittori che si mettono insieme per far capire chi sono loro, e pensano alla spinosa questione editoriale, ossia perché non sono famosi e fanno i soldi, e intanto parlano, semiotica, rizomatico, programmatico, e infine dicono: non è bello ciò che è belo, ma che bello, che bello, che bello! Anche loro, articoli per bambini. Buon Natale.

Marco Lupo – Bibliotecario Supremo presso Cricca 33
Una foresta di angoli, la memoria. Sarò serio. A Natale mi girano i coglioni, è così dall'86. Sarà che la neve quell'anno ha penetrato l'ippocampo, come la neve gialla della prima guerra del Golfo, come i sassi che ci lanciavamo nascosti dietro agli alberi sulla riva deserta del Reno, io, i tedeschi, gli italiani e i turchi. Io sono di una specie come altre. Metto radici e poi mi sradico. L'ippocampo lo sa, se n'é fatto una ragione. E quando arriva, il tempo che unisce e divide le famiglie, che le concentra in soggiorni surriscaldati, che ricopre la pelle lucida delle invidie e delle ritorsioni, quel tempo in cui ogni singolo cerca di scaldarsi le mani stringendone altre, allora l'uomo scopre che il suo sangue è solo sangue, non è diverso dagli altri. Ma è là che deve stare, il clan glielo chiede. Può scomparire, lo può fare. Ma è là che torna. Certi lo fanno. Così l'ippocampo ripristina sassi, guerre, neve, scopate in case abbandonate che odorano di marzapane e piscio, quando arriva il natale. Sarò serio. Solo una cosa mi importa ora: c'è una bambina a cui voglio bene, e ha un principio di polmonite; non so pregare e non voglio imparare; chiedo solo a me stesso di essere dove voglio essere, starle vicino, a lei, al padre, alla madre. Sarò serio, l'ho scritto. Non festeggio niente, neanche quest'anno. Una bevuta soltanto, quando starà meglio.

Roberto Mandracchia – Leader d’opinione presso Cricca 33
Nevicava. Perché succede questo, chiese il bambino guardando il biancume cadere. Perché i Nas ogni tanto fanno irruzione in Paradiso, rispose il padre prendendolo per mano. Si avviarono verso casa. C'era una volante sotto il loro palazzo e due poliziotti, appoggiati al cofano, si stavano accendendo una sigaretta, guardando il prospetto dell'edificio. Il fumo che usciva dalle loro bocche si confondeva con la condensa del fiato. Lungo un balcone delle luci rosse e gialle si accendevano e spegnevano, si accendevano e spegnevano. La polizia, disse il bambino indicando la volante. Non si indica, disse il padre, è maleducazione. Passarono accanto alla volante e il padre si fermò, si fermò anche il bambino. Salve, disse il padre ai due poliziotti. Salve, risposero loro continuando a fumare. E' successo qualcosa, chiese il padre. Uno dei due scrollò la cenere caduta sulla divisa e guardò l'uomo. Ci hanno chiamato perché un rumeno stava arrampicandosi per svaligiare una casa, disse. A che piano, chiese inquieto il padre. Oh, il primo, disse il poliziotto indicando con la testa il piano e il collega ridacchiò. Non è il nostro, pensò il padre e guardò il palazzo. Al balcone del primo piano avevano appeso un babbo natale che si arrampicava su per una scaletta. E' un  rumeno piuttosto famoso quello, disse il padre. Gli altri annuirono. Il padre salutò i due e, sempre tenendo per mano il bambino, si diresse verso il portone del palazzo. Cos'è un rueno, chiese il bambino. Le luci rosse e gialle si accendevano e spegnevano, si accendevano e spegnevano.

Massimiliano Di Mino – Lisergente Maggiore presso Cricca 33
Non riusciva neanche a sentirle più le urla. L’unica cosa che sentiva era la puzza di fregatura. A parte il freddo, s’intende. Non poteva che mille e mille volte maledirsi. Proprio una bella pensata aveva avuto: mettersi a fare il padre. Alla sua età poi, e nel bel mezzo di una crisi. Si alzò, afferrò la scure e uscì dalla grotta, rivolse gli occhi al cielo: non prometteva nulla di buono. Di tanto in tanto s’illuminava a giorno. Da lì a breve sarebbe stata tempesta. Forse era un segno divino.
Quando uno decide di affidarsi al cielo deve farlo sempre, pensava. Uno non può dargli retta solo quando sente che le cose stanno volgendo al meglio. Maledetto me, - si ripeteva -  maledetto me e le voci! Possono essere le urla di dolore di una bambina in mezzo al nulla del mondo la voce di Dio? Sono uno scemo, altro che un predestinato. Lei urlava, forse piangeva, e lui pensava a cosa avrebbero messo sotto i denti l’indomani. Poi nell’arida distesa di sabbia, tra le dune che disegnavano ora seni ora animali mai visti, nel nudo nulla, un lampo mostrò tre uomini a cavallo. Si dirigevano proprio verso la grotta.
-E’ Dio- pensò. Aspettò che gli uomini si avvicinassero. In tutta la vita non si era mai sentito tanto sicuro, l’arrivo della pioggia poi (il segno!), gli diede tutte le conferme che l’animo cercava. Nascosto nel buio abbatté il primo uomo che era ancora a cavallo, precipitò accompagnato dallo sguardo inorridito dei compagni. Guardò i due rimasti come a decidere chi finire prima, ma, resosi conto che oramai non faceva alcuna differenza, si scagliò su quello più vicino.
- E ora cosa dici, Dio? Rientro ancora nei tuoi piani? - prese a urlare alla pioggia. E l’altro, il sopravvissuto, conscio ormai di stare al cospetto di un pazzo, provò il tutto per tutto.
- Ti prego, non uccidermi. Ti do tutto quello che vuoi.
- Voglio la libertà.
- Aspetta, aspetta, ti regalo questa. - disse l’uomo, scendendo da cavallo e mostrando un sacco pieno di terra ambrata.
- Cos’è una provocazione? Non mi hai messo abbastanza alla prova?
- Non ti sto prendendo in giro. Giuro, è preziosa, la puoi rivendere!

- A quanto?- - Alla fine dell’anno, con i festeggiamenti, almeno a trenta denari! Poteva anche darsi che questa volta l’affare c’era ma oramai il segno divino era bello che compromesso, Giuseppe alzò sopra la testa la scure e anche il corpo dell’ultimo uomo si sdraiò per fare concime al nulla del deserto. Guardo e riguardò il sacco dalla terra ambrata e sputò.
- Trenta denari, figuriamoci.

Gioacchino Lonobile – Mistico presso Cricca 33
Potremmo offrire oro per incoronare il nostro Re, ma nella terra di nessuno non ci sono né sovrani né padroni.
Portare incenso per salutare il nostro Sacerdote, ma qui i nostri riti li officiamo da soli.
Infine donare mirra, il balsamo dell’incorruttibilità, per omaggiare il nostro Maestro, ma traiamo insegnamento dalla strada: da viandanti, poeti, barboni, alcolizzati e donne di malaffare.
E poi… non siamo mica i Re Magi.
Nella terra di nessuno l’ignoranza è una scusa, di certo non una giustificazione.
Felice Natività.

 

 

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«Iervolino ha trovato la chiave adatta a tramandare una leggenda»
Malcom Pagani, Il Fatto Quotidiano

«Lorenzo Iervolino con Un giorno triste così felice ci fa viaggiare nei luoghi e nelle idee di un’epoca alimentata da un’energia gioiosa e sovversiva».
Gabriele Santoro, minima&moralia

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