TerraNullius

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Editoriale Novembre 2011 - Pier Paolo Di Mino

Possiamo ancora ribadire un punto? Bene: noi, Terranullius, siamo quelli che fanno, dichiaratamente, narrazioni popolari.
Potrebbe, forse, essere dato per scontato che chiunque narri una storia, lo faccia presumendo, in senso più pratico che metafisico, all’altro capo del suo discorso, un uomo che ascolti tale storia, o meglio la sua narrazione. E l’uomo, non solo in ossequio a una definizione filosofale, è una bestia politica, che vive e si realizza in comunità.

Una comunità che abbiamo chiamato popolo, intendendo così una collettività di individui liberi. Questa definizione di popolo non può essere data per scontata in una tradizione culturale che vede il popolo come passiva massa manipolabile, forza lavoro da sfruttare, da distrarre, magari con correzioni più o meno umanitarie ed ecologiche.

Allo stesso modo, ne consegue, non può essere data per scontata l’idea di una narrazione popolare. Parlare di letteratura popolare si presta a diverse confusioni, quando non a proposizioni ideologiche di carattere allucinatorio. Tolta dal campo del folklore, l’idea di una letteratura popolare può essere ridotta, ed è stata variamente ridotta, a una letteratura che offre al popolo, con paternalistica compiacenza, le storie che si presume esso voglia sentire, nella convinzione retorica che il popolo sia una massa inerme che va trattata con parole semplici e ben educate, o divertita alla grossa, perché il popolo è grossolano. Appena una variazione di questa idea di popolo e della letteratura che attiene ad esso, è quella informata da quel certo puritanesimo archetipico che esalta lo scrittore nel ruolo messianico di educare questo popolo, questa massa passiva, questa materia grossa, ai fini della sua redenzione. Una sfumatura negli obiettivi, dunque, che si risolve in una compiacenza del dramma umano, nel primo caso, o nella volontà più o meno cosciente, nel secondo, di rinnovare questo dramma in maniera varia secondo l’estro, istruito da beate visioni, della personale smania ideologica dello scrittore.

Questo modo di intendere la letteratura popolare è evidente che debba fidare teologicamente su un concetto denigratorio in sé di popolo e, quindi, di uomo, come essere bisognoso di redenzione, colpevole e manchevole.
Quello che proponiamo, dunque, con TerraNullius, è un felice ribaltamento della questione che implica la rinuncia a qualsiasi fede teologica e a qualsiasi concetto sull’Uomo; che implica il più connaturato interesse per gli uomini, per il loro formare collettività e fare cultura: per il nostro essere popolo. 
Narrazioni popolari significa, allora, raccontare storie che danno senso e importanza alla vita delle persone umane e sociali di una collettività, di un popolo. Significa restituire l’anima al suo dominio, contro una civiltà che si è imposta l’apocalisse e la dissoluzione nella teologia da discount della ragione ragionevole e dello standard confortevole in cui è immersa la vita dell’individuo riscritto come massa, come media, come consumatore: dell’uomo ridotto a spettatore inerme dell’elenco di eventi e fatti da subire ordinatamente.
L’uomo ridotto a pubblico.
Narrazioni popolari è massima significanza. Nasce per le strade e trasforma le strade nella sfrontata avventura della cultura, per restituire la cultura al vivo delle strade, al quotidiano come leggenda, all’esistenza come storia avventurosa.
TerraNullius riconsegna mito al mito che ci conturba e disturba sotterraneo nella sofferenza grigia delle nostre occupazioni doverose; restituisce le persone mitiche alle nostre persone umane tenute nella gabbia della sconoscenza.
Narrazioni popolari è un appello alla conoscenza come ribellione: è amore per la conoscenza, e impegno per la sua libera diffusione come bene inalienabile e non commerciabile, come tesoro permanente degli uomini.
Un tesoro alla ricerca del quale ci lanciamo ancora una volta. Una ricerca che, attraverso le nostre narrazioni, le nostre finzioni, fa per intero la realtà umana nella sua essenza avventurosa ed epica. Le nostre narrazioni popolari non sono una narrativa epica, ma un’epica della narrativa. La narrativa come atto fondante, ossia poetico, di una terra: la Terra di Nessuno.

Pier Paolo Di Mino

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NARRAZIONI DI POPOLO

Editoriali

Succede di accendersi di passioni all’inizio di un anno, di una stagione o al passar di una stella.

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